famiglia

Il 65% degli italiani ritiene che il proprio reddito sia insufficiente, inferiore al necessario. Il dato è contenuto in uno studio della Banca d’Italia relativo al 2010, da cui emerge come siano soprattutto giovani ed affittuari a patire maggiormente la crisi. Il reddito da lavoro non basta in modo particolare nei casi in cui il capofamiglia sia operaio o disoccupato, pensionato, impiegato a tempo parziale.  Inoltre, una famiglia su quattro non riesce a risparmiare, oltre una su due (54%) tenta di fronteggiare le ristrettezze comprando soltanto l’essenziale, il 52% cerca prodotti in promozione o scontati, il 30% compra meno in assoluto. La situazione finora descritta non è tuttavia assimilabile a ciò che è avvenuto in Francia e Germania dove il numero di famiglie in difficoltà è rimasto sostanzialmente invariato. L’attitudine al risparmio, una prerogativa virtuosa degli italiani, è fortemente ridimesionata, collocandosi sui livelli storicamente più bassi: a riuscire nell’intento di mettere qualche risorsa da parte a fine mese è soltanto il 30% dei connazionali (erano il 50% all’inizio degli anni Novanta). Secondo i dati forniti da Bankitalia sarebbe anche “aumentata la disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza. Nel 2010, il 9% delle famiglie italiane aveva un reddito basso e, in caso di perdita del lavoro, una ricchezza finanziaria sufficiente per vivere a livello della linea di povertà per appena sei mesi. Fra i giovani la percentuale è il 15% mentre sale al 26% per gli affittuari”.

Un secondo studio, realizzato stavolta da Confimprese, attesta come sia  in calo anche l’indice di fiducia tra gli italiani: il più basso d’Europa e tra i peggiori rispetto alle 55 nazioni analizzate nel mondo.  Il 28% dei connazionali ha infatti paura di perdere il proprio posto di lavoro (nel 2012 +4% rispetto al 2011), l’85% ritiene non buono o pessimo lo stato delle proprie finanze (+4% sul 2011), il 92% ritiene il momento non adatto per compiere acquisti (+7% sul 2011).

Dati che confermano – ha affermato Mario Resca, presidente Confimprese – il clima di incertezza dovuto, oltre che alla crisi e alla mancanza di denaro circolante, anche allo stallo della fase politica. Gli italiani hanno abbandonato gli acquisti d’impulso, rinunciano a qualsiasi bene superfluo e nel carrello della spesa, food o no food che sia, mettono i beni di primaria necessità, tanto che la metà delle famiglie rispetta in modo rigido i piani di spesa”.

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