zabrinski

di Arianna Torelli
Nebbie grigie ed abbaglianti deserti, ma anche “Montagne incantate” dipinte dal regista stesso. Ferrara omaggia fino al 9 giugno il suo concittadino Michelangelo Antonioni (1912-2007) con una mostra che racconta cronologicamente, con approfondimenti tematici, “uno dei più grandi artisti del XX secolo, un poeta del nostro mondo che cambia”, come lo definì Martin Scorsese.
Una lunga carriera testimoniata dal patrimonio di oggetti e documenti che la città romagnola conserva gelosamente. Se con “Cronoca di un amore” pone fine al neorealismo e dà il via ad una nuova stagione del cinema italiano, con la “trilogia dell’incomu-nicabolità” ( L’avventura, La notte e L’eclisse) disorienta pubblico e critica che accolgono in modo contrastante le sue pellicole. Passando per “Il deserto rosso” e “Blow-up” e creando i capolavori “Zabriskie Point” e “Professione: reporter”, Antonioni sonda l’animo umano radiografando le inquietudini del mondo contemporaneo e denunciando la società dei consumi.
Dunque film, che il visitatore può rivedere durante il percorso mostra, ma anche volti, ritratti fotografici delle muse protagoniste: dalla notturna Lucia Bosè (presente alla vernice) a Monica Vitti, sua compagna di vita che lo lascerà durante le riprese di “Deserto rosso”. In una parabola creativa, le opere di Antonioni dialogano con quelle pittoriche di grandi artisti dell’epoca quali De Chirico, Morandi, Sironi, Pollock, Burri e Vedova. Meritevole di attenzione, silenziosa come solo il maestro ferrarese sa essere, è infine il cortometraggio che dà il titolo all’intera esposizione, “Lo sguardo di Michelangelo”: nel 2004, all’età di 92 anni, Michelangelo (Antonioni) debutta come attore ed incrocia gli occhi e le forme delle sculture di Michelangelo (Buonarroti). Un testamento artistico per affermare l’immor-talità dell’arte. www.palazzodeidiamanti.it

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