C’è stata la possibilità che Expo 2015 (esposizione universale in programma a Milano tra due anni) diventasse un modello di “open data” per quanto riguarda i costi organizzativi. Appalti e ogni singola spesa erano pronti per essere messi in Rete, consultabili da tutti. Poi non se ne è fatto niente. Riccardo Luna, ex-direttore di Wired Italia, spiega cosa è successo nel suo nuovo libro “Cambiamo Tutto”.

Expo_2015_logo

Expo2015 è la storia di un fallimento. Il mio. Avevo accettato l’incarico di coordinatore dell’Innovation Advisory Board dell’evento milanese a patto che fosse fatta chiarezza totale su come si stavano spendendo i soldi. Mi sembrava l’unico modo per far guadagnare credibilità e quindi simpatia a un’operazione verso la quale la stragrande maggioranza dei cittadini prova fastidio e diffidenza. Come potrebbe essere altrimenti in un paese che ha fatto delle Grandi Opere o dei Grandi Eventi dei sinonimi di Grandi Abbuffate di soldi pubblici? Se non abbiamo nulla da nascondere mettiamo tutto in rete, dissi all’amministratore delegato di Expo2015 Giuseppe Sala: per tutto intendevo stipendi, incarichi e appalti. Sarà un modo per dimostrare che stiamo spendendo bene i soldi pubblici, aggiunsi, e anche uno strumento per resistere alle inevitabili pressioni dei politici per assumere qualche parente. Il fatto di mettere i nomi sul web è un deterrente formidabile contro le raccomandazioni indebite: «Al politico potrai dire: ok, assumo la tua amante ma con il web lo sapranno tutti subito». Sala accettò con entusiasmo il progetto OpenExpo che presentammo solennemente al ministero dell’Istruzione il 7 marzo 2012 portando a casa le lodi del ministro Francesco Profumo. Iniziammo subito a lavorare per “liberare i dati”, era una operazione sulla carta facile visto che la macchina di Expo2015 era appena partita e i dati erano ancora pochi, ma purtroppo ogni volta che si entrava nel merito ci scontravamo con un muro di gomma e di opacità. Decisi che in queste condizioni era meglio lasciare. Il 31 luglio lo comunicai “irrevocabilmente” a Sala, il quale due mesi più tardi mi ribadì la sua ferma volontà di realizzare OpenExpo. Siamo ancora lì credo.

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