delvaux

di Arianna Torelli

Nessun mostro né anatomie stravolte, ma immagini oniriche e pertanto indecifrabili nella mostra “Delvaux e il Surrealismo”, a cura di Stefano Roffi. Circa 80 opere esposte fino al 30 giugno alla Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo, offrono al visitatore lo spunto per una confronto tra Paul Delvaux (1897-1994) e i Surrealisti con i quali il pittore belga partecipò a “L’Exposition Internationale du Surréalisme” nel 1938 a Parigi. Magritte, Max Ernst, Man Ray e il suo più grande riferimento De Chirico si incontrano nelle sale della villa dei pavoni accanto ai dipinti di Delvaux, esposti tematicamente. Per primo il tema del paesaggio, con riprese impressioniste ed espressioniste, al quale segue l’enigma della ferrovia: “I tram e i treni – disse l’artista – mi affascinano sin dall’infanzia. Li dipingo fin dalla mia giovinezza e credo di esser riuscito a fissare sulla tela la freschezza di quell’epoca”.
Il tema dell’eterno femminino è poi onnipresente: le donne spogliate e apparentemente caste, ritratte in posture manierate tra architetture dell’antichità classica ed elementi della modernità, sono spesso la proiezione della figura materna. Donne dallo sguardo vitreo eppure tanto conturbanti da farne vietare la fruizione ai preti alla Biennale del 1954 da parte del futuro papa Giovanni XXIII, allora patriarca di Venezia.
Dopo la sezione dedicata alle coppie e quella
della classicità che Delvaux deve a De Chirico, si giunge alla sezione degli scheletri, già presenti nelle sue opere a partire dagli anni Trenta. Protagonisti delle scene religiose – e resi perfino “espressivi”, come ha osservato Arturo Carlo Quintavalle durante la presentazione della mostra – essi hanno acquisito lo status di personaggi in crocifissioni, sepolture, danze e duelli. Scene incomprensibili che fondono lo spazio metafisico di De Chirico con lo spaesamento di Magritte. www.magnanirocca.it

 

 

 

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