Published On: Mer, Mar 6th, 2013

La legge è uguale per molti

Il Caimano contro la Magistratura

berlusconi-caimano

di SAMANTA REVERBERI

“Voglio ricordare a questo tribunale che oggi io sono qui a parlare non solo in veste di imputato, ma anche e soprattutto come cittadino, a cui la maggioranza degli italiani ha conferito l’onere e la responsabilità di guidare il Paese”. No, non è una citazione attuale, sebbene nella frase stessa di attuale ci sia ogni lettera: è una frase tratta da Il Caimano, celebre pellicola di Nanni Moretti, anno 2006. La diatriba Berlusconi – magistratura sembra riportare in auge, infatti, lungimiranze cinematografiche che, ad oggi, lasciano poco spazio all’immaginazione.

L’Anm, ultimamente, si è detta leggermente costernata, perché l’ex premier Silvio Berlusconi ce l’ha un po’ coi pm e i tribunali. Scriviamo al plurale perché il Cav, al momento, ha le mani impastate in più appuntamenti giudiziari, forse per mantenere quello status quo per il quale se c’è Berlusconi, c’è reato.

E’ talmente adirato Silvio che si improvvisa dottore e diagnostica i mali d’Italia, scovando nella magistratura un “cancro della democrazia”; e, se le accuse riguardo la vicenda Unipol non sono altro che “un’invenzione”, la richiesta di condanna a quattro anni da parte del Tribunale di Milano per il caso Mediaset è “una cantonata”. Eh no, stavolta Silvio (che “menomale” le altre volte c’era) non ci sta. Non ci sta a questa barbarie, come lui stesso ha definito il carattere giuridico di quella parte di magistrati, del partito dei giudici, che vogliono solo farlo fuori, che sono politicizzati. “Non sono io l’anomalia. L’anomalia in Italia sono i comunisti e il loro odio verso di me, il loro uso politico della giustizia. Questa è l’anomalia italiana” (questo, però, è Nanni Moretti che recita nel suo stesso film, nella parte dell’ex premier).

Silvio è fuori di senno, anche perché l’ex senatore De Gregorio, per paura di un po’ di carcere, ha fatto la soffiata, sbagliata per giunta. La procura di Napoli, infatti, indaga sul caso di corruzione del suddetto parlamentare, che sarebbe stato invogliato, a suon di milioni e finanziamenti politici, ad entrare a far parte del Pdl, a discapito dell’Italia dei Valori. In pratica Berlusconi l’avrebbe acquistato con tre milioni di euro (di cui due in nero) e messo in tasca. A tal proposito il Cav, ha precisato che i pm avrebbero ricattato De Gregorio con un “o ci dici qualcosa su Berlusconi, o vai al fresco”.

Silvio afferma che è solo l’inizio, il principio di quel complotto per metterlo spalle al muro tramite criteri anti-democratici, proprio lui “eletto legalmente da milioni di cittadini per guidare l’Italia” (questo è Silvio Berlusconi nella parte di Silvio Berlusconi). Per questa ragione, si scorna contro la patologia del Paese che “è peggio della mafia siciliana”, e vorrebbe scendere in Piazza San Giovanni (rivendicata, tra l’altro, da Ingroia che l’avrebbe prenotata) il 23 marzo prossimo. Un mese impegnativo per il Cav perché, oltre alle proteste, è il momento di chiarire anche le faccende del caso Ruby, Mediaset e delle intercettazioni Unipol, per cui Berlusconi rivendica la medaglia d’onore, avendo contribuito a diffondere una notizia di reato. E invece i giudici lo indagano.

L’ex premier, che inneggia all’assoluzione, è scortato dai suoi adepti che lo proteggono: se, da una parte, la Biancofiore lo osanna meglio del vicario di Cristo ed elogia il suo genio creatore (analogo a quello di Leonardo da Vinci), dall’altra l’Angelino custode Alfano intima all’Anm di non valicare i confini costituzionali. L’Anm contrattacca le forze oscure, perché ritiene inaccettabile l’essere paragonata a un cancro, soprattutto in un momento così delicatamente politico, e nel quale il conclave ha un ruolo determinante per gli equilibri odierni; inoltre, va bene che manifestare è un diritto, ma farlo contro i magistrati significa screditare le istituzioni, indebolirle e, con loro, sminuire lo Stato. Alcune famose menti dei circoli culturali sono d’accordo.

“In una democrazia liberale, chi governa può essere giudicato solo dai suoi pari, e cioè dagli eletti dal popolo. La casta dei magistrati vuole invece avere il potere di decidere al posto degli elettori, e direi che è arrivato il momento di fermarli”: questo è ancora Moretti durante il finale del film, in cui l’ex premier si allontana aizzando i cittadini contro i magistrati che hanno condannato un loro eletto. Il finale concreto noi non lo conosciamo, ma gli scaramantici avranno sicuramente di che discutere.

Info sull'Autore

Lascia un commento

XHTML: Puoi usare questi html tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Video Zerosette