Published On: Mer, Mar 13th, 2013

La politica italiana in attesa del mago di Oz

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DI MASSIMILIANO PARENTI

La giornata politica italiana pur con tutti i suoi difetti non può di certo dirsi noiosa, benché meno banale. Mentre l’Europa ha il binocolo in direzione Stivale a far parlar di sé sono come sempre tutti e nessuno: ma dietro la porta numero 1 cosa troviamo? Sicuramente la marcia su Roma… pardon, su Milano, tenuta dal Pdl. Nel momento della più grande crisi economica e politica italiana dal dopoguerra i parlamentari e i senatori del partito di centrodestra hanno pensato bene di dare il loro appoggio a distanza all’ex premier perseguitato dai soliti magistrati sulle note dell’inno di Mameli e, mentre Ghedini decideva quale giustificazione portare a scuola tra una settimana per il povero malato (tra gli insulti generali dei passanti), hanno invocato l’intervento di Napolitano. “Andiamo dal presidente della Repubblica perché siamo al punto estremo”  ha dichiarato Alfano.

Sono d’accordo. Intervenga Napolitano. Gli dica chiaro e tondo di sospendere queste carnevalate in un momento bigio come questo. Ah, aggiunga pure che c’è qualcosa che sanno fare peggio che governare: cantare.

Dietro la porta numero 2 troviamo l’astro nascente M5S tra luci e ombre. Di questi ultimi tempi il movimento di Beppe Grillo sembra essere scisso in due battaglie, una interna e una esterna. Quella interna riguarda l’aspetto burocratico, l’assetto della struttura di quello che, pur con l’odio che provano i suoi candidati per questa parola, è pur sempre un partito. Donde i rappresentanti (democrazia diretta, ma dunque… chi comanda?), le deleghe, le polemiche sulla linea da seguire, le alleanze da respingere (guai a parlarne!), il rapporto con i media. Mentre levigano quella che sarà l’ossatura del movimento, pare abbastanza palese tanto per i sostenitori quanto per gli oppositori la sudditanza dei candidati verso il leader e la (momentanea) non-scelta sui temi stringenti. Prima si ascolta il capo, poi si vedrà (ma almeno non cantano e gliene sono grato).  La battaglia esterna è quella – coerente con lo tsunami tour – della guerra a 360° verso i “veri” partiti (Cui prodest? Viene da chiedersi) e, per cominciare, verso i rimborsi elettorali. “ll MoVimento 5 Stelle rinuncia ai contributi pubblici, previsti dalle leggi in vigore, per le spese sostenute dai partiti e dai movimenti politici, e non richiederà né i rimborsi per le spese elettorali, né i contributi per l’attività politica” – si legge sul blog di Grillo – “Il mio auspicio è che tutte le forze politiche seguano il nostro esempio, in particolare il pdmenoelle al quale spetta la quota più rilevante: oltre 45 milioni di euro”.

Dietro la porta numero 3 troviamo dunque chi è stato chiamato in primis a rispondere a questa proposta e si trova con la spalle al muro ovunque voglia girare lo sguardo: parlo naturalmente del Pd e del momento poco felice che i (vincitori?) delle elezioni stanno vivendo. Paradossalmente, bisogna ammettere che la loro è la posizione peggiore. Il partito democratico è infatti costretto a far fuoco su due fronti e non ha ancora decretato chi sia il vero nemico da combattere. Da un lato cercare un apparentemente impossibile accordo col M5S per garantire una minima governabilità al paese (prima delle prossime elezioni, ormai date per certe tra qualche mese), dall’altro lato dover rispondere dei rimborsi elettorali e della proposta non ignorabile fatta dai loro amici-nemici presto a colloquio con Bersani. Senza contare le dispute interne del senno di poi sulla leadership (dagli ormai noti “ lo dicevo che con Renzi prendeva il 40%“ agli sfottò di D’Alema).

Il leader del Pd dal canto suo si difende a metà: “Molti dicono che questa nostra è una strada stretta. E’ strettissima, non lo dicano a me”. E conclude: “Vorrei capire qual è più larga nella situazione data. Non è che abbiamo in giro delle autostrade…”. Come dargli torto, d’altronde.

Mi sono dimenticato una cosa. C’è anche la porta numero 4, ma dietro non ho intenzione di metterci Monti o Ingroia, Casini o Fini né chi altro è rimasto fuori dai “giochi che contano”. Dietro questa porta ci siamo tutti noi, noi che “malgrado tutto andiamo avanti”, costretti a sorbirci tutto questo almeno una volta al giorno nel caos della giornata di politica italiana, sperando che da un momento all’altro spunti il mago di Oz e doni a Berlusconi un po’ di umiltà, a Grillo un po’ di concordia e a Bersani un po’ di carisma o che magari trovi l’antidoto per questa situazione esasperante.

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