Published On: Mar, Apr 30th, 2013

Riflessioni su una tragedia annunciata

palazzo_chigi

di Cristina Pomponi, criminologa

Onestamente: c’è qualcuno in ascolto che è rimasto stupito per il gesto violento e criminale compiuto domenica da Luigi Preiti, l’uomo che davanti a Palazzo Chigi ha sparato a due carabinieri e colpito di rimbalzo una passante?
Francamente, io no. Anzi, semmai sono stupita che tutto ciò non sia accaduto prima. Perché ormai sono anni che assisto ad un’escalation della rabbia e della violenza verbale un po’ ovunque: su Internet, nei commenti ai vari articoli di cronaca; nelle piazze, quando mi capita di ascoltare per caso le conversazioni di perfetti sconosciuti; in svariati luoghi di lavoro, raccogliendo gli sfoghi di imprenditori allo stremo e dipendenti disperati per l’ennesima “cura dimagrante” delle loro buste paga a causa dell’ennesimo balzello.
Siamo un Paese allo stremo con una classe politica che reagisce sostanzialmente in due maniere, nessuna delle quali risulta essere costruttiva né tantomeno produttiva: da un lato l’incitazione alla rivolta e al “vaffanculo”; dall’altro la presa in giro (“I ristoranti sono tutti pieni”) o l’insulto (“Se non si ha un lavoro significa che si è solo degli sfigati”). Che poi non mi sembra molto diverso dal leggendario “Se il popolo non ha il pane, che mangi le brioches”, erroneamente attribuito a Maria Antonietta di Francia.
Personalmente, d’altro canto, non riesco neppure a fargliene una colpa ai nostri politici, del non riuscire a capire i problemi del popolo: ormai sono troppo lontani dal modo di vivere e dai drammi, dalle estenuanti sfide, dalle difficoltà che la gente comune deve fronteggiare ogni giorno. La quasi totalità di loro ha il sedere su uno scranno bello comodo e caldo da tempo immemorabile: non sanno cosa vuol dire arrabattarsi per arrivare a fine mese, perché tra rimborsi, vitalizi e stipendio in sé si portano a casa uno stipendio a sei zeri ogni santo anno; non sono afflitti dalla frustrazione del vedere i propri figli passare da uno stage non retribuito ad un lungo periodo di disoccupazione, perché i propri riescono a parcheggiarli comodamente in posti di prestigio col minimo sforzo; non hanno idea di cosa significhi lottare per ore nel traffico o combattere con mezzi pubblici non funzionanti, perché godono di confortevoli auto blu con autista e possono prendere corsie preferenziali e, se vogliono, parcheggiare anche dentro il Colosseo; non subiscono gli sballottamenti di ore ed ore da un ufficio pubblico ad un altro per ottenere anche il più banale atto amministrativo, perché è sufficiente la chiamata dell’ultimo dei loro portaborse perché venga steso il tappeto rosso e gli archivi si aprano magicamente.
Insomma: della vita reale ne sanno ben poco. Chiusi nei loro magheggi di palazzo e sordi alle grida disperate di un popolo che non ce la fa più. Oltre che sordi, infastiditi: infastiditi al punto tale da rimandare al mittente con battutine becere ed insulti neppure troppo velati le richieste di soccorso di coloro che permettono a codesti soggetti di vivere nel privilegio e nell’impunità totali.
Da sempre l’Italia è un Paese che può vantare i migliori soldati ma i peggiori condottieri. E questo è valso in campo militare ma vale più che mai se trasponiamo la questione al campo civile. Siamo un popolo generoso, altruista, con una tolleranza e una capacità di sopportazione che dubito abbia eguali. Abbiamo risorse (spesso ereditate “gratis”, come l’immenso patrimonio storico-culturale) che tutto il mondo ci invidia. Abbiamo i cervelli, abbiamo le idee. Eppure siamo affondati e sprofondiamo sempre di più. E siamo inermi, impotenti, spettatori increduli di questo teatrino e di questo tourbillon di inciuci. Di questo, diciamolo chiaro: “prenderci per il culo”.
E allora di cosa dobbiamo stupirci quando vediamo un uomo apparentemente come tanti che imbraccia un’arma? Possiamo inorridire, possiamo condannare, possiamo pregare per le sue vittime, ma stupirci proprio no. Preiti, durante l’interrogatorio, ha dichiarato: “Ho voluto fare un gesto eclatante in un giorno importante: non odio nessuno in particolare ma sono disperato”. La forza della disperazione che spinge un uomo apparentemente per bene a fare del male a degli innocenti. Nella sua tragicità, questa vicenda è tremendamente ordinaria.
Ma resta comunque una vicenda su cui riflette, come già detto dalla sorella di Preiti: “Sono convinta, però, che anche la politica ha le sue colpe e dovrebbe riflettere su quanto è accaduto”. Credo che sia quello che tutti auspichiamo. Ma credo altrettanto fermamente che non accadrà. A pagare le conseguenze dell’ex uomo per bene sono stati tre innocenti. Tre innocenti che fanno parte di quel grande e generoso popolo di cui, ai potenti, non frega proprio niente.

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