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di Brunella Arena

A Parma è passato poco meno di un anno dalle elezioni di Maggio 2012 che hanno visto la vittoria del primo sindaco grillino in Italia, Federico Pizzarotti. Sull’onda degli arresti e degli scandali la città sceglie una faccia nuova (nel vero senso della parola, il sindaco era project manager per Credito Emiliano di Reggio Emilia) della politica e gli affida la città. Un anno dopo ne abbiamo parlato con  , che alle scorse elezioni era candidato alla stessa poltrona.

Quasi un anno dopo la scelta dei parmigiani di eleggere un sindaco di protesta e di rottura, come vede Parma?
A Parma si è verificato anzitempo quello che abbiamo visto alle ultimi elezioni, ma qui ha giocato un ruolo importante un’alchimia creata a dovere da una serie di “piccoli chimici”, li chiamo così, che hanno fatto di tutto perchè il centro si fratturasse e la parte sinistra la spuntasse. Il centrosinistra non ha saputo proporre qualcosa di nuovo e questo ha facilitato la vittoria. In città il consenso per il MoVimento 5 Stelle è passato dal 19 al 60 per cento ed è stato per protesta, ci si è affidati a chiunque pur di conquistare la città. Alcuni li hanno votati con convinzione, altri perchè pensavano non sarebbero durati molto, altri ancora per il principio che “meglio questi che altri”. Hanno 21 consiglieri e una estrema difficoltà a coinvolgere le altre forze politiche, il loro modus operandi è “avanzateci le vostre proposte politiche e poi si vedrà”, questa non è condivisione che, sottolineo, non è inciucio, e non è sbagliato cercare accordi con le altre parti politiche in causa. Loro stanno facendo esattamente il contrario, l’opposizione la considerano un gruppo di “utili idioti”che se non assecondano le loro proposte sono semplicemente “fuffa”; il consiglio comunale viene visto non solo come minoritario ma quasi come un fastidio e un impedimento. Continuano a vivere con il concetto del “prima” aumentando la chiusura in se stessi, la condivisione di cui hanno a lungo parlato esiste solo sul web, con risultati abbastanza desolanti peraltro, ma la democrazia partecipata va rispettata. Io credo che la democrazia si sviluppi e si attui in modi maniere molto diverse e all’inizio le aperture e le condizioni c’erano tutte.

Se a Parma non è cambiato molto lo si deve all’incapacità o alla mancata condivisione?
L’inesperienza si supera, chiunque parte da zero, ma qui si tratta di una chiara scelta di porsi come puri rispetto a tutto il resto, quasi come una setta. Non dico assolutamente che lo siano, ma agiscono con metodi settari, questo sì, e soprattutto hanno promesso cose che non possono fare. Per esempio l’inceneritore, il Quoziente Parma, il DUC, i rifiuti e tutto il resto.

Appunto, l’inceneritore e il quoziente Parma, parliamone.
Con l’inceneritore i video iniziano a circolare adesso e ora viene fuori l’impossibilità a non azionarlo con la scusa del non sapere in maniera precisa come stessero le cose; i dipendenti del DUC hanno creduto davvero che ci sarebbe stato un cambiamento e un’attenzione nei loro confronti e così non è stato. Hanno promesso tantissimo ma oggi Parma è a tutti gli effetti una città congelata. Le faccio un esempio: una forza come Capelli, che peraltro ritengo un gran professionista, al bilancio, andava riequilibrata con un impulso e un sostegno al commercio e all’economia che di fatto non c’è stato e una situazione simile, ovviamente, non genera crescita. Si dovevano sicuramente diminuire i costi ma dall’altra parte creare un volano economico che permettesse di generare un minimo di ricchezza, non lo hanno fatto, ed è stato un errore mostruoso. Altro sbaglio enorme è l’ansia da prestazione per il debito: l’ammanco c’è ed è una cifra importante, ma anche qui non c’è stata condivisione, non ci sono stati accordi, solo comunicazione delle decisioni prese per ammortizzarlo e ridurlo. Il debito andava ritrattato ma se continuano a prendere le loro decisioni da soli le cose non andranno mai bene. L’ansia di cui parlo è quella che li ha indotti a spalmare il debito in 2/3 anni quando si poteva farlo tranquillamente anche in un arco di tempo di 5/6 anni così da gestirlo e ridistribuirlo in maniera più fluida. Tra un anno ci diranno che sono riusciti a gestirlo, sì ma con quali conseguenze? Oltretutto procedono con la convinzione della decrescita felice: la crescita economica per loro è l’ultimo dei problemi.

Dimentica il Quoziente Parma.
Pizzarotti sapeva cosa costava, non si può lasciare sempre andare le parole in libertà, come funziona l’ISEE lo sapeva molto bene, e nel caso in cui non fosse a conoscenza dei costi e di quello che comportava allora non è il caso di parlare e fare promesse. La risposta di Pizzarotti ai mancati interventi o alla mancata attuazione delle promesse è sempre la stessa: non ci sono soldi. Che è vero, ma incidono moltissimo anche le scelte, su cosa si intende canalizzare e investire i fondi. Il Festival Verdi ha avuto un costo comunque elevato, nonostante io non sia riuscito ad avere gli atti che chiedo da tempo, quei soldi potevano servire a fare altro. Il compito è duro, lo capisco, e la situazione non è facile, ma se, per esempio 11 milioni di euro li investi su Parma Infrastrutture, senza chiedere un fido o altro, è normale che di quella cifra dovrai fare a meno per fare altro. Capisco anche che per un cittadino “normale” che non sia addentro a queste dinamiche siano passaggi non facilissimi da capire, ma è come destinare dei fondi a qualcosa che poi non sviluppo ma che non posso utilizzare diversamente. E le dico anche che sono certo che prima di settembre ci sarà una revisione di bilancio e ne risulterà che ci sono fondi per fare un sacco di cose; del resto finora il bilancio partecipato non c’è stato e chi ha cercato di intervenire non è stato ascoltato.

Pizzarotti chiede alla Commissione Affari Istituzionali di uscire dalla Fondazione Collegio Europeo come soci fondatori e rimanerci come sostenitori. Cosa ne pensa e, soprattutto, cosa comporta?
La questione del Collegio Europeo merita riflessione, prima di tutto bisogna capire l’effettiva utilità sul territorio e la generazione di modelli diversi di gestione. Bisogna vedere se ci sono delle soluzioni alternative prima della resa incondizionata, valutando pro e contro, se, per esempio si possono fornire spazi anziché soldi. Ma naturalmente la decisione è stata presa, e se mi trovo davanti a uno che sbatte i pugni sul tavolo vuol dire che mancano il minimo rispetto della democrazia.

Tre pregi e tre difetti della conduzione Pizzarotti?
La diminuzione dei costi c’è stata, gliene va dato atto; la trasmissione delle sedute dei consigli via web; la terza faccio fatica a trovarla. I difetti sicuramente la mancanza di larghe intese e di condivisione; le promesse non mantenute; mancata crescita economica. Potrei continuare.

Continui.
La mancanza di una democrazia partecipata; la mancanza di una politica che dia speranza; un certo degrado ambientale; la convinzione che la violenza e la malavita in città non sia un loro problema ma della Questura.

Prima accennava a piccoli chimici che hanno avuto un ruolo importante, anche non volendo fare nomi, può essere più chiaro?
Se qualcuno non avesse lavorato per fratturare il centro e facilitare la vittoria del centrosinistra forse si sarebbe arrivati allo scontro tra civici e centrosinistra e di sicuro non avrebbero vinto i grillini.

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