la trappola.07 Foto Tommaso Le Pera

Gabriele Lavia, attore, regista e direttore artistico del Teatro di Roma, arriva a Parma venerdì 5, sabato 6 e domenica 7 aprile 2013 a Teatro Due con la compagnia dello stabile capitolino per consegnare al pubblico di Parma un Pirandello inusuale e toccante: La Trappola, spettacolo diretto e interpretato da Lavia con Giovanna Guida e Riccardo Montillo, in scena sempre alle ore 21.00, la domenica alle ore 16.00.

Novella del1912, La trappola è un racconto che Pirandello intride di filosofia tedesca del suo tempo, da Schopenhauer a Nietzsche: con l’ironia amara e la feroce misoginia che lo rendono unico, il genio assoluto di Pirandello in quest’opera raggiunge uno dei punti più alti della sua poesia, condensando in un breve atto unico diversi temi a lui cari. Dalla contrapposizione tra vita e forma, al relativismo, alla fragilità delle convenzioni sociali, alla natura sfuggente dell’identità, ne La Trappola il protagonista si trova a confessare a un anonimo interlocutore le proprie ossessioni, affermando l’inconsistenza della persona in quanto costrutto psicologico e sociale.

Il protagonista vive da scapolo con il vecchio padre, ormai condannato lui stesso a una vecchiaia fatta di solitudine e castità, in una casa che – dice Lavia – “è una trappola. Il pensiero di quest’uomo è una trappola. Il venire al mondo dell’uomo è cadere nella trappola. Le donne sono trappole. I sentimenti, le opinioni, le abitudini, i concetti sono trappole. Il corpo stesso intrappola la vita condannandola alla morte”.

La Trappola del titolo è un doppio meccanismo: da un lato la trappola che costringe la vita, nel corpo e la condannata a morte; dall’altra la trappola s’incarna nella figura femminile che irretisce l’uomo. Nel testo una vicina di casa, donna sposata che non può avere figli da suo marito perché impotente, decide di sedurre il protagonista della novella, strappandogli una gravidanza e per poi abbandonarlo, tornando dal legittimo coniuge.

Un intreccio tutto giocato intorno alla seduzione, in cui la donna è uno strumento demoniaco che attira l’uomo spingendolo a riprodursi e a generare quindi altri infelici, cadendo appunto nella trappola.

La vicinanza di Lavia a Pirandello, entrambi siciliani di nascita, si è negli anni rinsaldata grazie a produzioni di successo che hanno fatto dell’attore romano di adozione uno dei massimi interpreti dello scrittore agrigentino. “Pirandello è ungrande poeta, il più grande uomo di teatro di tutti i tempi”, dice Lavia. “Sta insieme a Eschilo, Sofocle, Shakespeare… un’ altezza abissale, la sua”.

In questa trama” aggiunge Lavia “si condensa tutto il trucidume della Sicilia di quel tempo: i condomini fatti di case poco ventilate, dove aleggia odore di broccolo, di cucina, di capelli poco lavati, l’afrore di ascelle… Insomma, quell’espressionismo trucido di cui è permeata la poetica pirandelliana e che io, essendo siciliano, conosco bene».

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