Published On: Ven, Mag 17th, 2013

Banche: si salvi chi può

suicidi-crisi-economica

di MARCELLO VALENTINO – L’economia italiana si fonda sul credito che una banca decide di dare. Se vuoi fare qualsiasi attività e non hai soldi tuoi in Italia hai solo un’alternativa: rivolgerti alla più grossa organizzazione di potenziali tagliagola esistente. Nel momento che decidi che questa è la strada, devi ricordarti che sei entrato in un meccanismo assurdo ed usurante. Le regole delle banche sono come le regole della mafia. Se sgarri sei morto. Due tipi di morte diverse, ma morte comunque. Chi  ci convive e riesce a sopravvivere nonostante gli abusi e i soprusi, deve pagare un conto salatissimo alle stesse che comunque ti permetteranno appena di sopravvivere. Le spese del tuo conto corrente saranno la tua rovina. Per un povero imprenditore sarà veramente molto difficile capirlo ed interpretarlo. Tutto un meccanismo perverso elaborato da grandi esperti per mettere in difficoltà chiunque mediamente intelligente.

Per far capire a chiunque come funziona un normale conto corrente, faccio un esempio semplicissimo. Se hai 10mila euro e apri un conto corrente normale, presso qualsiasi banca e glieli depositi, ti aspetti che dopo un anno qualcosa ti rendano, e invece no. Come minimo, dopo un anno, diventano nel migliore dei casi 9700.

Come spiegarvi questo? Le spese del conto corrente. Allora perché portare in banca i propri risparmi se in un anno si perdono 300 euro? E dopo 10 anni, quanti? Come è possibile?

Ma questo è ancora nulla perché ti può capitare che un impiegato di banca, foraggiato dalla stessa banca, e spronato a vendere, ti consigli di fare un tale investimento che comunque non è garantito al 100%, che ti possa far guadagnare quello che l’impiegato ti promette. Gli inconvenienti sono scritti così piccoli che il 99% della gente non li legge mai. E allora scatta il trappolone, dopo un anno i tuoi soldi si possono anche dimezzare se non addirittura volatilizzarsi, vedi azioni Parmalat, bond argentini ecc… 

Insomma, un povero Cristo, che ha un po’ di risparmi, è meglio che stia alla larga dalle banche. Tra gli imprenditori la trafila è diversa, se hanno un’attivita che funziona e gli rende, le banche gli permetteranno di vivacchiare, accontentandosi delle normali negoziazioni che comunque rendono e anche parecchio. Ma se minimamente questa entra in difficoltà, allora la banca comincia ad esercitare la sua lenta ma inesorabile azione demolitrice. Prima ti comunica ad aumentare le spese e gli interessi, poi ti cambia il tipo di contratto in essere, fino ad arrivare a praticarti tassi da usura sul conto. Alla fine il povero Cristo soccombe perché impossibilitata a far fronte a tutte le spese, in gran parte provocate dalla banca stessa. Tra spese, tassi ed anatocismo, si trasforma in una vera e propria piovra strangolatrice. Come già spiegato altre volte, fare impresa in Italia è semplicemente impossibile, tra tasse allo Stato esosissimo, costo del lavoro enorme e banche vampiresche, la morte è l’unica cosa assicurata per ogni impresa. Lo sa molto bene Berlusconi che se vuole vincere contro questo sistema l’unica soluzione è allearsi con esso e farne parte. Ecco il motivo per cui fino ad adesso se l’è cavata e forse continuerà a farlo.

Solo il potere genera potere e solo il denaro può comprare il potere. Un groviglio di serpenti velenosi che convivono senza azzannarsi tra di loro. Solo schermaglie per occupare lo spazio-tempo e ingannare le masse che come le fate ignoranti continuano ad aleggiare in qua e in là facendo da onda a chi le cavalca.

Nei giorni scorsi è morto Andreotti ed io mi auguro  che ne muoiano mille e mille di Andreotti e che trovino dall’altra partre qualcuno che gli saldi davvero il conto e che l’inferno, se esiste, sia davvero per l’eternità. Perché è solo questa la speranza per gli uomini giusti, che esista l’inferno. Perché un giorno lassù, l’unica vera giustizia, quella divina, faccia il suo corso. E quella arriverà per tutti, eh se arriverà!!!

Cari lettori, lo so, è una magra consolazione, ma meglio di niente.

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