Published On: Lun, Apr 15th, 2013

Abbiamo bisogno di un traino

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Non mi sono dispiaciuti i discorsi dei saggi ma, come era prevedibile, non hanno dato nessuna ricetta per la ricrescita. Certo, abbassare le tasse è doveroso. Io avrei proposto anche una mezza sanatoria per i contributi erariali non versati dalle aziende in difficoltà negli ultimi due anni. Ma una cosa del genere andrebbe gestita in modo professionale e ormai non c’è quasi più nessuno, nelle stanze dei bottoni del settore del “pubblico”, che riesca a fare qualcosa ammodo. Quindi piuttosto che fare “pasticci” è quasi meglio non fare nulla. Dicevamo che i saggi non hanno saputo trovare idee per il rilancio dell’economia nazionale. Non è certamente facile. Del resto dopo il crack della Lehman Brothers, che ha smascherato come la new economy sia basata sui soldi del Monopoli, non si vedono molte prospettive di produrre ricchezza. La ricerca di qualcosa di nuovo la stanno facendo tante nazioni europee senza riuscirci. A parte i pigs (Portogallo, Irlanda o Italia, Grecia e Spagna) ci sono altre nazioni insospettabili che sono alla canna del gas, solo che riescono ancora ad ostentare sicumera. Negli anni ’60 il boom economico fu garantito dalla necessità per tutte le famiglie di dotarsi di un’automobile e di tutti gli elettrodomestici. Questo ha creato uno sviluppo diretto ed indotto su cui abbiamo campato in tanti ed ovunque. Poi negli anni ’80 c’è stato il traino dell’informatica, con epicentro la Silicon Valley, ma con possibilità ovunque di creare un traino efficace all’economia. Noi avevamo la Olivetti che era all’avanguardia nazionale e sappiamo come è andata a finire grazie alla tipologia dei nostri “managers”. Negli anni 2000, pareva che comprare case finte con soldi finti fosse la nuova frontiera. Per un po’ è andata bene poi la bolla di sapone è scoppiata e tutto si è fermato. Quindi che fare oggi nel nuovo “ventennio” del XXI secolo?

Un giorno un tale mi chiese come poteva fare due soldi per portare una sua amica a fare un week end sulla neve. Gli spiegai che cerano solo tre modi per avere soldi extra: rubarli, guadagnarli con lavoro straordinario o vendere qualcosa. Gli sconsigliai di rubare. Non aveva voglia nemmeno di fare il lavoro che già faceva per cui non gli restò che vendere qualcosa. Scoprì di avere da vendere più di quanto si aspettasse. Aveva cose a cui lui non dava nessuna importanza. Ma per tutto ciò che è “creato” dalla natura o dall’uomo c’è sempre un potenziale cliente. Basta saperlo cercare. Il tizio, grazie ad una mia mediazione, riuscì a raggranellare quanto gli serviva per accompagnarsi con la tipa. Quindi se ha funzionato con un fannullone poco intelligente dovrebbe funzionare anche con l’Azienda Italia. Siamo troppo maldestri e bonaccioni per andare a rubare. Molti altri Stati europei invece ci sono riusciti attraverso diverse forme di colonizzazione. Ciononostante, la Spagna, che per secoli aveva razziato l’oro sud americano, ebbe una regressione a inizio secolo scorso che la portò indietro di decenni. Riuscì solo negli scorsi anni ’80 a risollevarsi, raggiungerci e quasi superarci. La Francia ha trasformato la Guyana nel suo immondezzaio, umano e di spazzatura tossica, riducendo i costi per le proprie industrie. Vi ha anche costruito l’ente spaziale e lo fa fruttare con i soldi di tutti gli altri Stati europei. Tuttavia oggi è anch’essa in crisi. L’Inghilterra, grazie ad una cattiveria inaudita, fra il XVI e XVII secolo ha costituito un Commonwealth con cui ha campato di rendita fino ai giorni nostri. Ma nonostante i proventi da mezzo mondo, comprese le Falkland, anche il Regno Unito ora ha le brache calate. L’ho detto e lo ripeto: l’Italia non riuscirà mai a rubare niente. Vendere qualcosa? Potremmo vendere “sogni storici”, visto che abbiamo il 70% del patrimonio artistico del pianeta, ma si è già visto che chi ci governa non riesce a raccogliere i frutti di questa pianta che peraltro fiorisce e fruttifica spontaneamente. Non resta che il lavoro. Ma per lavorare bisogna avere un motivo per farlo. Quindi bisogna creare uno o più traini. Pensiamo alle ricchezze rubate dai colonizzatori di tutti i tempi. Qual è stato il segreto del loro successo. Hanno investito in “marineria”, quindi sono arrivati per primi nelle terre selvagge e le hanno spremute come limoni. Per secoli hanno dissipato patrimoni di valore inestimabile. Alla faccia dei nostri Colombo, Vespucci, Caboto, Bottego ecc. Noi, anche quando arrivavamo per primi, portavamo medicine e civiltà. Gli altri sfruttavano. Quindi? Visto che di terre inesplorate non ce ne sono più nella parte di pianeta emerso, dovremmo concentraci con le risorse del mare. Intanto è possibile utilizzare le correnti sottomarine che possono produrre energia inesauribile. Poi si devono sfruttare le alghe, per fare nutrimento e carburanti. Il tutto andrebbe ad appannaggio dell’ecologia, che può essere un traino anch’essa. L’altro giorno ho visto che un azienda ha prodotto un frigorifero che, collegandosi ad un boiler, produce anche acqua calda. Un “Uovo di Colombo” che però in tempi di vacche grasse non era mai stato messo a punto. Quanta energia sprechiamo con tanti strumenti di lavoro? Di idee come quella appena menzionata ce ne possono essere a dozzine. Quindi la creazione di nuovi elettrodomestici collegati al risparmio energetico è un altro traino. Con tre vantaggi:

  1. ecologicità per ridurre la pattumiera mondiale che lasceremo ai nostri figli;
  2. sviluppo industriale per la produzione di nuovi sistemi integrati;
  3. si inizia a metterla in quel posto alle compagnie petrolifere.

Altre idee? Sviluppare la ricerca per i viaggi spaziali. Lì, nello spazio, per un bel po’, non si troveranno terre selvagge con indigeni da sfruttare ma solo terre. Ragazzi, ormai superiamo i sette miliardi. Fra poco non ci stiamo più. Ci toccherà sperare nelle guerre come pianificazione familiare del mondo. Produciamo meno di quello che consumiamo ormai da tempo. La cuccagna sta davvero per finire. Allora, Italiani, popolo di navigatori e di poeti (quindi di creativi): cominciamo a pensare a cosa abbiamo da vendere. E voi, classe politica, cominciate a pensare un po’ al nostro futuro e non solo ad inchiavardare i vostri deretani agli scranni del potere!

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