Published On: Gio, Mag 16th, 2013

Enrico Ceci: l’uomo che ha sfidato la Banca

Enrico Ceci-3

di BRUNELLA ARENA – Enrico Ceci, dipendente della filiale di Parma del gruppo Banco di Desio, nel 2008 denuncia attività irregolari all’interno dell’Istituto. Dopo 5 anni Bankitalia sanziona con 360mila euro il gruppo riconoscendo quegli illeciti, ne abbiamo parlato con l’interessato.

Nel 2008 lei denuncia delle irregolarità nel gruppo Banco Desio, di cosa si trattava? Come se ne è accorto?

Ho iniziato a lavorare alla filiale di Parma di Banco di Desio e della Brianza S.p.A., come operatore di sportello, ad inizio maggio 2008 e sono stato licenziato a fine novembre. Dal giugno 2008 ho cominciato a segnalare oralmente irregolarità ed illeciti ai miei superiori, a settembre 2008 ho trasmesso segnalazioni scritte seguendo una procedura interna alla banca fino ad arrivare ai vertici della stessa. Dopo un tentato trasferimento sono stato licenziato mentre ero in infortunio sul lavoro: per una caduta e conseguente trauma alla spalla mi è stato riconosciuto il 6% di invalidità. A gennaio 2009 ho presentato un esposto alla Banca d’Italia e il 19 maggio ne ho presentato uno alla Guardia di Finanza. Nel giugno 2009 sono stato interrogato per circa dieci ore dal GICO (Gruppo Investigativo Criminalità Organizzata) di Roma che svolgeva le indagini sul Gruppo Banco Desio per conto del PM Giuseppe Cascini. L’ irregolarità più eclatante riguardava la presenza di una pericolosa falla informatica, a tal proposito il GICO di Roma rileva che la cosiddetta falla informatica denunciata dal sig. Enrico Ceci <<consentirebbe potenzialmente alla filiale di disporre di liquidità da utilizzare per soddisfare, con anticipo sui tempi di “discesa” dei banchieri elvetici, eventuali urgenti richieste della clientela di Credito Privato Commerciale (la banca svizzera del Gruppo Banco Desio, ndr), successivamente, ripianate con le provviste gestite dai banchieri elvetici in favore dei clienti italiani>>. Esaminando la consuetudine ad effettuare versamenti/prelevamenti direttamente presso il domicilio di Clienti, il GICO di Roma trova conferma <<sulle sistematiche irregolarità nelle procedure interne, con significativi riflessi sulla normativa antiriciclaggio, inerenti il versamento/prelevamento di assegni effettuato direttamente presso il domicilio dei clienti più facoltosi da dipendenti>> di Banco di Desio e della Brianza e conclude: <<dette condotte … rivestono connotati di elevata pericolosità>>. Sulle cassette di sicurezza prive di contratto il GICO di Roma trova conferma di quanto già segnalato al PM Cascini in merito “all’utilizzo delle cassette di sicurezza come temporaneo deposito del contante prima di essere prelevato dai banchieri elvetici, per il successivo trasporto oltralpe”. Il GICO osserva che cassette prive di contratti possono essere anche utilizzate “come una sorta di deposito temporaneo per le così dette compensazioni tra conti diversi, accesi presso il CPC di Lugano”. Di tutto ciò mi sono accorto durante il lavoro alla filiale di Parma del Banco Desio.

Era il solo ad aver notato queste anomalie? O meglio, erano irregolarità che avrebbero potuto notare anche altre persone? E se sì, perché hanno taciuto?

La falla informatica e le altre anomalie potevano essere rilevate anche da altri colleghi. La mia prima relazione che segnalava la falla informatica è stata controfirmata dal mio superiore gerarchico diretto. Sono stato l’unico dipendente italiano a collaborare con il GICO di Roma, solamente nel 2012 un dirigente di Brianfid-Lux SA (la fiduciaria lussemburghese di Banco Desio) ha trovato il coraggio di denunciare operazioni sospette alla CONSOB lussemburghese (CSSF). I dipendenti bancari italiani solitamente non collaborano perché sanno che non esiste protezione per chi denuncia; inoltre sono consapevoli che la banca può inventarsi false motivazioni per licenziare chi ha denunciato irregolarità. E’ noto che la Magistratura Italiana non brilla per coraggio nelle azioni contro gli istituti finanziari che spesso non tratta come comuni cittadini.

Quando si è rivolto ai suoi superiori cosa le hanno risposto?

La risposta è stata prima un tentativo di trasferirmi in altra sede ed infine il licenziamento.

Aveva idea della situazione a cui sarebbe andato incontro?

Immaginavo che Banco Desio mi avrebbe vessato per via giudiziaria, quello che non mi aspettavo era di dover combattere più contro certi magistrati che contro la banca. L’istituto mi ha denunciato penalmente per tre volte e le denunce hanno avuto un iter travagliato: il fascicolo è passato da Monza a Milano, quindi a Parma, poi a Bologna e infine ad Ancona. Dopo questo giro di Procure le denunce sono state archiviate in velocità – su richiesta della Procura di Ancona – poiché completamente infondate. Quello che non ho apprezzato è stato l’atteggiamento della Procura di Parma: alle denunce del Banco Desio se ne sono aggiunte altrettante da parte dei due Giudici del Lavoro di Parma, ovviamente solo dopo avermi incredibilmente dato torto nella mia causa di lavoro contro Banco Desio.

In seguito ai fatti denunciati lei ha perso il lavoro? Al momento è impiegato? Pensa che sia possibile per lei ritornare al suo vecchio posto?

Sono rimasto disoccupato per alcuni mesi, poi ho lavorato a tempo determinato per altri istituti bancari. La vicenda con Banco Desio mi ha creato non pochi problemi e anche nell’ultima banca in cui ho lavorato, la Cassa di Risparmio di Cesena, ho denunciato la commissione di gravi illeciti penali all’interno della filiale di Parma. Come da copione sono stato licenziato. Oggi sono in attesa del pronunciamento della Cassazione a proposito di un asserito conflitto di competenza territoriale. Una volta ottenuta tale decisione, sarà il turno della Magistratura del Lavoro che già una volta si è pronunciata in mio favore. E’ evidente che per me trovare lavoro in Italia in ambito bancario sarà impossibile. Al momento il mio sguardo è rivolto ad altri settori ma mi accorgo di quanto le mie azioni con Banco Desio e Cassa di Risparmio di Cesena non siano viste di buon occhio. In Italia l’onestà non paga, ma non mi scoraggio: se per trovare lavoro sarò costretto ad abbandonare il mio Paese lo farò a testa alta.

Perché, secondo lei, adesso che Bankitalia ha riconosciuto la responsabilità ed è intervenuta con la sanzione, la Magistratura continua a non voler sentire ragioni?

Il riconoscimento di Banca d’Italia è stato comunque tardivo, ha assegnato un giudizio pessimo a Banco Desio in tema di antiriciclaggio ma è altrettanto vero che si è limitata a sanzionare per 360 mila euro i membri del Consiglio di Amministrazione e del Collegio Sindacale della banca (in carica nel biennio 2008-2009). La punizione corretta per Banco Desio sarebbe stata l’interdizione all’esercizio dell’attività bancaria. Ma la politica di Banca d’Italia è diversa: non ha commissariato Monte dei Paschi di Siena, né la Banca Popolare di Milano e non ha trovato il coraggio di commissariare Banco Desio. Il Tribunale di Roma sta perseguendo alcune società del gruppo Banco Desio e diversi manager delle stesse. A questo proposito, il 28 giugno 2013 è prevista, a Roma, l’udienza preliminare del procedimento: stando alle dichiarazioni stampa del nuovo amministratore delegato di Banco Desio, Banco Desio Lazio S.p.a. e Credito Privato Commerciale SA (la banca svizzera del Gruppo Banco Desio) chiederanno il patteggiamento della pena. A Parma, invece, i Giudici del Lavoro non hanno voluto sentire ragioni: perciò sono stato costretto ad appellare la sentenza a me sfavorevole alla Corte d’Appello di Bologna. Mi auguro così di poter ottenere giustizia e vedere riconosciute le mie ragioni anche dalla Magistratura del Lavoro.

Soddisfazione personale?

L’inchiesta di Roma su Banco Desio non è stata insabbiata e, grazie ad una mia richiesta di avocazione delle indagini, il primo agosto 2011 sono state chiuse le indagini preliminari. Il 15 novembre 2011 c’è stata la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di due banche del Gruppo Banco Desio (Banco Desio Lazio S.p.A. e Credito Privato Commerciale SA) e di alcuni manager delle stesse. Credito Privato Commerciale SA, banca svizzera del Gruppo, è stata posta in liquidazione. Brianfid-Lux SA, la cassaforte lussemburghese del Gruppo, è stata posta in liquidazione. Banca d’Italia ha sanzionato per 360 mila euro i membri del Consiglio di Amministrazione e del Collegio Sindacale di Banco di Desio e della Brianza S.p.A. (in carica nel biennio 2008-2009). L’ex amministratore delegato di Banco Desio Lazio S.p.A., Renato Caprile, ha patteggiato una pena di circa tre anni di detenzione. Il 28 giugno 2013, a Roma, due società del Gruppo Banco Desio chiederanno il patteggiamento. Diversi manager delle due società probabilmente dovranno fare lo stesso. Gli esperti calcolano che il Gruppo Banco Desio abbia subito un danno, anche reputazionale, pari a circa due miliardi di euro.

Tutto questo senza la mia battaglia non sarebbe accaduto. Dal punto di vista mediatico il mio caso è stato ripreso dai maggiori organi di stampa nazionali, sono stato intervistato da giornalisti italiani e stranieri in programmi come Report e il Nachtjournal, telegiornale serale di una delle più importanti emittenti televisive private tedesche a livello europeo. Sono stato l’unico dipendente italiano del settore privato ad essere citato come “whistleblower” (vedetta civica, ndr) da Transparency International Italia.

Info sull'Autore

Lascia un commento

XHTML: Puoi usare questi html tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Video Zerosette