Published On: Mar, Feb 19th, 2013

Un sottile filo marrone fra Abu Omar ed il terremoto dell’Aquila

di DANILO COPPE

Abu Omar

Qualche mese fa il mondo ci ha riso in faccia di fronte alla sentenza che condannava la Commissione Grandi Rischi della Protezione Civile per non aver fatto evacuare la città de L’Aquila e tutta la sua provincia. Da conoscitore delle Scienze dalla Terra e da sismologo sono inorridito e mi sono vergognato di questa gaffe tipicamente italica. Ho scritto più volte sulla vicenda quindi ricordo solo che, a livello mondiale, non esiste uno straccio di sistema per prevedere i terremoti, e quindi alle Istituzioni preposte non resta che invitare a costruire le case con criterio, a soccorrere i cittadini DOPO la calamità ed a non creare facili allarmismi. Detto questo, c’è un’altra sentenza clamorosa che mi ha creato un groppo allo stomaco. La condanna di Nicolò Pollari e di altri vertici del SISMI (servizio segreto militare) a seguito del rapimento su suolo italiano di Abu Omar da parte della CIA (Agenzia Centrale di Intelligence statunitense). Da cittadino rispettoso delle Leggi mi sono posto il problema di capire le ragioni di una sentenza che, tra l’altro, ha ribaltato il processo in primo grado, nel quale gli attuali condannati erano invece stati più o meno prosciolti. Conoscendo i frequenti errori giudiziari italiani ho pensato ad un opportuno scrupolo garantista da parte dei magistrati incaricati. Mi spiego: immaginate che, per un errore dell’Intelligence americana (ultimamente ne hanno fatti diversi), la CIA pensi che vostro cugino sia sospettato di essere un terrorista. Con la complicità dei nostri servizi segreti il cugino viene rapito e deportato, torturato e poi rilasciato. Darebbe fastidio vero? Ammesso ovviamente che siate certi che il cugino sia estraneo da ogni accusa. In questo caso sareste contenti che un magistrato italiano si preoccupasse di punire  gli artefici di tale mostruosità. Animato da questo dubbio ho quindi cercato di capire di più della vicenda. Alla base di tutto è stato per me necessario partire dalle origini: ma chi minchia è stu Abu Omar? Mi sono documentato. Il barbuto Imam Hassan Mustafa Osama Nasr, per gli amici Abu Omar, è stato fra i principali leader spirituali della al-Jama al-Islamiyya, ovvero “Gruppo Islamico”, talora traslitterato Gamaat Islamiya. È stato un movimento militante islamista egiziano considerato a matrice terroristica dagli Stati Uniti, dall’Unione Europea e dal governo egiziano stesso. Il gruppo aveva come fine il rovesciamento del regime egiziano e la sua sostituzione con una repubblica fortemente ispirata ai valori dell’Islam. Grazie a questo gruppo o ad altri similari, tale progetto si è in parte avverato, con il rovesciamento di Mubarak e tutto il caos che ne è seguito e che è tutt’ora in corso.

La al-Jama al-Islamiyya pare essere stata implicata più o meno direttamente nell’assassinio del Presidente egiziano Anwar al-Sadat nel 1981, e certamente nella Strage di Luxor del 1997, dove 58 turisti di varie nazionalità, fra cui donne e bambini, vennero orrendamente trucidati. Abu Omar, avendo ufficialmente avuto rapporti con tale gruppo integralista, non si sarà certamente meravigliato di finire nella “black list” americana ed europea. Dopo che l’allora Governo egiziano dichiarò il suo movimento illegale Abu Omar chiese, nel 2001 (!), asilo politico alla Germania che cortesemente declinò. A giugno dello stesso anno invece l’Italia, culla della democrazia, accettò di prendersi in casa il presunto pessimo elemento dal curriculum tanto scottante. E qui, il vostro umile cronista si è posto subito una seconda domanda di cui c’è la certezza di non trovare una risposta sensata: perché l’Italia si è presa in carico tale soggetto? Per chi non lo avesse notato stiamo parlando dell’anno dell’attacco alle Twin Towers. Dopo quanto è avvenuto a New York l’allerta è stata totale in tutte le nazioni occidentali. Nel frattempo diversi Imam fra cui il “nostro”, non hanno preso posizioni contro l’attacco terroristico più famoso della storia ma, anzi, hanno iniziato ad espettorare proclami contro l’Occidente corrotto, fomentando nelle teste più bacate ed integraliste progetti terroristici di varia natura, come a Cremona, Milano ed altre città del Nord. A questo punto arriviamo al 2003, quando la CIA, che sta studiando il fenomeno terroristico di Al Quaeda e le sue ramificazioni, decide di impacchettare Abu Omar e verificarne le intenzioni. Fra Servizi segreti si fa un accordo e il soggetto viene prelevato e condotto in Egitto. Fermiamoci un momento. Il signor Pollari, ammesso che abbia agito in combutta con la CIA, non lo ha certo fatto per interesse privato. Nel momento in cui ha agito (se lo ha fatto coprendo la CIA) lo ha fatto in rappresentanza dell’Italia. Tanto è vero che tre Capi del nostro Governo (Prodi, Berlusconi e Monti) hanno riconosciuto il suo diritto ad agire nella segretezza imposta dal ruolo avocando, di fatto, allo Stato italiano eventuali responsabilità politiche.

Qualche magistrato italiano però non l’ha pensata così e, in soldoni, ha espresso la volontà di perseguire penalmente il Capo dei Servizi segreti militari italiani perché ha fatto il suo lavoro ossia, appunto, quello da Agente segreto. Che a parte della magistratura italiana stiano sulle balle i reparti che hanno una certa mano libera nel combattere il crimine è cosa nota.

Gli addetti ai lavori ricordano i tentativi di limitare i poteri al ROS dei Carabinieri nonché di abolire la Folgore.

Non tutti però la pensano così, tanto è vero che il magistrato Stefano Dambruoso riconobbe in prima istanza le ragioni di Pollari e collaboratori escludendoli dall’azione giudiziaria. Ma altri magistrati si sono voluti accanire, ed invece che citare a giudizio il Governo Italiano in quanto responsabile delle politiche di lotta al terrorismo (con metodi giusti o sbagliati che siano), se la sono presa con i singoli individui. Ora, oltre alla assurda sentenza e conseguente condanna penale, Pollari e compari rischiano anche di dover risarcire l’ex Imam di Milano. Un vero e proprio abominio morale, politico e giurisprudenziale. Una sentenza che ci farà ridere addosso dal mondo come quella di Bertolaso e compagni che hanno, per ora, solo la fortuna di avere ancora un secondo grado di giudizio a disposizione. Lascio immaginare ai lettori perché è “marrone” il filo che lega questo genere di sentenze.

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