Il guru del M5S e le tentazioni da padre padrone: ” Io sò io e voi non siete un cazzo”

Beppe Grillo
Beppe Grillo, presidente del MoVimento 5 Stelle

di DIEGO REMAGGI – Alla fine sono entrati in Parlamento come fosse il primo giorno di scuola. Il piacere dei “grillini” è stato quello di portare con sé gli apriscatole per scardinare “la latta” ferruginosa del Parlamento e poi richiudersi dentro, assieme a tutti gli altri, né più né meno. È iniziato per loro il nuovo “livello” oltre l’attivismo, quello in cui entrano in gioco le prime scelte, i primi passi in un mondo di onorevoli contro cui gli strali di Grillo hanno sempre gettato fango, contro cui la campagna elettorale a 5 Stelle ha costruito le basi per il proprio successo, tanto prevedibile quanto importante.

La particolarità della improbabile “armata” grillina, alla fine è una sola, ovvero la peculiarità di avere deputati e senatori eletti dalla gente ma guidati da due guru (Grillo e Casaleggio) che a Roma hanno messo piede solo qualche volta per motivi che esulano da quella che adesso dovranno chiamare necessariamente “politica”. La struttura del MoVimento affronta il suo primo grande scoglio, quello di trasformarsi da un sistema apartitico, in cui vige la forte credenza di una democrazia diretta, ad un sistema destinato a diventare fortemente rappresentativo. Il problema resta quello di non avere ben chiaro chi o che cosa rappresentare.
Da un lato i “cittadini” eletti dovrebbero rendere conto di ogni loro mossa ai propri elettori, allo stesso modo dovrebbero anche rispondere direttamente a Grillo (e ovviamente Casaleggio), in quanto presidente del MoVimento, nel caso in cui non rispettassero le idee e l’etica dello statuto. A questo punto la domanda è una sola: “Uno vale uno, ma quanto vale Beppe? Quanto vale Gianroberto?”.

Apriscatole dei Senatori a 5 Stelle
Senatori e apriscatole, i grillini entrano in Parlamento

Il primo caso dell’evoluzione a 5 Stelle è stata innegabilmente la scelta del presidente del Senato. L’indicazione che i pentastellati dovevano seguire era quella di votare scheda bianca. A questo punto però, la democrazia grillocentrica è stata messa in discussione. Tra il terzo e quarto scrutinio il gruppo ha tenuto una lunga riunione in cui sono venuti alla luce i primi dissensi verso il capogruppo Vito Crimi, ma soprattutto verso la guida dall’alto del loro voto. L’orientamento verticistico, il grande spauracchio paventato dai grillini, è saltato fuori all’improvviso e come per magia ha ridestato nei neo-senatori la coscienza del libero arbitrio. Certo, alla fine molti di loro hanno rispettato la consegna della scheda bianca, tre non hanno risposto alla chiama, 12 o 15 hanno votato per Pietro Grasso (abile mossa bersaniana), mentre altri hanno annullato la scheda tra pianti e lacrime amare.

Quello che è andato in scena potrebbe essere definito come il primo vero grande melodramma a 5 Stelle, una sceneggiata che riesce a suscitare quasi compassione e comprensione.  Grillo però, dal canto suo, si è arrabbiato davvero. Ha battuto i pugni ed ha imbracciato mouse e  tastiera per redimere i propri figli. Poche righe sul suo blog ed ecco l’ennesimo passo verso la concretizzazione politica del MoVimento. Già, perché molti dei commenti ricevuti non hanno certo brillato quanto a sintonia con i capricci del “presidente”, dimostratosi piccato, rancoroso, ferito da uno spirito di autonomia che non aveva previsto e che il “suo” gruppo parlamentare aveva esercitato, protetto dalla Costituzione. L’epurazione è stato forse l’unico pensiero ad aver superato la distanza degli schermi e ad essersi palesato nelle teste di ognuno.

Alla svolta autoritaria di Grillo è corrisposto un forte contrattacco dei sui stessi seguaci. La piccola frattura all’interno del gruppo parlamentare, sul web è divampata diventando quasi ingestibile, soprattutto per la Casaleggio Associati, che per tutta la notte ha dovuto moderare, cancellare, sistemare migliaia di incessanti commenti scesi come grandine su un campo di fiori appena sbocciati. Alcuni osservatori hanno registrato come, dal conto complessivo dei commenti, ne sarebbero misteriosamente scomparsi a migliaia. Problemi tecnici o prove poco soddisfacenti di democrazia diretta?

Claudio Messora e Daniele Martinelli, i nuovi commissari dei gruppi parlamentari
Claudio Messora e Daniele Martinelli, i nuovi “commissari” dei gruppi parlamentari

A questo punto, la scelta dei fondatori del MoVimento per tenere le briglie strette sui propri parlamentari è stata una soltanto: forgiare “un Anello per domarli, un Anello per trovarli, Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli”, o meglio due anelli (oggi si chiamano “blogger”), uno per la Camera e uno per il Senato, Daniele Martinelli e Claudio Messora. Il loro compito di consulenti per la comunicazione parlamentare, per quanto essi stessi possano negarlo, sarà quello di svolgere una funzione “politica”, quasi commissariale dei gruppi a 5 Stelle. Dovranno inserirsi tra i grillini in Parlamento (trovarli), dovranno raccoglierli (ghermirli), far rispettare lo statuto (domarli) e di nascosto legarli (incatenarli), finché potranno, al pensiero di Grillo e Casaleggio. Niente di più. Martinelli e Messora saranno la cinghia di trasmissione destinata a far continuare il moto del MoVimento nella direzione indicata dai guru, sotto l’imperante egida del democratico (?) “due valgono tutti”. Una scelta necessaria, forse, che rispecchia tutto l’elettorato, forse, ma che, di certo, è destinata a diventare gestante di una determinata e precisa classe dirigente a 5 Stelle che non era nei programmi e che diventa così il vertice di un qualsiasi partito che prende decisioni, a volta forzate e a volte coraggiose, per tutti gli aderenti. Tutto regolare, a meno che anche “le formiche nel loro piccolo non si incazzino” ed inizino a dar vita ad una rivoluzione nella rivoluzione. Con coerenza e rispetto, s’intende.

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