1984-Big-Brother

di MASSIMILIANO PARENTI – La verità è un po’ come il DNA: ognuno ha la sua. Quando si parla di ciò che è vero, in particolare in relazione a fatti politici che per alcuni sono accaduti e per altri sono pura invenzione, ogni persona è sicura di avere l’informazione giusta (dal lettore di Repubblica a quello di Libero) e guai a sostenere il contrario!
Sappiamo notoriamente che, almeno in questo paese, l’informazione si muove sinuosa tra cunicoli spinosi e mistificatori di professione, ma questo non ci demorde quando arriva il momento della scelta: la scelta di “cosa credere” è un habitué della nostra routine quotidiana quando siamo costretti ad ascoltare una dialettica totalmente priva di contenuti tra due o più contendenti. È quasi un atto di fede. Non c’è da meravigliarsi più di tanto: sono convinto che, se un marziano dovesse ascoltare i nostri interlocutori esperti in qualsivoglia argomento, dovrebbe dedurne l’assunto che quelle affermazioni o sono tutte vere o tutte false. Questo è un grosso problema: oggi facciamo molta fatica, a causa degli inesorabili bombardamenti mediatici e da campagna (continua) elettorale, a distinguere il vero dal falso. Ci sentiamo in balia di un moderno Grande Fratello (la d’Urso non c’entra) in grado di decidere al posto nostro, un amico-nemico che possa darci tutte le informazioni che cerchiamo (appunto quelle in cui scegliamo di credere) e sul quale allo stesso tempo possiamo inveire asserendo che va tutto male. Naturalmente spetta all’intelligenza del singolo appellarsi a certe fonti piuttosto che ad altre. Ma come fare? Nell’acceso dibattito su La7 dedicato alle primarie del centrosinistra per l’elezione a sindaco di Roma ad esempio, l’ospite in studio, ovvero lo stesso sindaco Alemanno, ha inveito contro la presentatrice e contro il giornalista che aveva appena mostrato un servizio con i disagi della città non risolti sotto il suo mandato. La risposta del primo cittadino è stata – ovviamente – un’accusa contro il suo predecessore e una motivazione di carattere economico (“Non c’è più una lira” ha affermato). Sono pronto a scommettere che, se Veltroni fosse stato presente, non avrebbe esitato a scaricare le colpe contro un altro nemico invisibile esterno (la crisi, i complotti, Fini, le cavallette, poco cambia). Ho fatto questo esempio solo perché la struttura di un confronto è pressoché la stessa ovunque. Lo spettatore si ritrova smarrito davanti alla stessa notizia riportata in almeno quattro versioni diverse. Qual è il risultato di tutto ciò? Da un lato, compete ad ognuno di noi domandarsi dove ci si può sentire più al riparo da assurdità (ma il pericolo è sempre in agguato) e non è detto che anche una persona colta non caschi in qualche tranello. Dall’altro, ne va dell’intera credibilità istituzionale, di cui, ormai, evitiamo di parlare.
Mi tornano in mente le parole di Winston, protagonista di 1984, che diceva: “ Il nostro compito non è nascondere le menzogne, bensì creare la verità”. Sottoscrivo. Stiamo attenti a sceglierci la nostra porzione di verità: nessuno è infallibile.

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