Published On: Mer, Mar 13th, 2013

Chiudiamo il museo Lombroso? Ma anche no

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a cura di DANILO COPPE

Nella mia ormai lunga esperienza come articolista di Zerosette ho sempre cercato di stare bene alla larga da argomenti che potessero richiamare la politica, devo dire con un certo successo. Ma stavolta sono stata tirata dentro per i capelli.

Qualche giorno fa un mio amico, che ben conosce la mia formazione culturale e lavorativa, mi ha segnalato un’iniziativa di alcuni membri del Movimento 5 Stelle, intitolata:  “Chiusura immediata del Museo Lombroso”. Di seguito riporterò fedelmente consistenti stralci di questa proposta, per poi commentarla e confutare quanto in essa asserito.

Premessa: il Museo Lombroso, sito a Torino, è dedicato allo scienziato, psichiatra e medico italiano Cesare Lombroso, i cui studi sono da collocarsi nella seconda metà dell’Ottocento, universalmente riconosciuto come padre del positivismo e fondatore del metodo scientifico nella criminologia.

Lombroso ha cercato di dimostrare, nei suoi decenni di studi, una correlazione tra determinate caratteristiche fisiche e una propensione alla devianza. Il tutto tramite minuziose misurazioni e studi autoptici. Nonostante le sue idee (e quelle della Scuola Positiva, italiana e non) siano state già da tempo immemore confutate, gli viene tuttora riconosciuto il merito di aver creato un metodo di studio sistematico, scientifico, basato sulle evidenze empiriche. In breve: ottime le intenzioni, risultati scarsamente apprezzabili.

Il Museo a lui dedicato, che io ovviamente ho visitato (dato che mi piace documentarmi prima di parlare di un qualsiasi giudizio), contiene oggi numerosi documenti, centinaia di maschere di cera funebri dei delinquenti e dei malati di mente oggetto di studio, molti dei crani degli stessi,  lo stesso cranio del Lombroso (che, da bravo positivista, donò il suo corpo alla scienza), attrezzi dell’epoca usati per furti e rapine e molto altro.

Ma ora cerchiamo di capire perché c’è chi vorrebbe chiudere questo Museo.

Cito dall’iniziativa da me contestata:  “Propongo di inserire all´interno del programma del Movimento 5 Stelle la chiusura immediata del Museo Lombroso a Torino e la restituzione dei corpi di meridionali oscenamente ancora esposti come trofei di guerra a dimostrazione dell’inesistente inferiorità genetica delle popolazioni del Sud Italia”.

Al Museo Lombroso non esistono corpi esposti, semmai ci sono teschi. Forse le maschere di cera sono state scambiate per corpi imbalsamati. Può capitare, quando si parla per sentito dire e non si verifica di persona. In ogni caso, questi resti non sono certo esposti come “trofei”: semmai sono collocati su dei ripiani, in modo metodico e spartano, con un’etichetta che indica la persona cui erano appartenuti.

In ogni caso, l’impressione che deriva dall’osservazione non è certo quella dell’esposizione di scalpi fieramente presi al nemico, ma quella che ne deriverebbe entrando in qualsiasi museo di antropologia. Per ciò che mi concerne, poi, non ci vedo niente di male se qualche discendente di un brigante dovesse richiedere indietro il cranio del proprio congiunto per dargli una sepoltura.

Riguardo alla presunta “attribuzione di inferiorità genetica alle popolazioni meridionali”, qui si tratta di fantasia e mistificazione pure. E, signori miei, lo dico da fiera terrona. Perché io di certo non provengo da Parma né da Bergamo Alta, ma dal centro sud. Lombroso non ha mai tentato di dimostrare che i meridionali fossero inferiori: scopo del “buon” Cesare era trovare quelle caratteristiche genetiche e fisiche che potessero essere univocamente, o in combinazione tra loro, ricondotte ad una tendenza alla devianza ed alla criminalità. Gli studi del Lombroso si concentrarono sui briganti perché, all’epoca, questi rappresentavano un fenomeno criminale assai importante sia dal punto di vista numerico che dal punto di vista socio-criminologico: erano infatti la prima forma di criminalità organizzata. Tanto che, oggigiorno, si tende a considerare il brigantaggio come l’antenato di mafia, camorra, eccetera. Insomma: all’epoca del Lombroso, l’interesse era concentrato sui criminali che agivano al Sud.

Poi si potrebbero fare delle inferenze circa l’allora interesse governativo alla caccia ed alla cattura dei briganti, interesse che andava oltre il sentimento di giustizia e sicurezza secondo alcuni, ma di certo per questo non può essere accusato Lombroso. Ciò che non viene considerato, inoltre, è che Lombroso studiò anche numerosi furfanti piemontesi, sempre per una mera questione di opportunità, essendo lui torinese. L’opera di Lombroso cita continuamente il caso di Vincenzo Verzeni, un omicida e stupratore, che guarda caso era della provincia di Bergamo. Infine, i detrattori di Lombroso forse dimenticano che il medico studiò anche moltissimi malati mentali, quasi esclusivamente provenienti da ospedali psichiatrici del Piemonte: se tanto mi dà tanto, Lombroso dovrebbe anche essere accusato di aver considerato i piemontesi come minorati mentali, in una sorta di auto-razzismo!

Cito, ancora, dal testo dell’iniziativa pro-chiusura del Museo Lombroso: “Le sue teorie, ancora solo in Italia assurdamente sostenute, furono alla base dello sterminio degli ebrei e dei rom”. Signori miei, io vi sfido a trovare un libro di testo, un saggio, un articolo serio in cui si dice che le teorie del Lombroso sono ancora in auge nel nostro Paese! Ma dove? All’ingresso stesso del Museo Lombroso c’è un grosso cartello che recita: “Il Museo di Antropologia Criminale […] intendeva essere la visualizzazione di un sistema scientifico oggi definitivamente superato”. Lo stesso warning è nella home page del sito del Museo. Il concetto della fallacità e dell’inconsistenza delle teorie lombrosiane è ripetuto costantemente nelle varie sale del Museo.

Altro esempio: la sala dedicata al cranio di Villella, noto brigante, contiene numerosi pannelli illustrativi e un video che mostrano chiaramente quali siano stati gli errori di Lombroso nello studio dei resti anatomici del Villella. Conclusione letterale del video: “La scienza prosegue anche per errori”. Figuriamoci se oggigiorno esiste un criminologo, criminalista, psicologo o psichiatra, italiano o estero, che sostiene ancora le teorie del medico torinese.

Ancora: idee lombrosiane alla base dello sterminio degli ebrei e dei rom? Bene: quando si fa della scienza, l’onere della prova spetta a chi sostiene una tesi. Non esistono dimostrazioni a contrario. In altre parole: dove sono le prove della correlazione tra teorie lombrosiane e razzismo antisionista? Non esiste un singolo studio, articolo o saggio che ne parli. E, per la cronaca, Lombroso era di origini ebree.

Ultimo passo che contesto: “Il Comitato Nolombroso.org ha proposto una petizione online per la rimozione ufficiale delle teorie criminologiche di Cesare Lombroso dai libri di testo e la soppressione della commemorazione odonomastica e museale a nome Cesare Lombroso”.

E qui mi vengono i brividi. Rimozione delle teorie lombrosiane dai libri. Soppressione della commemorazione odonomastica e museale. Tradotto: cancelliamo Lombroso dalla storia. Lombroso, scienziato fallace, dunque da eliminare.

Ma sì, allora eliminiamo dai libri anche Dalton, Thompson, Heisenberg, con quelle loro teorie superate sugli atomi. E vogliamo parlare di Tolomeo e della sua bislacca idea della terra piatta? La Chiesa ha perseguitato i copernicani per colpa delle teorie tolomaiche! Quello sterminatore! Quel sanguinario!

Non so a voi, ma a me la cancellazione e la riscrizione della storia (della scienza, in questo caso) fa venire in mente tempi ed episodi molto, molto bui, senza andare necessariamente a disturbare il tanto citato da essere abusato “1984” di Orwell. La volontà di oscurantismo mi fa drizzare le antenne ed agitare lo stomaco.

Di errori (ed orrori) la storia umana è piena, ma ciò non vuol dire che siano stati inutili, anzi: tant’è che ciò che dovrebbe muovere l’uomo è l’agire imparando dagli errori passati, per evitare quei corsi e ricorsi storici deleteri. Ancora, vorrei prendere in prestito le parole dei curatori del Museo Lombroso: la scienza procede anche per errori. Nessuno è infallibile.

Neppure Lombroso lo era. E nessuno che non sia un bislacco troll, oggigiorno, sostiene il contrario.

Comunque, haters di Lombroso, buon lavoro, sarà davvero un lungo processo cancellare lo scienziato torinese dai libri, giacché egli è, giova ricordarlo, universalmente riconosciuto come fondatore del metodo scientifico nella criminologia e nella criminalistica. Fu un suo allievo, Salvatore Ottolenghi, a fondare la Polizia Scientifica Italiana, all’epoca esempio per le polizie internazionali, attuando e seguendo i metodi positivisti applicandoli alle indagini forensi. Le teorie lombrosiane, per quanto oggi suonino assurde, ebbero, all’epoca, un enorme successo e risonanza nella comunità scientifica internazionale.

Piaccia o no, Lombroso è stato uno di quegli uomini che hanno dato lustro all’Italia. Dubito che gli americani, gli inglesi o i francesi lo cancelleranno mai dai libri di testo, che i promotori di questa iniziativa se ne facciamo una ragione.

Esatto, i promotori di questa iniziativa: perché sono loro che io sto contestando, e non un intero Movimento. Vorrei che questo fosse molto chiaro, tanto per evitare ogni polemica gratuita. È un’opera di mistificazione della storia e della scienza condita da volontà revisionista attuata da alcuni che io respingo con forza e rimando al mittente.

Credo sia indubbio, altresì, che oggigiorno siano ancora presenti assurdi e disgustosi pregiudizi razzisti verso i “terroni”, ed io stessa ne sono stata vittima, proprio qui, nella ridente e civile Parma.

Pregiudizi che sfociano in azioni tangibili, in offese pesanti, in reali disagi e discriminazioni.

Forse sarebbe il caso di agire contro i veri razzisti del 2013, e non contro uno scienziato morto da oltre un secolo.

Ma, si sa, al mondo non ci sono molti Cuor di Leone, e di certo è molto più facile prendersela con un morto che non può replicare, infangandone l’opera, che affrontare faccia a faccia i vivi e vegeti razzisti odierni.

(Cristina Pomponi, criminologa)

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  1. Anche se l’articolo della Dott.ssa Pomponi è abbastanza datatato,essendone venuto a conoscenza solo oggi, gradirei poter pubblicare una replica, per conto del Comitato No Lombroso che rappresento.
    Grazie,
    Domenico Iannantuoni

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