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Il consigliere comunale di Parma Unita, Roberto Ghiretti, giudica positivamente il programma del Festival Verdi ma esprime delle riserve in merito alla gestione della Fondazione: “siamo ancora lontani dalla trasparenza”.

La presentazione del programma dell’edizione del Festival Verdi dedicata al bicentenario della nascita del Maestro rappresenta una buona occasione per fare un punto sulla situazione complessiva del Teatro Regio di Parma.

La manifestazione presentata oggi appare frutto di un evidente sforzo di conciliare esigenze di austerity con una proposta culturale degna del nostro teatro lirico e del Maestro di Busseto.

Se da un lato dunque sono soddisfatto di questo risultato, dall’altro non posso dimenticare che sono ancora tante, troppe, le questioni irrisolte sul piano amministrativo e gestionale.

Come consigliere comunale sono ancora in attesa di conoscere il bilancio consuntivo dell’edizione 2012 del festival, un fatto anomalo che non può trovare riscontro in una gestione della Fondazione che aspiri a definirsi “trasparente”.

Poco chiare sono anche le modalità attraverso le quali si è intenzionati a ricapitalizzare. Da una parte i soldi fin qui entrati sono andati alle banche, una scelta quantomeno discutibile, dall’altra si ha l’impressione che la Fondazione abbia l’obiettivo di reperire fondi attraverso nuovi prestiti bancari a garanzia dei quali rischia di essere messo l’Auditorium Paganini. Si tratta di una decisione grave, che meriterebbe attente valutazioni, ma della quale non si trova alcun riscontro nel dibattito pubblico.

Ultima questione irrisolta è quella relativa alla consulenza del dottor Luigi Ferrari. Nel bilancio della Fondazione Regio non c’è traccia del suo compenso, un fatto che lascia intendere che Ferrari sia tutt’ora un dipendente della Fondazione Toscanini. Un fatto anomalo che prefigura un conflitto d’interessi di cui non capisco l’utilità. Qual è il suo ruolo? Come viene pagato? Alla luce della sua presenza quali sono i rapporti tra le due fondazioni? Esiste un contratto?

Sono anche queste domande che non trovano risposta e sulle quali vorrei che si aprisse un dibattito chiaro, onesto e trasparente. Parole d’ordine che, sulla carta, abbiamo in comune con il Movimento 5 Stelle; vedremo se sapremo ugualmente tradurle in pratiche concrete.

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