Published On: Mer, Mar 27th, 2013

Buonianulla

di DANILO COPPE

Nel 99% di quanto ho scritto su queste pagine non c’è mai stata una presa di posizione di tipo politico. Ho criticato sempre con spirito costruttivo (provandoci in buona fede) a volte le Istituzioni locali, a volte quelle nazionali e, spesso, anche le Leggi dello Stato più stupide. Ho puntato il dito su Magistrati maldestri o impreparati, su tante categorie professionali e a volte su indirizzi politici. Mai direttamente su “schieramenti” politici.

Marò

Ho evidenziato, anche su articoli recenti, le costanti figure del cavolo che facciamo nel mondo grazie a sentenze della nostra magistratura che sarebbero improbabili in qualsiasi altra parte del mondo, come quelle sul sisma dell’Aquila o sul caso Abu Omar. Il mio intento, scrivendo su un giornale locale, è quello, nel mio piccolo, di cercare di far riflettere i lettori attraverso una prospettiva diversa. In alcuni casi ho difeso alcune scelte impopolari dopo averne esaminati i dettagli. Ho scoperto anni fa, vado a memoria, che non esiste nessuna “Legge della Regina” che obblighi i Comuni ad accogliere nel proprio territorio i nomadi Rom o Sinti. Quindi i frequenti disagi vissuti dalle cittadinanze che abitano nei pressi degli accampamenti improvvisati sono da considerarsi discrezionali da parte delle pubbliche amministrazioni locali. Senza che i cittadini abbiano la possibilità di esprimere un parere in merito. Ma oggi, che devo scrivere un pezzo, non posso fare a meno di sentirmi ribollire il sangue per la vicenda dei Marò. Lo so, i colleghi delle testate nazionali hanno ampiamente bollato la situazione come una “vergogna nazionale”. Tutti, sia i giornali di destra che quelli di sinistra concordano sull’imbarazzante figura planetaria fatta. Perdonatemi quindi se per una volta decido di allinearmi al coro, anche se la circostanza mi fa sentire squallidamente conformista. Ma, se permettete, nell’associarmi alle molte voci di facile critica, quasi uno sparare alla Croce Rossa, cerco di focalizzare una precisa responsabilità che non mi pare di aver letto da nessuna parte.

La prima colpa è ovviamente di Mario Monti in quanto capo del Governo. Tuttavia, essendo stato chiamato per risolvere la delicata questione economica del nostro Paese, è parzialmente giustificato per non essersi interessato in prima persona alla questione dei Marò. Anche perché, come è naturale, ha delegato una persona per risolvere le beghe internazionali: Giulio Terzi, il Ministro degli Esteri. Chi è Giulio Terzi? Da Wikipedia apprendo che è nato nel 1946. Durante i primi anni al Ministero degli Affari Esteri è stato responsabile al Cerimoniale della Repubblica e per le visite ufficiali delle delegazioni del Governo Italiano all’estero. Nel 1975 gli è stato affidato l’incarico di Primo Segretario per gli affari politici all’Ambasciata italiana a Parigi. Dopo l’incarico nel 1978 a fianco del Segretario Generale della Farnesina, ha ricoperto il ruolo di Consigliere Economico e Commerciale in Canada per quasi cinque anni. È stato Console Generale a Vancouver durante l’Expo ‘86, periodo nel quale ha promosso importanti eventi per il commercio e la cultura italiana. Nel 1987 è tornato a Roma per prestare servizio, prima presso la Direzione Generale degli Affari Economici, dove si è occupato soprattutto di nuove tecnologie, e in seguito alla Direzione Generale del Personale. Il suo successivo incarico all’estero è stato a Bruxelles, dove ha ricoperto la carica di Consigliere Politico presso la Rappresentanza d’Italia presso la NATO, in un periodo particolarmente impegnativo, segnato dalla fine della guerra fredda, dalla riunificazione della Germania e dalla prima guerra del Golfo. Dal 1993 al 1998 è stato a New York presso la Rappresentanza d’Italia alle Nazioni Unite, dapprima come Primo Consigliere per gli affari politici e successivamente come Ministro e Vice Rappresentante Permanente, sotto la guida dell’Amb. Francesco Paolo Fulci.(…) Dal 20 agosto 2008 al 30 settembre 2009, l’Ambasciatore Terzi è stato Rappresentante Permanente d’Italia alle Nazioni Unite a New York, 

ecc, ecc.

Premesso che dai toni descrittivi stile “Istituto Luce” si direbbe che Wikipedia l’abbia compilata lui stesso. Facciamo due conti: nel 1975 aveva 29 anni, ma aveva già svolto un certo numero (?) di anni come “responsabile al Cerimoniale della Repubblica”. Quanti anni? Essendo plurale e non c’è scritto un paio, diciamo almeno tre. Quindi a 26 anni, fresco di laurea e di specializzazione aveva già un incarico di rilievo al Ministero degli Esteri. Nonostante gli sforzi di far “pesare” le sue esperienze si deduce facilmente che il nostro diplomatico è passato da un salotto all’altro. E’ arrivato sempre nel momento giusto nei posti giusti, a crisi finite. Chiariamo: ha una faccia simpatica e sono sicuro che sa fare bene il diplomatico e parla anche bene l’inglese. Però si capisce che non ha mai affrontato una crisi reale. Forse la peggiore sarà stata quando in qualche ambasciata avevano finito il caviale Beluga ed hanno dovuto ripiegare su quello del Volga in prossimità di qualche ricevimento.

Dove voglio arrivare? A constatare che questo signore è entrato, come d’incanto, nel circuito buono dell’aristocrazia politica e che ha dimostrato incapacità operativa all’indomani dell’arresto illegittimo dei due soldati italiani da parte dell’India. Secondo il mio modestissimo parere, il “nostro” avrebbe dovuto alzare le sue nobili terga dallo scranno dorato romano e recarsi subito in India e restarci fino alla partenza di lui stesso e dei due Marò, o solo dei due Marò, rimanendo in prima persona per farsi garante che gli imputati subissero il giusto processo in Patria, come le Leggi internazionali prevedono. In subordine, rendere meno facile l’immigrazione di Indiani, far cessare le importazioni in Italia della Tata e delle altre auto indiane, oltre ad interrompere alla dogana italica il flusso di hardware e di spezie. Questo tanto per cominciare. Ma forse al nostro simpatico Ministro il soggiorno a Nuova Delhi poteva privarlo dei maritozzi ripieni facilmente reperibili alla buvette della Farnesina. Un sacrificio eccessivo.

E per colpa sua, o per suo demerito, ancora una volta il prestigio dell’Italia va a farsi fottere.

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