Published On: Mer, Mag 29th, 2013

194, così sta morendo una legge

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di CRISTINA POMPONI – “Mi hanno abbandonato da sola, su un lettino, per 15 ore di travaglio senza darmi né antidolorifici né altro, in tutto l’ospedale c’era soltanto una giovane ginecologa non obiettrice, ma era sovraccarica di lavoro, così mi ha affidato, si fa per dire, alle cure di due infermiere, ho chiesto ripetutamente un po’ d’acqua, me l’hanno portata dopo ore e ore. Quando alla fine il mio disgraziatissimo bambino è nato, ed è morto subito dopo, una delle infermiere a bassa voce mi ha chiesto se non mi vergognavo di quello che avevo fatto… La ginecologa l’ha sentita e si è infuriata, quella ha risposto, è finita ad urli. Un dolore pazzesco. Ecco, così si abortisce legalmente in Italia”.

Questa è la testimonianza di Serena F., una donna che ha scelto di abortire per gravissime malformazioni del feto. Ed è una delle tante raccolte da Repubblica per un’inchiesta dal titolo “194, così sta morendo una legge”. Ma il reportage del quotidiano è solo uno dei tanti inascoltati gridi di allarme lanciati dalla stampa sulla (mancata) applicazione della legge 194 del 1978, quella che regola le interruzioni volontarie di gravidanza (o IVG). Perché, a 35 anni dalla sua emanazione, quello che sta accadendo è un ritorno al passato. Alle “mammane”, quelle donne che provocavano aborti fai da te in casa con metodi raccapriccianti.

Le statistiche parlano chiaro: l’obiezione di coscienza, nel nostro Paese, è arrivata a sfondare il muro dell’80% se consideriamo i medici ginecologi. Oltre il 50%, invece, sono gli anestesisti e gli infermieri che optano per questa scelta. Il risultato è che la possibilità di ricorrere all’IVG è completamente negata non solo in intere strutture ospedaliere, ma addirittura in intere province. Inoltre, i consultori stanno chiudendo uno ad uno (300 solo dal 2007 al 2010), nonostante l’intervento del Governo Dini, che nel 1996 stanziò 200 miliardi delle vecchie lire proprio per potenziarli.

I medici non obiettori sono oberati di lavoro. Non fanno che praticare aborti, da mattina a sera. Se vanno in ferie, com’è sacrosanto che sia, i centri dove lavorano vengono chiusi e spesso sono trattati come reietti, addirittura non considerati medici a tutti gli effetti. Giovanna Scassellati, medico all’ospedale San Camillo, raccontava in un’intervista di dieci anni fa:“Lavoro come una bestia. Da noi, all’ospedale San Camillo, si fanno 15 aborti al giorno. Io ho due specializzazioni, dirigo un reparto, ma non guadagno come un altro dirigente. Mi hanno tolto l’impiegato amministrativo. I colleghi visitano, si fanno pagare duecento euro, e poi le mandano qui. Tanto, ci sono io”

Testimonianza di una discriminazione evidente. Di un trattamento di serie Z verso chi garantisce l’applicazione di una legge dello Stato. Legge che, peraltro, prevede che nei nosocomi venga rispettata un’adeguata proporzione tra obiettori e non obiettori. Ma quell’80% di cui sopra parla chiaro, fa la spia su come, in realtà, questo non accada. Si è anche verificato che dei medici fossero assunti proprio perché non obiettori, per poter effettuare l’IVG in un dato ospedale, ma che abbiano deciso di obiettare a poche settimane dalla firma del contratto.

Interessante, d’altro canto, vedere come cambino le coscienze quando si decide di aprire il portafogli: al San Giovanni di Roma, dopo aver introdotto un gettone per l’effettuazione degli aborti, molti dottori hanno deciso di diventare non obiettori.

Sì, i soldi cambiano sempre tutto: sono numerosissimi ed acclarati i casi di chirurghi che si trincerano dietro l’obiezione nel pubblico, ma poi effettuano interruzioni di gravidanza nei loro scintillanti e luccicanti studi privati, per cifre che oscillano tra i 2500 e i 4000€. Questo, a quanto parte, è il prezzo dei loro valori e delle loro radicatissime convinzioni.

L’aborto è dunque un diritto solo per chi si può permettere di staccare un assegno da migliaia di euro? O per chi ha i mezzi per emigrare e rivolgersi in Francia, in Svizzera o nel Regno Unito? A quanto pare sì. L’ospedale di Nizza, Francia, rifiuta addirittura da alcuni mesi di ricoverare le donne italiane, tanto erano sovraccaricati dalle richieste delle nostre connazionali che non potevano vedere garantita la loro libertà di scelta nel nostro Paese.

Per tutte le altre, ovvero, secondo le statistiche, le minorenni, le immigrate magari clandestine, le fasce deboli della società, restano le mammane. Che con poche centinaia di euro e metodi raccapriccianti ti “liberano” del problema. E se arrivi in ospedale in preda a dolori atroci ed emorragie causati da questi interventi clandestini, devi pregare nuovamente di imbatterti in personale non obiettore, perché numerose sono state le denuncie verso medici ed infermieri che si sono rifiutati di assistere quelle “peccatrici”. Nonostante fossero in pericolo di vita. Nonostante la 194 dica chiaramente che l’obiezione di coscienza non può estendersi all’assistenza pre e post IVG.

Siamo un Paese in cui l’educazione sessuale è ancora considerata scabrosa, sporca, scandalosa. In cui le informazioni sui contraccettivi, tra gli adolescenti, troppo spesso vanno avanti per passaparola, talvolta fantasiosi.

Siamo un Paese in cui si innalza il vessillo dell’obiezione di coscienza persino contro la pillola del giorno dopo, che è un contraccettivo di emergenza (tanto che non funziona se vi è già stata fecondazione ed annidamento) e non certo un farmaco abortivo.

Siamo un Paese in cui è possibile persino che il farmacista ti rifiuti la vendita della pillola anticoncezionale. E questo è accaduto proprio a me, qui, nell’avanzata, civilissima e colta Parma. Pillola che peraltro mi era stata prescritta a scopo terapeutico e non come anticoncezionale.

E allora torniamo ai pigiami con su scritto “Non lo fò per piacer mio ma per dare figli a Dio” e alle mammane. A meno che, come già detto, non si decida (e non si possa) mettere mano al portafogli. Per la gente con la grana, il mondo è pieno di possibilità. E così è anche in questo caso, nonostante ci sia una legge dello Stato che tutela una libertà di scelta. Una legge che, in passato e numeri alla mano, ha funzionato. Ma che adesso sta morendo nell’indifferenza di molti, e per la felicità di alcuni. Che sono gaudenti nel vedere certe peccatrici soffrire.

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