chef

 

di Giorgia Fieni

Risposta: sì. O almeno lo siamo virtualmente. Guardiamo abbastanza trasmissioni di cucina da sapere come tagliare alla julienne, preparare una bisque e distinguere un baccalà da uno stoccafisso. La vera domanda però è: sappiamo cucinare sul serio o è tutta finzione?
I nostri avi erano capaci di farlo perché era stato loro tramandato, di persona, da mamme e nonne. Si sono allacciati il grembiule e hanno imparato a cuocere a bagnomaria, a non far sgonfiare il soufflé e a creare una camicia perfetta attorno alle uova. Era naturale, quasi parte del genoma, soprattutto femminile. Invece le giovani generazioni devono andare ai corsi per riuscirci; leggevo un commento di Marino Niola che scriveva: “Per fare un uovo al tegamino ci iscriviamo a un corso di Frittura creativa”. Ed è vero: amiamo riempirci la bocca con termini scientifici e modi di cucinare assolutamente innovativi e poi andiamo in crisi su quanto bisogna cuocere il coniglio e su come disporre razionalmente gli strati delle lasagne.
Perché lo vediamo fare in televisione a chiunque, e perciò pensiamo che sia tutto facile e facilmente riproducibile. Invece non è tanto semplice: ci vuole il forno giusto, una serie di coltelli adatti a tutte le esigenze e, soprattutto, una buona manualità. Quella che per prima veniva insegnata a mamme e nonne. Le stesse che soffrivano per questi insegnamenti. Sappiatelo dunque…stare tutto il giorno ad imparare nuove pietanze e a “fare esperienza” per loro era una fatica ed un sacrificio: avrebbero preferito uscire dalla cucina, divertirsi e imparare professioni come il medico e l’avvocato. Invece oggi tutti, maschi e femmine indistintamente, abbandonano carriere più o meno prestigiose per ritrovare in quell’ambiente fantasia e creatività. Non solo: il sogno dei bambini era fare la rockstar o l’attore…oggi li vediamo tenere in camera il poster di Gordon Ramsay, chiedere alla mamma perché non è capace di preparare torte sontuose come Buddy Valastro e, soprattutto, compilare la domanda per iscriversi alla prima edizione italiana di Masterchef junior.

Ma attenzione a coltivare i sogni di gloria: non è facile ottenere le stelle Michelin, non è facile portare in tavola pietanze calde e perfettamente cucinate per decine o addirittura centinaia di persone, non è facile inventare una ricetta mai sperimentata prima senza cadere nell’eccessivamente complesso o nell’errato amalgama dei gusti.
Quindi no, non siamo tutti cuochi.

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