Published On: Mer, Apr 17th, 2013

C’era una volta un Paese

di MASSIMILIANO PARENTI –

C'era una volta un paese

C’era una volta un paese stimato da tutti per l’élite culturale che gli apparteneva e per una lunga tradizione di grandezza ben nota a chi ne pronunciava semplicemente il nome. La sua capitale era per chiunque un simbolo di storia e di civiltà. Un giorno tuttavia accadde un fatto che non aveva precedenti: quasi all’improvviso una grave crisi economica colpì il paese al punto che l’inflazione raggiunse picchi record, la povertà e la miseria dilagarono e il malcontento si estese a macchia d’olio per tutte le città. La classe dominante che deteneva il potere istituzionale, rappresentante circa l’1% dell’intera popolazione era particolarmente odiata dal ceto medio e da esso chiamata “La Casta”: questo soprannome era stato dato a causa del privilegio concesso ai suoi appartenenti di non pagare le tasse e dal fatto che queste persone non lavorassero come il resto della popolazione, vessata di continuo da pagamenti di stravaganti e talvolta immotivate imposte.

Quando la crisi cominciò a farsi consistente, la Casta decise di riunirsi e decretò la soluzione dopo una lunga seduta: altre tasse su chi lavorava. Bastava un ultimo grande sforzo e forse ne sarebbero usciti. “Che volete che sia” – si dissero – “è solo una delle tante…”. Il popolo in realtà non la prese molto bene. Nei borghi e nelle strade, nelle città e nelle campagne si sentivano strani discorsi da un certo periodo a quella parte: chi provava uno sdegno repulsivo per chiunque varcasse le soglie del palazzo del potere, chi si affidava al giullare di turno il cui solo nome faceva affollare le piazze, chi invocava a gran voce vendetta e chiedeva le loro teste in bella mostra su una picca. Nel posto di cui sto parlando, nel periodo che non è più nostro, prevalse però l’ultima linea. Ora svelo le mie carte: non mi sto riferendo alla nostra Italia ma a quello che successe nella Francia di Luigi XVI, il quale finì come sappiamo.

Il mio pensiero questa volta non è rivolto alle pance di chi manifesta contro il potere in quanto tale (tornando alla nostra situazione), a chi se la prende con il palazzo o con una categoria sociale a parte posta sul piedistallo come la (nostra) Casta, quanto piuttosto, che se ne dica, al tanto vituperato re. Quale situazione si era trovato a dover gestire? Ha pagato solo per i suoi errori o anche per altri? E soprattutto – il dato che ritengo più importante – di quanto ha sottovalutato il problema? Credo che sia su quest’ultimo aspetto che coloro che detengono il potere di agire e riformare dovrebbero ragionare e convergere: sanno chi si stanno mettendo contro? Non c’è nulla di più pericoloso di un animale affamato.

Consiglierei vivamente a questi signori di evitare di incappare in una nuova marcia su Versailles: i tempi ora si sono fatti serrati e stringenti;  e mi pare lecito ricordare che l’ultima volta a quanto pare la folla non solo non scelse Barabba, ma decise di eliminare il problema alla radice.

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