Published On: Mar, Apr 2nd, 2013

L’Italia come il Belgio, ma anche no

di SAMANTA REVERBERI –

italiabelga

Beppe Grillo una mattina si sveglia e rimanda a quel paese l’esecutivo. Quel paese è il Belgio, per intenderci. Sul blog dell’esponente del M5S è apparso, infatti, un post che (volentieri) rimanderebbe ciò che è rimasto dell’effettivo governo ad una sintesi da epitaffio. Ministri, sottosegretari, viceministri, tutti a ramengo.

Eppure, la fantasia, stavolta, era già partita per le ferie pasquali: Beppe si sarebbe appellato alla pratica d’oltralpe, “made in Bruxelles”. Com’è, come non è, i compagni belgi sarebbero rimasti in apnea 541 giorni senza un esecutivo, o meglio con un governo appeso. Somiglia (mica poco) al nostro, e sì che siamo agli inizi.

In sintesi, ad aprile 2010, il Capo dello Stato belga Re Alberto II, convoca le elezioni anticipate in scia all’insuccesso della coalizione allora al potere. Il risultato che suona famigliare: nessuna maggioranza chiara dopo lo spoglio delle urne, francofoni e fiamminghi che non se la mandano a dire (va bene, non avremo la Vallonia e le Fiandre, ma le nostre belle gatte da pelare sì). Al governo uscente, comunque, viene concessa l’ordinaria amministrazione, mentre il Parlamento, dapprima paralitico a causa delle previsioni dell’ordinamento belga, poi abile nel legiferare a discapito dell’ineffettività governativa, ha tenuto botta per quasi due anni. Settantasette provvedimenti e qualche costituzionalista inalberato, fino alle elezioni del dicembre 2011, durante le quali i socialisti dell’italo-belga Elio di Rupo si aggiudicano la vittoria.

Prendiamo Bersani e ricordiamoci della N-Va Nuova Allenza Fiamminga del 2010, che i numeri non ce li aveva per governare, e mettiamoci di fianco Grillo che tira schiaffi alle probabilità di sostegno o cooperazione; prendiamo un Monti uscente, una situazione senza precedenti nella politica italiana, ed ecco che si aprono le acque per una fattibile assenza d’esecutivo. Se ce l’hanno fatta in Belgio, ce la facciamo anche qua. Vero ma, forse, non del tutto.

Che dire, il Belgio se l’è cavata anche bene, il PIL è cresciuto del 2,4% durante la mancanza di uno dei tre poteri, dopo la Germania, in classifica, c’era lui. Magari l’emulazione paga, nel vero senso della parola, e non è che non ce ne sarebbe bisogno. Secondo Grillo non serve un esecutivo per modificare la legge elettorale, o per i tagli alle province; ci sono partiti non eletti dal popolo e decreti governativi ribaltati in ricatto da voto di fiducia. L’invito del comico genovese è quantomeno chiaro: senza governo si può, prendiamo d’esempio i belgi perché il governo ciurla nel manico, e diamo una spinta al Parlamento che deve diventare sovrano.

Ok. Però l’Italia non è il Belgio. Sì, è vero che il PIL belga è aumentato, ma è anche vero che le etnie autonome dello stato federale godono di indipendenza amministrativa e di regolazione economica tali per cui il governo non può aprire bocca sulla governance locale, con la regione delle Fiandre in testa a tutti. Qualcuno ammette anche che la ripresa sia da addebitarsi a un ciclo positivo accompagnato da misure di austerity non bloccate da un Parlamento in solitaria durante i due anni in questione. Inoltre, il nostro governo uscente non possiede, forse, lo stesso rapporto con le Camere, a confronto con la vicenda dei colleghi europei.

Tra i vicini di casa, ci sarebbero altri esempi che si potrebbero seguire. Si pensi all’Islanda: anche lì hanno un comico-guida, e hanno anche riscritto la Costituzione grazie a 25 cittadini delegati alla raccolta delle proposte per le modifiche del testo, col patrocinio della popolazione che partecipa allo Stato grazie a una piattaforma on-line. Sì ma, ancora una volta, l’Italia non è l’Islanda, a cominciare dai numeri demografici, e non è un dato di poco conto. Altrimenti, potremmo seriamente imitare il parlamentarismo assoluto della Costituzione Grévy, quella francese di fine ‘800, così le Camere tengono in pugno l’esecutivo e non ci serve nemmeno il Presidente del Consiglio. Fine. Oppure, facciamo un misto di tutto e creiamo un modello ad hoc italo-belga-islandese, in stile ‘800 francese.

Comunque, di schemi da cui prendere spunto ce n’è a iosa. Tuttavia, si bada troppo poco alle spalle di un Paese, ai suoi retaggi (o no) sociali, alla densità di popolazione, alla storia che l’ha plasmato così com’è oggi; esportare modelli istituzionali potrebbe rivelarsi inadeguato, non esiste parità di condizioni. Dobbiamo rifare l’Italia, un’autentica e concreta Italia.

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