Maria Paiato in ANNA CAPPELLI, uno studio 1 (foto Pepe Russo) media

Considerata unanimemente da pubblico e critica una delle migliori attrici del teatro italiano, torna a Parma Maria Paiato, in scena con il monologo Anna Cappelli di Annibale Ruccello e la regia di Pierpaolo Sepe, a Teatro Due il 23 e 24 aprile 2013 alle ore 21.00, ultimo imperdibile appuntamento di questa lunga e ricca stagione teatrale.

Ambientato negli anni ’60 del boom economico, il monologo di Annibale Ruccello – geniale drammaturgo scomparso a soli trent’anni a meta degli anni Ottanta – racchiude la storia di una donna piccolo borghese, Anna Cappelli, osservata mentre scivola nella follia fino a farsi “mostro”.

Dopo Cara professoressa con la regia di Valerio Binasco, La Maria Zanella diretta da Maurizio Panici, Erodiade con lo stesso Sepe e molti ruoli diretta dal maestro Luca Ronconi del quale è ormai attrice di culto, Maria Paiato si conferma ancora una volta incontrastata padrona della scena nell’interpretazione di Anna Cappelli, “la migliore che finora si sia vista e ascoltata, – dice la critica – la più intensa e commovente, la più fraterna e inquietante”.

Il grande talento e l’intensità di Maria Paiato, che le sono valsi due Premi Ubu (2005 e 2006), due Olimpici del Teatro (2004 e 2007), la Maschera d’Oro 2005 e il Premio Eleonora Duse 2009, trovano in questo monologo tutto femminile espressione e esaltazione, dando voce e toni sempre diversi alla protagonista, fino al noir. Ed è proprio a partire da questi risvolti oscuri che il regista costruisce una tensione hitchcockiana durante tutto lo spettacolo, sfruttando appieno le doti della Paiato, che restituisce morbosamente, attraverso le espressioni del viso, le movenze e la voce, l’esperienza interiore del suo personaggio, il suo desiderio di possesso che confluisce nella disperazione del gesto finale.

Ruccello ha delineato una figura femminile sul limite della follia o dello sdoppiamento della personalità, anticipandol’imminente decomposizione della struttura sociale italiana, e in particolar modo delle sue donneterribili, professoresse o impiegate pubbliche, la cui quotidianità affonda in un perversioneomicida da cui non escono né come sante, né come mostri, ma come modelli deviati del presente.

«L’intelligenza dell’autore sta nel nascondere, dietro la follia della normalità, un processo culturale drammatico che ha vissuto il nostro paese – afferma Pierpaolo Sepe. La protagonista del dramma porta in sé la miseria degli anni in cui divenne importante avere piuttosto che essere. Il principio del possesso, che ancora guida le nostre vite, si affermò ingoiando tradizioni culturali nobili e preziose. Fu in quegli anni che nacquero i cannibali, i padri della cultura odierna».

Pierpaolo Sepe ha vinto in questa stagione teatrale il MArte Award – VIII edizione del premio italiano all’innovazione artistica per la regia di Anna Cappelliper essersi distinto nella scelta di messa in scena adoperando un linguaggio e una forma estetica ricca d’innovazione”.

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