intervista di SAMANTA REVERBERI –

Federica Barbacini

 

Disoccupazione, sfratti, diritti sociali e politica: questioni quotidiane che toccano l’Italia e la nostra dimensione locale. Ne abbiamo discusso con Federica Barbacini, coordinatrice provinciale Sel Parma, intervistata presso la sede cittadina del partito.

 

Parliamo di disoccupazione. In Italia i dati Istat riportano statistiche preoccupanti. Tutta colpa della riforma Fornero?

Sicuramente la riforma ha delle grosse responsabilità, ma i problemi vengono da una serie di “innovazioni” dei precedenti governi riguardo al mercato del lavoro. La disoccupazione giovanile è diventata una piaga dovuta sicuramente alla crisi globale, ma anche da una mancanza d’interventi a livello locale e nazionale, come gli aiuti alle aziende “oneste”. Noi di Sel portiamo avanti la causa del reddito minimo garantito per permettere ai giovani di uscire dal circolo dei “lavoretti” e progettare un futuro; servono una riforma del lavoro dal punto di vista contrattuale e retribuzioni eque. Troppo comodo dare la colpa alla crisi, che non ha intaccato tutte le aziende. Molte espatriano per speculazione. Si pensi a Sidel: bisogna vincolare questo sistema per non perdere le realtà in attivo che abbiamo

Disoccupazione giovanile, ma anche femminile…

Un problema nel problema. Ricadiamo nel discorso contrattuale, a parità di genere devono esistere parità di condizioni lavorative. Soprattutto in ruoli apicali c’è differenza di retribuzione, è pura follia. La flessibilità introdotta, interpretata come una deregulation, fa sembrare la maternità un discrimine.

Oltre la crisi occupazionale, a Parma c’è la “crisi delle case”. Sono collegate?

Sicuramente, ma è soprattutto è un problema di servizi sociali, a livello locale e non. Serve intervenire sulla legge 431, che già ai suoi tempi ha provocato una speculazione spaventosa, figuriamoci oggi. A livello locale bisogna invertire la tendenza, si tratta di cittadini con diritti, e diritti alla tutela. In un momento in cui le nuove povertà sono una realtà che ci tocca da vicino, l’amministrazione (che sta andando in continuità) deve invertire la rotta. Se i numeri sono quelli riportati da Rete Diritti in Casa, è chiaro che non ci sono garanzie sociali.

Si può parlare di collasso dei servizi sociali?

Assolutamente, ma la questione sfratti è solo la punta dell’iceberg. Si pensi alla sottrazione della priorità di accesso ai nidi alle ragazze madri, tolta con la scusa di evitare che i “furbi” se ne approfittino mantenendo residenze genitoriali separate per entrare nelle graduatorie. Come se l’INPS dicesse: “Siccome qualche furbo percepisce la pensione, la togliamo a tutti”. I servizi sociali sono allo sbando

A proposito, il comitato famiglie è ancora sul piede di guerra. È stato corretto togliere il Quoziente Parma?

Qui siamo in controtendenza: è stata una decisione giusta, perché è assolutamente iniquo, essendo oggi il problema è reddituale, non di nucleo famigliare. Tuttavia, non condividiamo la motivazione del Comune, che è per puro risparmio. Il risparmio non lo fai sui servizi sociali, e soprattutto pensi a delle alternative.

E per chi (come nel caso degli sfratti) non vive una situazione d’emergenza ma c’è vicino?

Non si può aspettare che si arrivi all’emergenza, mancano le tutele a priori! Certo, non possiamo dare tutte le colpe all’attuale amministrazione perché sta scontando una situazione gravissima, come Vignali ha avuto la sua. Tuttavia, quando si decide di diventare sindaco, scelta apprezzabilissima, bisogna sapere cosa si trova. Non si può sparare nel buio dicendo “io vorrei una città così”. Avrei anch’io una città ideale, bellissima, ma non è attuabile. Bisogna partire dalla realtà odierna e pensare prima a come agire.

Ho letto la sua risposta al comunicato sul carcere della consigliera Gianferrari…

Mi auguro che non l’abbia scritto lei. C’è una realtà terribile che denunciamo da tempo. La loro ricerca “sperimentale”di un garante cittadino? Peccato sia già previsto da legge! Inoltre, esso dev’essere un super partes, non si concorda con il direttore del carcere; per di più, grazie al gruppo Sel-Verdi, esiste già a livello regionale, nella figura di Desi Bruno. Aggiungo che, quando la decisione di istituirlo fu portata in consiglio, il M5S non partecipò alla votazione. Allora qual è la loro linea?

Un classico: Ugozzolo. Pensa che sia stata anche una svista degli elettori credere alla campagna anti-forno di Pizzarotti, quando ormai c’era già poco da fare?

Certo. Per populismo e qualunquismo, in campagna, l’amministrazione ha agito contrariando il funzionamento dell’inceneritore, non studiando la situazione. Per Sel era già un errore politico anni fa da risolvere con la raccolta differenziata a zero. Anche per Pizzarotti era uno sbaglio, ma non sapeva che a Fornovo, la raccolta non era neanche iniziata! Pensava di smaltire quei rifiuti in Svezia? Mi chiedo: quando, alle precedenti amministrative, Cinzia Ferrari si candidò osteggiando l’inceneritore già in fase progettuale (prendendo forse l’1%), dov’era questo movimento d’opinione anti-forno? Il problema preesisteva…

In una parola, come definirebbe l’operato del M5S a Parma?

Direi improvvisato.

Parliamo di politica nazionale. Se nel governissimo (parole di Nichi) c’è puzza di vecchio, nel M5S?

Non c’è puzza, ma sa di latte, nel senso che siamo ancora agli albori. Siamo talmente indietro che chissà…di certo manca la capacità di concretizzare.

Il Pd è in involuzione. Qual è la posizione di Sel?

Come ha detto Vendola, siamo nati per ricreare un’entità più grossa. Sel non sarà una corrente interna al Pd, lo sta sciogliendo, auspicando un polo di sinistra progressista. Inoltre, Napolitano avrebbe dovuto evitare un governo tecnico: ha penalizzato il Pd e permesso agli altri di organizzarsi.

Cosa serve, a livello governativo, per uscire da questa situazione di stallo?

Prendersi le proprie responsabilità a governare trovando una linea comune (dettato comune a molti programmi partitici) escludendo per forza una determinata parte, e tutelare i diritti sociali in primis.

Dunque, se molti sono i punti in comune, perché si fa così fatica a trovare un accordo? Ideologia?

Noi l’abbiamo sempre detto: la priorità è il bene comune, ma dall’altra parte c’è un muro. Bisognerebbe chiederlo a loro.

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