Published On: Ven, Apr 12th, 2013

Lo stallo italiano: il tennis degli irresponsabili

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di SALVO TARANTO – Il voto si è trasformato in vuoto. Gli italiani sono andati alle urne in fretta e furia, si sono precipitati ai seggi per accordare la propria fiducia a vecchi e nuovi partiti. Ma da quel 24 febbraio ad oggi è come se quell’urgenza fosse svanita davanti all’incapacità di un’intera classe politica di rivelarsi responsabile, di andare oltre gli interessi particolari ed avere una visione. Nel Paese tramortito dalla crisi, i suicidi si moltiplicano e assumono i contorni di omicidi di Stato, le imprese – anche quelle che hanno finora operato con saggezza – sono ad un passo dal tracollo perché rivendicano pagamenti che la pubblica amministrazione non ha ancora effettuato, gli ammortizzatori sociali sono agli sgoccioli e centinaia di migliaia di lavoratori in cassa integrazione rischiano di trovarsi a breve senza alcun reddito.

Questa è l’Italia reale, ad un passo dal caos. Eppure, mentre la casa brucia, i partiti continuano a spedire la palla nell’altra metà campo, come in certi interminabili incontri di tennis che si disputano sulla terra rossa. La stragrande maggioranza degli italiani assennati, di qualsiasi appartenenza politica, pretende che si compia una scelta: o un governo subito o nuove elezioni (cambiando prima il sistema elettorale).

Il Partito Democratico è diviso come mai era successo finora: l’unica novità è rappresentata dal fatto che adesso la contrapposizione non è più tra l’ala popolare e quella socialdemocratica. Il Pd assomiglia ad un pugile suonato ancora prima che i secondi vadano fuori dal ring e, paradossalmente, l’unico ad aver “suonato” il gong, Renzi, è sospettato di voler spaccare il partito. Il primo cittadino di Firenze, dopo essere rimasto in silenzio per settimane, viene accusato infatti di tradimento per aver inchiodato Bersani alle contraddizioni di una strategia che si è rivelata fallimentare. Il corteggiamento ai grillini si è rivelato infruttuoso e la sinistra italiana ha vissuto una delle pagine più umilianti della sua storia nel corso dell’incontro in diretta streaming con i “saputelli” capigruppo del M5S. Renzi ha messo il Pd davanti ad un bivio: intesa con il Pdl o nuove elezioni. Pare che la vecchia guardia democratica, dopo aver dato dell’inciucista al rottamatore, abbia “coerentemente” scelto proprio la prima ipotesi. Il sospetto è che la virata sia stata compiuta nella consapevolezza che, qualora si tornasse alle urne, l’unico candidato in grado di vincere sarebbe proprio Renzi, senza il quale invece Berlusconi non avrebbe ostacoli tra sé e Palazzo Chigi: è tale la repulsione nei confronti del giovane sindaco, da voler gettare alle ortiche l’unica possibilità di non consegnare di nuovo il Paese al Cavaliere.

Il Pdl intanto, semplicemente stando a guardare, proponendosi in modo astuto come salvatore della patria, è risalito nei sondaggi ed è ora il primo partito italiano. Il gioco dei berlusconiani è stato fin troppo facile: mentre Bersani si faceva prendere a calci dai grillini, il Pdl è apparso l’unica forza intenzionata a formare un esecutivo in grado di fronteggiare il disastro. La rimonta del centrodestra in termini di consensi si spiega ovviamente anche con la decisione di Grillo e Casaleggio di mettere sotto naftalina milioni di voti e di renderli totalmente ininfluenti, come i vaffanculo urlati in piazza. Un’occasione volutamente persa per trasformare in atti concreti un programma che contiene punti in comune con altri partiti.

Insomma, l’Italia esplode e i partiti si limitano a rimandare dall’altra parte le responsabilità: credono di prendere a racchettate delle palline, non sanno di giocare con le bombe a mano.

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