Published On: Mar, Apr 30th, 2013

Grandi intese, grandi sorprese

moro-berlinguer

di SAMANTA REVERBERI – Cos’è una grande coalizione? In questi giorni di formazione dell’esecutivo italiano, si sente spesso parlare di solidarietà nazionale, governo di larghe intese, “governassimo”…tutti termini che, pur avendo (alcuni) distinti significati a livello concettuale o teorico, si riassumono in uno solo: convergenza. Convergenza di ideologie, di strategie politiche, di convenienze, ma pur sempre conciliazione e avvicinamento nell’alveo politico non solo del nostro Paese. Anzi.

Il termine Grosse Koalition, mutuato dal lessico tedesco, ha acquistato la fama in Germania rispettivamente due volte: tra il 1966 e 1969, per approvare riforme sociali e fiscali, e nel 2005, quando CDU e SPD si sono armonizzati in mancanza di una maggioranza sufficiente a guidare il Paese. Dopo le politiche riformiste, poco care agli estremi sinistri del suo gruppo, Schröder e i Verdi vengono sconfitti dal CDU di Angela Merkel, la quale, tuttavia, non riesce a garantirsi l’egemonia nel Bundestag. Dopo diversi giorni di trattative, dunque, prende forma un governo “un po’ di tutti”, in cui il cancelleriato va alla Merkel appoggiata da CDU e SPD, il vicecancelliere è un socialdemocratico e i ministri sono ripartiti tra le fazioni in accordo. Ciliegina sulla torta: varate importanti riforme economiche, celeri risposte agli standard europei, grandi benefici per l’interesse nazionale.

Certo, la Germania non è un caso a sé stante, ma sicuramente fa gola come esempio. Altri governi contemporanei hanno sperimentato alleanze strategiche: si pensi alla Formule Magique svizzera, che dal ’59 al 2003 ha trasversalmente riunito democristiani, liberali-radicali, socialisti e UDC; ovvero al tentativo di accordo tra i partiti italiani della Prima Repubblica, tragicamente interrotto nel 1978.

Tutto comincia a metà degli anni ’70, quando il Partito Comunista, guidato da Enrico Berlinguer, sta guadagnando terreno elettorale nei confronti della DC, soprattutto grazie all’apertura verso l’elettorato del ceto medio. Durante le elezioni del 1976, tuttavia, i centristi di Andreotti hanno la meglio ma, coscienti dell’impossibilità di creare un esecutivo di loro predominio (il potere di ricatto del Psi era drasticamente calato così come il suo consenso elettorale), cominciano ad aprirsi al PCI, il cui esponente auspica il governo del “compromesso storico” (o “compromesso democratico”, come preferiscono alcuni). Sono gli anni di piombo, e la crisi economica flagella la popolazione. Il Paese necessita di modernizzazione nella sua macchina statale, l’inflazione va fermata col freno a mano, le organizzazioni criminali si infiltrano come scarafaggi in Parlamento, e il terrorismo fa la storia d’Italia.

Con l’elezione a segretario del democristiano Benigno Zaccagnini nel 1975, aperto alle sinistre, cominciano a porsi le condizioni per un governo monocolore, il cui mediatore si rinviene nella figura di Aldo Moro, compare del segretario e, anch’esso, propositivo verso la manca. La vittoria di Andreotti, allora, fa udire i vagiti della stagione della “solidarietà nazionale”, un fenomeno nuovo, fondato principalmente sulla astensione di partiti operanti nell’arco costituzionale (PCI, PSI, PRI, PSDI e PLI), verso la comune ricerca di soluzioni a quegli anni così difficili. Naturalmente, le fazioni in questione sarebbero diventate corresponsabili delle risposte e delle azioni nei confronti delle problematiche italiane, primo fra tutti il PCI, la cui inclusione sembra essere anche una sorta di mossa difensiva democristiana per bloccarne la crescita (cosa che avverrà da lì agli anni ‘80).

Dunque, possibilità per i comunisti di respirare l’aria di governo dopo tanti anni di legislature, mentre Moro cerca di conciliare la dottrina cristiana del suo partito con la morale di nuove masse che chiedono integrazione politica. Compito discreto. Purtroppo, proprio quando si pensa che il governo monocolore possa definitivamente presentarsi, il Presidente Moro viene sequestrato dalle Brigate Rosse, e l’ostentata ricerca di armonizzazione tra correnti compagne o opposte cessa di esistere, così come uno dei suoi maggiori sostenitori, mentre le ideologie internazionali altro non fanno che fomentare le fratture politiche. Nel marzo del 1978 nasce un nuovo esecutivo Andreotti, mentre il PCI torna all’opposizione.

Dunque, visti gli esiti più disparati delle intese politiche, non resta che attendere le mosse del nostro nuovo esecutivo in comunione. Incrociamo le dita.

Info sull'Autore

Lascia un commento

XHTML: Puoi usare questi html tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Video Zerosette