di SAMANTA REVERBERI

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Alcuni l’hanno definita trash, altri all’insegna delle gaffe: la campagna elettorale appena conclusa è tramontata lasciandosi alle spalle ombre di imbarazzi da manuale provenienti da tutti gli angoli. Fosse un concorso a premi, non ci sarebbe un vincitore, ma la disfida merita un riepilogo.

Berlusconi: quest’inverno si è dato alla caccia. Ha impugnato la pistola spara-balle e ha mirato dritto al portafoglio degli italiani. Ha promesso di togliere il finanziamento pubblico ai partiti, via l’IRAP in cinque anni, via tutto, via anche l’IMU che avrebbe fatto dietro front nelle tasche degli italiani a mo’ di tredicesima. Peccato che, nella circospetta letterina inviata a otto milioni di cittadini, l’impegno al rimborso dell’imposta fosse un’idea da campagna. Persino da Berna smentiscono una copertura finanziaria, almeno fino al 2015. Eppure Silvio diceva di essere d’accordo con gli svizzeri, basiti come le Poste Italiane: non ricordano nessun accordo preventivo sulla resa dell’IMU. Morale? Giuramenti che sanno di farsa e finiscono sotto inchiesta ma, d’altronde, il Cav l’ha chiarito che “la magistratura è peggio della mafia”. Non sappiamo nemmeno se si ubriacherà. Aveva promesso anche quello.

Berlusconi, signore del Principato delle Gag, dopo aver pulito la sedia da Santoro, e aver invitato scrutatrici imbarazzate a sorridere, si è lanciato alla conquista dello humor da doppio senso con la dipendente di Green Power Angela Bruno, capro espiatorio di un siparietto da mercato, invitata più volte a confessare “quante volte viene”, tre, quattro, cinque delle quali fanno risultare la prestazione lavorativa di Angela “tutto sommato, un’offerta conveniente”. Tutti se la ridono, le Femen non tanto.

Natura da “cattivissimo” per Beppe Grillo, che con la sua web campaign ha cercato di farsi strada tra i big. E a Roma li minaccia, loro, i loro vitalizi, e le auto blu: sono tutti circondati e devono arrendersi. Grillo si è placidamente aperto a Casa Pound, e guai a chiamarlo fascista a suon di fumogeni, lui ha cacciato anche un massone dal movimento. “M5S non è un movimento ideologico, è ecumenico”.  Superamento delle dottrine, ma tolleranza zero con i cameraman della RAI ai comizi e con i giornalisti che, invano, lo attendono a SkyTg24.

Tolleranza zero anche per il video omofobo di Fratelli d’Italia che voleva sedurre l’elettorato con un elegante sottofondo musicale e un raffinato “non votare col culo”. La trovata padovana di Zanon e Pedrina, parodia dell’appello di una coppia gay ospite a Sanremo, ha scherzato sull’attrazione per la Meloni che, poco lusingata forse, si è scusata e dissociata pubblicamente.

Monti, invece, colto da una smania di simpatia nata ieri, si è presentato alle Invasioni Barbariche con Trozzy, poi ribattezzato Empy, il morbido cagnolino che esprime tanta empatia, così tanta che merita un account twitter tutto suo, ora che è più famoso del trovatello di Berlusconi e del Puggy della Biancofiore. Di empatia ce n’è anche tra l’ex Premier e la Merkel: Monti ha ammesso che il Cancelliere avrebbe temuto il Pd, Angela ha smentito un secondo dopo. Sintonia.

Per Bersani era ora di anticipare le pulizie di primavera smacchiando giaguari, ed esaudire i sogni di Prodi che lo immaginava con un felino da ripulire a Porta a Porta. Poi “c’è gente che preferisce un passero in mano, che un tacchino sul tetto”. Per chi non avesse capito, Renzi invita a un Master in Bersanese.

Master, l’incubo di Oscar Giannino. L’ormai solo giornalista dall’abbigliamento cavouriano, si è incatenato davanti a Vespa per paragonarsi gli italiani pressati dalle tasse, e ha millantato titoli alla Chicago Booth mai conseguiti. Il lodatore della meritocrazia è stato smentito anche dal Mago Zurlì che ha negato una sua partecipazione allo Zecchino d’oro. Forse Giannino non si chiama nemmeno Oscar.

Infine, mentre Crozza ci faceva sorridere schernendo Ingroia per la sua languida dialettica e fiacca spinta rivoluzionaria, la Finocchiaro chiariva alla Gelmini che quando parla di deputati non parla di bidelle. Allo stesso modo, Albertini augurava la guarigione a Maroni dall’influenza, perché non voleva competere con i disabili.

Insomma, ognuno ha messo del suo. Se dovessimo paragonare la passata campagna elettorale a uno show, sarebbe l’ora degli applausi ma, forse, quando il peggio della politica mina la stima degli elettori, per gli elogi non c’è più spazio.

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