383644_107620136024947_1153169312_n(di Massimiliano Parenti) Tanti i temi scottanti che occupano le ultime settimane di politica: dal momento teso che stanno vivendo all’unisono i partiti, alla realtà quotidiana della città a cinque stelle. Di questo ed altro abbiamo parlato con Maria Teresa Guarnieri, consigliere comunale della lista civica “Altra Politica”, protagonista degli scontri dialettici più aspri che vedono come bersaglio l’Amministrazione grillina.

Che momento sta vivendo la politica italiana?
L’idea condivisa da molti: uno dei peggiori momenti di sempre, non solo per la crisi, ma anche per la confusione politica e istituzionale. Si sono venuti a minare i fondamenti della democrazia, sicuramente la politica ha responsabilità negative verso le istituzioni.

Hanno colpa entrambe le fazioni politiche?
Sì, ma alcuni in quantità maggiore. Ad esempio il centrodestra ha spinto di più in questa direzione. Si pensi alla battaglia personale di Berlusconi verso le istituzioni. La gente ormai è stanca di tutto ciò. Se non l’avesse fatto non ci sarebbe stato nessuno Tsunami…

A tal proposito, che idea si è fatta del M5S?
È una realtà in itinere. È come una valanga, Grillo non prevedeva tutto ciò. La trasformazione del movimento è ancora in corso: la definirei “un’Incompiuta”. Lo si vede dalla prova dei fatti, ora stanno emergendo le loro debolezze. È nato come una critica verso i partiti tradizionali, ma oggi cosa fa? Guarda al proprio tornaconto per cui non è nulla di nuovo. Dovrebbe invece concentrarsi sui problemi reali del paese, a cominciare dal rilancio dell’economia.

Lei vede qualcuno che può interpretare questo ruolo nel panorama politico?
Non penso si tratterà di un solo individuo, deve essere una cosa corale. Occorrono riforme vere e bisogna vedere chi potrebbe avere abbastanza credito per poterle attuare. Ad esempio Renzi poteva essere un segnale forte: era un cambiamento, non un salto nel vuoto.

Dunque Renzi meglio di Bersani?
Alle primarie ho appoggiato la candidatura di Renzi, ma allo stesso tempo devo ammettere che Bersani è una persona seria e competente, sarà un ottimo presidente del consiglio se gli permetteranno di farlo. Ha finalmente capito quello che Renzi sosteneva fin dalla campagna elettorale, cioè “o si cambia o si muore”. Ecco dunque spiegate le nomine di Boldrini e Grasso. Non sono stati proposti questi nomi solo per compiacere i grillini. Naturalmente il Pd  è comunque colpevole di avere fatto errori di valutazione prima delle elezioni, ha sottovalutato la valanga del M5S.

Sono dell’idea che il Pd eil Pdl stiano per avere un destino simile alla Dc e al Pci all’inizio degli anni ’90. E’ d’accordo?
Quello che sta cambiando davvero è il modo di interpretare il centrodestra e il centrosinistra. Le persone oggi  hanno bisogno di un’idea ancora prima di un’etichetta. Ecco uno dei motivi per cui Grillo ha avuto tanto successo… il Pdl dovrà cambiare per forza, Berlusconi ormai è alla fine, mentre il Pd è a un momento di svolta. Rischia delle fratture, deve puntare all’innovazione con continuità ideologica. Devono far capire alla gente qual è il loro messaggio, ma è evidente a tutti che hanno mostrato incapacità comunicativa. È per questo che la loro campagna elettorale si è rivelata disastrosa: hanno giocato in difesa mentre i loro avversari salivano di giorno in giorno nei sondaggi con promesse ai limiti del ridicolo. Ma in politica la difesa non paga. La miglior difesa è l’attacco: questo Berlusconi l’ha capito già da tempo.

Quale sarà l’interesse delle prossime generazioni verso la politica? Qualcosa sta cambiando ora?
Oggi c’è sicuramente più attenzione verso i giovani di alcuni anni fa, ma il vero problema è capire come le forze politiche saranno in grado di gestire la cosa. Se non ce la dovessero fare, i rischi sarebbero enormi. La crisi economica come sappiamo può creare forti tensioni sociali. Ma la rabbia non deve essere cavalcata da posizioni estremiste: se la logica deve essere “Fuori tutti, spazio al nuovo”, potrebbe capitare qualcosa di peggiore del M5S. Si pensi ad Alba Dorata in Grecia. La gente ha ragione a volere il cambiamento, ma ricordiamo che una componente fondamentale per governare è la competenza. Senza quella il potere va alle masse e la folla sceglie sempre Barabba.

Passiamo a Parma. Pizzarotti un anno dopo, cos’è cambiato?
È il nulla di fatto. Appunto il problema è sia la competenza, sia il fatto che questo movimento non ha ancora una vera identità o una chiara posizione ideologica. Inoltre sottolineerei il fatto che Pizzarotti si è insediato alla luce di tante promesse non mantenute, credo che il termovalorizzatore sia la più eclatante.

Continui.
Si sapeva già che il termovalorizzatore era al 70%, di certo non lo hanno scoperto adesso. Bernazzoli lo diceva in campagna elettorale e non è stato creduto. Inoltre è falsa anche la promessa che le nomine vengano fatte con i curriculum. Si pensi a Bagnacani per IREN: una nomina fatta a chiamata, senza seguire l’iter del regolamento. E poi si pensi alla questione tasse. Voleva ridurre l’Imu: è al massimo. Gli asili? Al massimo. Credo che in quanto a promesse sia una cocente delusione.

Va anche considerato che il debito del Comune lasciava poche scelte…
Sì. La realtà del Comune è molto complessa, ecco perché serviva uno con esperienza. La città, dopo gli ultimi arresti e dopo gli ultimi episodi riguardanti Vignali, aveva ricevuto un duro colpo, anche all’immagine. Ecco perché proprio qui anziché da altre parti c’è stato un forte segnale di rottura col passato. Alla resa dei conti però Parma ora è una città grigia, senza iniziative, spenta. Non va affatto bene. Inoltre personalmente reputo Pizzarotti arrogante: quando non sa cosa rispondere utilizza la tattica ormai ben nota del Movimento, ovvero gli attacchi personali. Ma così non si va da nessuna parte.

Qualcosa salva?
Il fatto che sia giovane, che ci abbia messo del suo, oppure che abbia posto all’attenzione della città dei temi come quello ambientale. Il problema è sempre la realizzazione. Parlare della “giusta politica” è molto facile, soprattutto in tempo di crisi. Ma poi occorre governare, ed ecco che iniziano i problemi e l’incapacità emerge.

Marò
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