Published On: Mar, Apr 23rd, 2013

Colpiti e affondati

knox-sollecito

di Cristina Pomponi, criminologa

Sugli italiani si può dire di tutto, tranne che non siano dotati di un’altissima capacità di sopportazione. Veniamo sottoposti continuamente ad umiliazioni che, seppur non riguardandoci in primissima persona, avrebbero fatto venir voglia di prendere la cittadinanza uzbeca persino a Silvio Pellico.

Una discreta quantità di mortificazioni arriva puntualmente, ogni anno, dalla Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo, che bacchetta da diversi punti di vista il nostro ordinamento giuridico; la pietra dello scandalo è, nel 90% dei casi, l’irragionevole durata dei processi. Tanto che l’Italia è stata più di una volta dichiarata come “non in grado di prevenire future violazioni, né di porre fine a quelle in corso”. Chiaramente non si tratta di ricevere solo delle tirate di orecchie, ma di dover pagare, con puntualità esasperante, anche delle sanzioni molto salate che a dover sostenere è l’intera collettività.
Nelle ultime settimane ci siamo però fatti riconoscere per altre due belle figuracce, una planetaria e una più geograficamente contenuta: l’annullamento, da parte della Corte di Cassazione, delle assoluzioni di Amanda Knox e Raffaele Sollecito per l’omicidio di Meredith Kercher e dell’assoluzione di Alberto Stasi per l’assassinio di Chiara Poggi.
Ma procediamo con ordine: è cosa nota che l’ingerenza dell’opinione pubblica e dei mass media americani nel processo Kercher sia stata massiccia. D’altro canto, gli americani non sono famosi per il sapersi prendere responsabilità quando commettono asinate sul suolo estero (caso Cernis docet), figuriamoci in un caso come quello dell’omicidio della povera Meredith, in cui le prove dell’accusa sono state fatte colare miseramente a picco come delle barchette di carta nell’oceano. In seguito all’assoluzione della Knox e di Sollecito per non aver commesso il fatto, avvenuta in secondo grado nell’ottobre del 2011, entrambi hanno spiccato il volo verso i confini americani. La Knox a tempo indeterminato, Sollecito per fare la “star” da talk show, sparlando ampiamente della nostra Magistratura e della Polizia (a torto o a ragione, questo per ora lo sa solo lui).
Il secondo atto bis del processo Kercher avverrà, in tempi brevissimi, in quel di Firenze ma, a prescindere da quelle che potranno essere le decisioni dei giudici toscani, tutti escono sconfitti e malconci da questa vicenda: la Magistratura italiana, spernacchiata, vituperata, umiliata a livello internazionale. I familiari di Meredith, l’unica vera vittima acclarata sinora, sballottati ormai da 6 anni da una decisione ad un’altra senza avere nessuna certezza sulla dinamica completa del brutale assassinio della figlia. Gli stessi Sollecito e la Knox, se innocenti, massacrati mediaticamente ed in balia di eventi sempre più incerti. La Polizia Scientifica italiana, autrice delle indagini e del repertamento sulla scena del crimine, demolita nelle sue competenze e capacità dalla sentenza di secondo grado. L’Italia stessa, nuovamente presa in giro dalla stampa internazionale, in particolare da quella americana, che si domanda se ora la Knox tornerà in Italia per farsi processare o se dovremo fronteggiare una sorta di caso marò al contrario.

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Il caso Poggi offre spunti di riflessione simili: qualche giorno fa la Cassazione ha annullato la sentenza di assoluzione di Stasi. Il procuratore generale della Cassazione ha parlato di “evidenti illogicità”, “lacune e incongruenze” nelle sentenze di primo e secondo grado. Sotto accusa, per il procuratore generale Aniello, anche la scelta del giudice di appello di non far analizzare un capello rinvenuto nella mano sinistra di Chiara Poggi. Ed in effetti, anche un non addetto ai lavori rimarrebbe sconcertato dalla scelta di non analizzare un elemento probatorio rinvenuto nella mano della vittima, una traccia che può dire qualcosa della lotta della povera Chiara col suo aggressore.
Insomma, dopo sei anni e tre gradi di giudizio, né il caso Kercher né il caso Poggi hanno trovato una conclusione certa. Tutto dovrà ricominciare da capo. Troppo spesso in Italia, per ottenere giustizia (se la si ottiene!), bisogna affrontare un calvario. In alternativa, si deve sperare di disporre di risorse economiche sufficienti per rivolgersi a Strasburgo, ammesso e non concesso che poi la magistratura italiana recepisca il messaggio. Perché anche questo è possibile: che Strasburgo disponga la scarcerazione ed in Italia si facciano orecchie da mercante e non si applichino le sentenze europee (e giù a pagare altre sanzioni!). Lungaggini, contraddizioni ed errori dovuti in parte a regole processuali bizantine, in parte alla mancanza completa di attribuzione di sanzioni e punizioni in caso di errori grossolani e palesi omissioni commessi dagli attori processuali, ed in parte ad una sordità “ai piani alti” nei confronti dell’importanza dell’aggiornamento e della formazione degli operatori di giustizia, fondamentali per evitare errori sin dalle prime fasi investigative e processuali.
E invece no: preferiamo “investire” in multe faraoniche che nella qualità dei nostri professionisti ed in una necessaria semplificazione dei meccanismi processuali.
Colpiti e affondati.

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