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di Marco Santachiara

I piloti di auto da corsa sono da considerarsi atleti a tutti gli effetti, in quanto durante una gara automobilistica sono sottoposti a veri e propri sforzi fisici che possono essere affrontati al meglio solo con uno specifico allenamento, anche per affrontare al meglio eventuali scontri o incidenti. 
Durante una gara automobilistica il tratto cervicale è sottoposto a sollecitazioni di tipo longitudinale (come quando il baricentro del pilota si alza contro la forza di gravità per effetto dell’urto contro un cordolo) e soprattutto di tipo trasversale (per effetto di curve e brusche frenate).
A questo bisogna aggiungere che anche la massa del casco costituisce un peso ulteriore per la muscolatura del collo, la quale deve sopportare stimoli molto simili a quelle di un pilota di aerei militari, che si ripercuotono sul corpo centinaia di volte durante ogni gara.
La soluzione migliore per limitare i danni del tratto cervicale è data dall’allenamento specifico dei muscoli del collo, attraverso una preparazione atletica attuata con esercizi di flessioni anteriori, posteriori e laterali del capo e con esercizi di retropulsione dello stesso.
Gli arti superiori sono quelli che hanno un contatto più diretto con le sollecitazioni che il terreno trasmette, tramite le ruote, al volante. L’avambraccio del pilota è sottoposto a continue sollecitazioni vibratorie che lo inducono a mantenere una forte contrazione di base delle braccia, la quale viene notevolmente enfatizzata durante le sterzate, obbligando il pilota a ripetuti carichi di lavoro di circa 30-40 kg. L’allenamento degli arti superiori prevede, oltre a tutti i classici esercizi di potenziamento per spalle e braccia, anche specifici esercizi di resistenza alla forza per i muscoli dell’avambraccio.
Quando siamo seduti le gambe non riescono a fungere da ammortizzatori; saranno quindi tutte le altre strutture corporee, glutei, addome e colonna vertebrale, ad assorbire le sollecitazioni verticali derivate dalle vibrazioni della macchina e dai sobbalzi improvvisi che questa compie durante la gara. Non possono quindi mancare gli esercizi di crunch (semplici o con rotazione) per il tratto addominale e le estensioni del busto per il tratto lombare, seguiti, a fine allenamento da esercizi di scarico per la colonna vertebrale.
Durante le gare di “Formula 1” la frequenza cardiaca dei piloti si mantiene intorno a valori di 110-160 battiti al minuto, con picchi massimi di circa 190 battiti durante i momenti di più intenso stress psicofisico. L’innalzamento della frequenza cardiaca è dovuto, in effetti, più a stati di tipo emozionale piuttosto che ad un carico di lavoro fisico vero e proprio; pertanto l’allenamento dei piloti deve prevedere delle sessioni di lavoro aerobico, che permettano al cuore di essere sempre pronto a carichi improvvisi.

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