abbuaffata

di Giorgia Fieni

In medio stat virtus, si diceva in latino. Ed è quello che tutti i giornali continuano a ripeterci negli articoli riguardanti l’alimentazione: mangiamo troppo in fretta, con pasti troppo abbondanti e troppo ricchi di calorie. La velocità scandisce il nostro ritmo di vita: corriamo continuamente da una parte all’altra per star dietro al lavoro, ai figli, al divertimento. Cuciniamo in modo fast perché non abbiamo il tempo di spinare il pesce, cuocere la pasta al forno, dare ad un dolce il tempo di riposare e, una volta a tavola, spesso ci comportiamo come annota il sito Dissapore: “A parte che aspirare come un’idrovora qualsiasi cosa passi per la tavola fa perdere la convivialità che un pasto implica, ormai è universalmente riconosciuto che buttare cibo tra le fauci a badilate non sia nemmeno salutare”. Al XV congresso internazionale e al XIV congresso europeo di endocrinologia è stato infatti presentato uno studio secondo cui il divorare cibo comporta aumento di peso e favorisce il diabete tipo 2, oltre ad altri problemi digestivi.
Il secondo problema è quello delle porzioni esagerate che ci spingono a mangiare oltre la sazietà ed a lasciare un’eccessiva quantità di avanzi. Per evitarlo dovremmo comporre il piatto prima di portarlo in tavola, così da bilanciare tutti i componenti (magari abbondando con le verdure, che sono più salutari) e ricordarci di masticare molto lentamente: in questo modo aiuteremo stomaco ed intestino a suddividere gli elementi nutritivi senza un accumulo eccessivo.
Un’altra conseguenza è l’eccesso di calorie introdotte. Studi pubblicati su “Science” e “Nature” hanno affermato che siamo dotati di una molecola che fa funzionare meglio il cervello se mangiamo poco. Il commento è di Giovanbattista Pani, dell’Istituto di Patologia generale di Roma: “L’obiettivo ora è trovare il modo di attivare Creb1, per esempio attraverso nuovi farmaci, anche senza doverci sottoporre a una dieta ferrea. La restrizione calorica è stata per noi più che altro un espediente sperimentale per scoprire e accendere un circuito protettivo del cervello che coinvolge Creb1 e altri geni responsabili della longevità, le sirtuine”.
Direi che di motivi ce ne sono a sufficienza per cominciare a ridimensionare il nostro modo di mangiare.

Lascia una Replica

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: