di BRUNELLA ARENA –

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Sono sempre i migliori quelli che se ne vanno: è così che si dice. A Parma devono averla presa alla lettera se un polo leader in Italia nella produzione d’impianti completi per  l’imbottigliamento, la Sidel Italia, rischia di essere smembrato, riorganizzato in un nuovo polo e la parte decisionale delocalizzata, riducendolo di fatto a un semplice distretto produttivo ben lontano dal ruolo centrale che ha avuto finora nell’economia del territorio parmense e italiano.

Per questo motivo sindacati (CGIL, CISL, FIOM, FIM) e lavoratori sono scesi in strada, in circa 600, lo scorso 21 marzo per protestare contro una decisione che oltre a mettere a rischio posti di lavoro comporterebbe l’allontanamento dall’Italia di un polo importante di produzione e di know how acquisito in anni di presenza sul mercato della lavorazione industriale; la paura è dovuta anche al fatto che dal 2006, ogni due anni, l’azienda Tetra Laval (proprietaria del famoso marchio Tetra Pak) taglia posti di lavoro, abitudine che fa pensare a una progressiva scomparsa di queste storiche realtà italiane.

Al suono di “Facciamo in modo che oggi, primo giorno di primavera, sia la Primavera della Sidel”, i dipendenti hanno sfilato per le vie del centro, fermandosi anche sotto la sede dell’UPI fino ad arrivare al Palazzo della Provincia, per chiedere che l’azienda rimanga in Italia e la storica centralità del sito di Parma non venga intaccata e divisa in due, naturale la richiesta di partecipazione delle istituzioni locali, e per manifestare le Rsu di Parma e Verona, in accordo con le OO.SS. hanno proclamato il blocco degli straordinari ed un pacchetto di ore di sciopero da definire.

Con i lavoratori, presenti delegazioni anche di Mantova e Verona, i sindacati e proprio ad Antonella Stasi, segretaria generale Fiom di Parma alla quale abbiamo chiesto in cosa consista effettivamente il piano di riorganizzazione previsto per la Sidel Italia: “La divisione mira a creare una nuova realtà, la Gebo Cermex, dove trasferire le competenze e il comparto fine linea di Parma. La cessione di questo ramo vuol dire l’uscita, di fatto, dalla Sidel che diventerebbe altro, e la nostra preoccupazione è che chi ha portato le proprie conoscenze e competenze per far crescere quest’azienda la veda poi spostarsi dove magari il lavoro costa meno.”

Uno spezzatino aziendale che ormai sta diventando una consuetudine un po’ ovunque e del resto se venisse costituito il secondo polo a Parma e i lavoratori riassorbiti in questa nuova realtà, quale sarebbe il problema? “Il problema c’è eccome, con la cessione di un intero ramo aziendale che va a costituire un nuovo polo si vengono a costituire nuove forme contrattuali, assunzioni e retribuzioni diverse, perchè quella società non è più Sidel e quindi i lavoratori che finora hanno avuto alcune garanzie, diritti, assicurazioni potrebbero trovarsi davanti a condizioni nuove e diverse perchè, di fatto, è una nuova realtà operativa. Ma il problema è anche un altro, e riguarda la produzione in sé: realizzando tutto il prodotto qui, noi mettiamo il nostro marchio e la responsabilità sull’intero lavorato, ma se i poli si dividono la qualità ne risente e anche la credibilità.

Le richieste dei lavoratori e dei sindacati risuonano anche nei megafoni, sotto il palazzo dell’UPI, e affermano che “l’Unione Parmense degli Industriali deve farsi carico delle responsabilità e prendere una posizione netta contro le multinazionali che vogliono appropriarsi del lavoro e delle competenze della Sidel per portarle altrove”. 

Il piano, ci spiega ancora Antonella, porterà i centri decisionali a Dubai e Francoforte e a Parma non resterà nulla, e le preoccupazioni non sono, naturalmente, solo dei sindacati, una dipendente del reparto Ricambi e Service, che chiede di rimanere anonima, le fa eco “Protestiamo contro la creazione di un nuovo polo e lo spostamento della parte direttiva e decisionale fuori di qui. Con uno smembramento simile nel giro di tre o quattro anni la delocalizzazione potrebbe essere totale con tutte le conseguenze del caso. La decisione è stata presa e a noi hanno solo comunicato che sarebbe stata una procedura strategica per l’azienda senza specificare o chiarire che fine faremo, anche perchè a loro convengono i poli separati. Per adesso si parla del comparto fine linea, che verrebbe smembrato per crearne una divisione più piccola e non abbiamo nemmeno la certezza che sia a Parma, e si parla comunque di oltre 200 persone coinvolte. E non sappiamo in un futuro quante potranno essere. L’azienda e l’UPI devono rivedere il piano, noi ci stiamo difendendo, e in realtà stiamo difendendo anche l’azienda, finchè siamo in tempo”.

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