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di MASSIMILIANO PARENTI – La saggezza salverà il mondo: non siamo forse tutti d’accordo?
Ebbene sì, ma mi trovo a dover chiedere dove esattamente ci porta questo termine nell’attuale situazione. Per farla breve, cosa si nasconde dietro la parola tanto sbandierata in questi giorni? Personalmente lo ritengo un dogma che più banale non si può: Napolitano, forse a sua insaputa, ha riesumato uno stato pseudo-platonico per occultare la crisi istituzionale e nascondersi dietro un velo di apparente superiorità che riporterà l’ordine laddove si è instaurato il caos.
Il Presidente della Repubblica ha reagito allo stallo istituzionale senza dimettersi ma concludendo il suo settennato con la nomina di dieci “apparenti” saggi (neanche una donna o un giovane) che potranno attuare le riforme a lungo inseguite e ha cercato di dissipare le polemiche di chi lo accusava di asservire la vecchia nomenklatura legata ai classici giochi di potere asserendo che queste persone sono state selezionate secondo il criterio della saggezza: i dieci saggi appunto. Ecco chi si nasconde dietro quella parola: dieci volti.
I dieci saggi in realtà sono sette, solo che sono in pochi a saperlo: più precisamente hanno vissuto in Grecia nel VI secolo a.c. e sono da alcuni considerati gli inventori della filosofia. Sono rimasti nella storia per aver scolpito delle massime nel tempio di Delfi, come “Sapendo taci” o “La tua lingua non corra davanti al pensiero” e il loro esempio è stato celebrato dai posteri come modello di saggezza pratica per la cultura greca. Auguro ai dieci savi di Napolitano la stessa sorte, ma non credo che la saggezza proposta dal  Quirinale abbia un qualche denominatore in comune con questi personaggi, né che essi in partenza godano della stessa simpatia. L’idea di affidare uno stato in mano ai “saggi” d’altra parte è molto antica e fu teorizzata da Platone, il quale propose di affidare il controllo politico delle poleis ad un’apposita casta di custodi filosofi (sono sicuro che la sua concezione di “casta” fosse vagamente diversa dalla nostra) che fosse al di sopra del popolo e prendesse decisioni giuste in nome della sapienza propria delle persone che ne facevano parte.
Ma tornando al presente, non credo saranno i “saggi a priori” a gettare la ciambella di salvataggio in questo nostro annegamento economico e sociale. Che Napolitano si assuma le sue responsabilità e non si nasconda dietro un dito; anzi, dieci dita.
Novità – si era detto – era questo il messaggio che la popolazione italiana, stremata da vent’anni di Casta e di leggi ad personam (tutto approvate con la firma del nominatore dei savi), aveva lanciato forte e chiaro. Ecco che la richiesta (la definirei più una supplica) è stata accolta: alcuni over settanta e altri nel giro dei partiti da almeno trent’anni.
Non è della continuità spacciata per saggezza che abbiamo bisogno, ma dell’etica responsabile che porti a ricercare una rapida soluzione verso le riforme prioritarie per il Paese, per cominciare quella elettorale: i savi, che a ben vedere furono solo sette, è bene che continuino a riposare in pace.

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