Che futuro attende il Movimento Cinque Stelle? Chi (o cosa) ha permesso la loro inarrestabile ascesa politica? Ecco un’intervista chiarificatrice con Federica Salsi, consigliere comunale di Bologna ed “epurata” eccellente del Movimento:

di GASPARE SERRA

(SALSI E LA SUA “SALITA IN POLITICA”)

 Federica Salsi

(Gaspare Serra) Federica Salsi, Lei è un classico esempio di donna dei nostri tempi: al contempo moglie, madre (di ben tre figli) e lavoratrice (in un’azienda pubblicitaria). Cosa l’ha spinta a “salire in campo”, ovvero a dedicarsi anche alla politica?

(Federica Salsi) Nel 2008 è caduto l’ennesimo governo. Quella volta toccò a Prodi e capii che la classe politica non era in grado di governare il paese e che era necessario impegnarsi in prima persona, poiché chi lo aveva fatto fino a quel momento aveva miseramente fallito. Pensavo ai miei figli e al futuro che li avrebbe aspettati.

Cosa l’ha spinta a militare nel Movimento Cinque Stelle e credere nel “Verbo” grillino?

Da un paio di anni leggevo il Blog di Beppe Grillo, apprezzavo le sue denunce e decisi di andare a conoscere il gruppo degli “Amici di Beppe Grillo” di Bologna. Incontrai persone che volevano occuparsi attivamente del territorio, fare qualcosa di concreto.

Nel 2009 ci sarebbero state le elezioni amministrative, il modo migliore per iniziare con i fatti ad incidere sulle politiche locali. Così organizzammo la lista civica Beppegrillo.it, nella quale mi candidai. Fui eletta quasi per caso consigliere nella circoscrizione Navile di Bologna: in Comune raggiungemmo appena il 3% necessario a fare entrare un consigliere, Favia, ma nelle circoscrizioni ottenemmo un risultato inaspettato, il 6%. Il mio mandato fu brevissimo: iniziò a Luglio 2009 e terminò a Febbraio 2010, in seguito alle dimissioni del Sindaco Flavio Delbono, coinvolto nel Cinzia-gate.

Nonostante la breve esperienza capii l’importanza di essere dentro alle istituzioni per incidere veramente sulle decisioni politiche della città. Nel frattempo nacque il vero e proprio Movimento 5 Stelle. Dopo il lungo commissariamento della città (durato quasi due anni), ci ripresentammo alle elezioni amministrative del 2011 e fui eletta consigliere comunale.

Molti azzardano paragoni tra il M5S e la Lega Nord delle origini, forse sottovalutando l’elettorato grillino, solitamente molto più giovane ed istruito di quello leghista. Quali analogie e differenze coglie tra i due movimenti? E cosa distingue il M5S dai partiti tradizionali?

Il M5S, come la Lega Nord, nascono entrambe in momenti in cui la classe politica sta dando il peggio di sé. Nascono come alternativa a dei governi corrotti e lontani dai cittadini, con il buon proposito di rimettere le cose a posto. Fanno leva sul malcontento generale, denunciano le storture del sistema, usano un linguaggio comprensibile a tutti entrando in empatia con le persone. Sono entrambe due forze che hanno aggregato persone attorno al carisma del loro leader, attraverso le piazze (internet è una piazza virtuale), luoghi accessibili a tutti. Grillo, usando la rete e complice l’ennesima crisi della classe politica, è riuscito ad ottenere un risultato politico eccellente e in meno tempo rispetto alla Lega, motivo per cui il suo elettorato è anche più giovane ed istruito.

Dopo quest’ultima tornata elettorale, però, credo non ci siano più differenze tanto marcate in questo senso. Grillo nell’ultimo anno ha cambiato modo di comunicare e, con la sua ampia presenza diretta nelle piazze e indiretta in televisione, ha raggiunto un pubblico molto più ampio ed eterogeneo di quanto non potesse fare con il suo blog.

Le differenze sono sicuramente in molti contenuti, e nell’aver dimostrato con i fatti che è possibile fare politica in maniera più austera. Altre differenze sostanziali sono la mancanza di una struttura organizzata. A livello locale i gruppi si autogestiscono, lavorano in maniera partecipata e sono indipendenti l’uno dall’altro. A livello nazionale, invece, tutto è gestito da Grillo e Casaleggio e la partecipazione si riduce a puro e inutile commentarismo (quando non diventano insulti, diffamazione e minacce) sui social-netwok.

Il M5S è raffigurato come un Movimento di protesta, eppure in alcune realtà locali già governa da mesi, come a Parma e, di fatto, in Sicilia. Come giudica le prime esperienze degli eletti “a Cinque Stelle”?

Sono esperienze interessanti e, allo stesso tempo, difficili. Trovarsi a governare senza mai essere stato dentro ad un’istituzione è veramente complicato. Improvvisamente uno comprende la complessità della macchina amministrativa, e capisce che, per quanto buone siano le idee, esistono “cause di forza maggiore” per cui non è possibile realizzarle.

E’ presto per fare un bilancio, per capire se le amministrazioni pentastellate saranno all’altezza delle aspettative. Parma, ad esempio, è arrivata ad elezioni in condizioni disastrose, ci vuole tempo per risollevarla…

(SALSI E L’“EPURAZIONE PUBBLICA” DAL M5S)

Lei è divenuta famosa dopo la sua discussa partecipazione alla trasmissione televisiva “Ballarò”. Perché ha accettato l’invito di Floris? A posteriori, giudica quella scelta coraggiosa o politicamente suicida? Se potesse tornare indietro, la rifarebbe?

Io sono divenuta famosa il 31 ottobre grazie a Grillo e al suo vergognoso post “Il talk Show ti uccide”, quello sul punto G. Il mio telefono ha iniziato a squillare ininterrottamente dalle ore 15 in poi (poco dopo la pubblicazione del post) ed erano tutti giornalisti.

Ero stata ad altre trasmissioni televisive nazionali, Grillo stesso nel 2011 diceva di andare nei talk show. Non c’erano divieti o regole in merito, ma solo la raccomandazione a fare attenzione e a non mettere in secondo piano il nostro mandato. Quella volta, come tutte le altre in cui sono andata con l’intento di portare una testimonianza diretta del M5S.

L’immagine “televisiva” del M5S è quella di Grillo che urla nelle piazze o che attraversa lo stretto di Messina a nuoto, ma quella è solo una parte del movimento. Accanto a Grillo che dà la sveglia nelle piazze, ci sono persone come me che entrano nelle istituzioni e lavorano concretamente. Per questo è importante che gli elettori conoscano, oltre al leader, anche chi già lavora nel territorio e ne comprendano il metodo di lavoro. Quando vado in TV parlo al pubblico a casa: mi sembra una cosa di buon senso e non vedo perché non dovrei farlo o tantomeno dovrei essere pentita di averlo fatto…

Le argomentazioni con cui Grillo ha giustificato la sua “cacciata” potrebbe sintetizzarsi in un sillogismo:

(premessa maggiore) ogni Movimento di popolo, specie se giovane, per “stare a galla” necessita di un timone ben fermo ed un timoniere ben riconoscibile;

(premessa minore) il timone del M5S sono le regole del suo “non Statuto”, tra cui il divieto di partecipare ai talk show, mentre il timoniere è indiscutibilmente lo stesso Grillo;

(conclusione) chi coscientemente disattende queste regole, più che rischiare l’espulsione, semplicemente si pone da sé al di fuori del Movimento.

Cosa trova di illogico in questo ragionamento?

E’ tutto illogico! Un movimento popolare deve decidere insieme al popolo: il ruolo del timoniere è mettere le persone in condizioni di decidere, non sostituirsi a loro!

Non c’è nessuna regola, da nessuna parte, che mi vieti di partecipare ad un talk show: chi continua a sostenere questo dice il falso. Inoltre la Costituzione Italiana sancisce la libertà di espressione.

Leggendo i commenti a Lei dedicati sul blog di Grillo, i “più teneri” la accusano di vanità, opportunismo, personalismo, egoismo, facile arrivismo, presuntuosità camuffata dalla rivendicazione di maggiore democrazia… Cosa risponde a queste critiche?

Sono le loro “opinioni” o meglio “giudizi”, non hanno capito nulla e danno ragione a Grillo per partito preso.

Giovanni Favia, altro epurato eccellente del M5S, ha scelto di candidarsi alle politiche con la lista “Rivoluzione Civile”. A prescindere dal risultato ottenuto, come giudica la sua scelta? Ha ricevuto anche lei richieste di candidature? E cosa l’ha spinta a rimanere a Bologna?

Non giudico la scelta di Favia, la rispetto e basta. Quando è caduto l’ultimo Governo, poco dopo dichiarai che non mi sarei candidata per il Parlamento. Ero stata eletta in Comune e quello è il mio posto. Inoltre ritengo che per andare in Parlamento servano competenze ed esperienza che io ora non ho. Diverse forze politiche mi hanno lanciato segnali di apertura nei miei confronti, ma io ho sempre dichiarato che non mi sarei candidata.

Se quel 30 ottobre ormai famoso lei fosse rimasta a casa, piuttosto che partecipare a Ballarò, dove s’immaginerebbe oggi? A festeggiare con Grillo il successo elettorale o seduta in Parlamento fra gli “eletti pentastellati”?

Non lo so dove sarei, sicuramente non in Parlamento! Io ho sempre detto quello che pensavo e quando avevo delle critiche da fare le ho sempre fatte. Chissà, forse mi avrebbero cacciata comunque.

Sempre per ipotesi, se domani Grillo riconoscesse d’avere agito d’impulso nei suoi confronti e le chiedesse di ricucire lo strappo col Movimento, lei cosa risponderebbe?

Per quanto mi riguarda considerare tutto l’accaduto alla stregua di una scaramuccia personale lo trovo riduttivo e fuorviante. Si sono sovrapposte due vicende parallele: una vicenda personale e una politica. Prima ancora di risolvere quella personale, va risolta quella politica. Con le elezioni nazionali è emerso che il movimento è capitanato da Casaleggio che fa le regole, le fa rispettare, decide i contenuti, decide chi sta dentro e chi sta fuori, e Grillo è il suo emissario. Siamo di fronte ad una forza politica che ha il 25% ed è interamente gestite da una SpA, da un’agenzia di marketing. Prima di tutto dovrebbe cambiare questo sistema.

(GRILLO E LA “DEMOCRAZIA INTERNA” AL M5S)

Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Così recita l’art. 49 della nostra Costituzione. Un principio che ritiene ancora attuale?

Attualissimo, è la base della democrazia. Che poi le associazioni siano partiti, movimento o qualsiasi altra forma di aggregazione è secondario…

Ha fatto discutere la sua equiparazione tra il M5S e “Scientology”. Quali sarebbero le assonanze tra il Movimento di Grillo e la setta di Hubbard?

Io non ho detto che il M5S è come Scientology, ho detto che non voglio che si trasformi in Scientology. Ho detto questo perché quando ho visto il post sul punto G e la marea di offese nei miei confronti, fatte da persone che non mi hanno mai visto e non sanno nemmeno chi io sia, ho capito che qualsiasi cosa avesse detto Grillo loro gli sarebbero andati dietro acriticamente. Questo è un atteggiamento settario, e Scientology è la setta per eccellenza. Per quello ho usato quel paragone, volevo fosse chiaro il pericolo che si stava correndo.

Dopo le critiche sulla democrazia interna al M5S, un “Grillo furioso” ha pronunciato questa sentenza: Fuori dalle palle chi critica me e Casaleggio!”. Lei crede che l’opinione pubblica avrebbe accolto con la stessa imperturbabilità tale minaccia se fosse stata rivolta, ad esempio, da Bersani a Renzi?

Non credo che quelle parole siano passate inascoltate. A Bologna il M5S ha preso 6 punti percentuali in meno rispetto alla media nazionale, il che deve far riflettere…

Se esistesse una “Tavola dei comandamenti” del M5S, c’è da scommettere che il primo reciterebbe “Non esiste altro leader all’infuori di Grillo”, mentre il secondo “Non nominare il nome di Grillo invano” (non a caso Casaleggio è arrivato ad equiparare la forza virale del messaggio di Grillo a quella evangelica di Gesù!). Tutto ciò non è in contraddizione col principio “Uno vale uno”?

Uno vale uno, ma Grillo vale un po’ di più!

Lei ha accusato Grillo e Casaleggio di aver fatto “business” con la politica, tramite la gestione del loro blog (il M5S è l’unica lista in Italia ad avere un indirizzo web nel simbolo) e la proprietà del marchio “Cinque Stelle” (sulle orme di Berlusconi e l’ex Forza Italia). Ha anche parlato di “un’evidente distanza tra chi gestisce il Movimento e gli attivisti che lavorano sul territorio, tra chi fa business e chi fa politica”. Come si misura tale distanza?

Il blog di Grillo ha un valore commerciale, la pubblicità che c’è sopra genera utili: più aumenta il traffico sul blog, più genera profitti. Ma su tutto questo, sul volume d’affari che ci ruota attorno, sui guadagni dei prodotti editoriali, non si sa nulla. Viene normale, allora, chiedersi se la linea politica decisa dall’alto sia funzionale ad aumentare il traffico del blog (quindi il suo valore) o all’attuazione di un vero progetto politico. In un post come quello sul punto G, ad esempio, ci sono più di 2.500 commenti: molto più rispetto a quelli di qualsiasi altro post di contenuto prettamente politico…

L’INTERVISTA COMPLETA SUL BLOG PANTA REI di GASPARE SERRA

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