mafia_emilia

“La crisi finanziaria e la stretta creditizia fanno sì che le imprese siano pericolosamente attratte nel circuito dell’economia illegale. La recessione diventa un’occasione per la criminalità organizzata, per avvicinare ed assumere il controllo di imprese oltre che favorire condotte illecite come l’evasione fiscale e contributiva, il lavoro illegale e contabilità opache, creando un terreno d’incontro con l’economia criminale”. A dichiararlo, in base ai rapporti realizzati dalla Dia, (Direzione Investigativa antimafia) e dai magistrati della Dna (Direzione nazionale antimafia), è Franco Zavatti, coordinatore per legalità e sicurezza della Cgil.In base ai dati contenuti nei rapporti in questione, l’Emilia Romagna si troverebbe al terzo-quarto posto nella classifica delle tredici regioni del Centro-Nord per “rischio mafioso”. “La diffusione dei fenomeni corruttivi – spiega Zavatti – ci pone in terza posizione per i casi denunciati ed aperti per il reato di concussione. Siamo protagonisti, al secondo posto, della crescita dei reati riferibili al “fenomeno dell’usura e racket delle estorsioni”, con ben 243 casi segnalati e riguardanti “vittime prioritariamente fra commercianti, piccoli imprenditori e titolari di cantiere”. Manteniamo la quarta posizione per quanto riguarda i 44 casi avviati ed 81 soggetti denunciati, per i reati di “riciclaggio ed impiego di risorse di provenienza illecita”. Il Rapporto Dia sottolinea l’espansione del fenomeno e segnala il dato emiliano-romagnolo fra quelli degni di “maggior rilievo”. “Parlando dell’Emilia-Romagna, – conclude l’esponente della Cgil – il Rapporto saggiamente rileva quanto al nostro “tessuto di imprese fortemente permeato dall’economia cooperativa” la malavita vi contrapponga una sorta di cooperazione criminale”.

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