Published On: Ven, Mag 17th, 2013

In ricordo di Agnese Borsellino

di CRISTINA POMPONI –

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Uno dei momenti più emozionanti e commoventi della mia vita risale a quando ho percorso quel tratto di autostrada maledetto della A29, quella che collega Palermo con Mazara del Vallo. Laddove persero la vita Giovanni Falcone, sua moglie e i suoi tre uomini della scorta. Difficile descrivere, senza apparire melensi o condiscendenti, quel groppo alla gola che mi rendeva arduo respirare. Ma questo è quello che ho provato.

Avevo 9 anni quando Falcone e Borsellino vennero assassinati. Allora non sapevo chi fossero e non potevo capire fino in fondo lo sgomento popolare per quelle morti. Crescendo ho capito il loro valore. Crescendo ho capito come siano stati strumentalizzati dopo il loro omicidio. E perchè il loro ricordo spunta fuori troppo spesso quando fa comodo, quando fa “scena”, e difficilmente per un reale sentimento di cordoglio o dolore.

La fiera dell’ovvio e della falsità, quest’anno, ha una crudele chance in più di andare in scena: meno di due settimane fa è venuta a mancare Agnese Piraino Leto in Borsellino.
Agnese Borsellino era un’eroina, come suo marito era stato un eroe. Il suo coraggio non è stato solo quello di stare sempre e comunque accanto ad un uomo che, citando Ninni Cassarà, definì se stesso come “un cadavere che cammina”, e questo già anni prima dell’attentato che lo uccise. Aveva avuto il coraggio di avere dei figli con lui, pur sapendo che avrebbero potuti portarglieli via in nome di quel collaudato sistema che prende il nome di “vendetta trasversale”.

Inoltre, Agnese Borsellino è sempre stata in prima linea nella ricerca della verità sulla morte del marito. Nonostante i depistaggi, le rivelazioni dei falsi pentiti, i tasselli del puzzle che cambiavano  in continuazione. Non ha mai smesso di credere nella giustizia e nella verità. Non ha mai smesso di lanciare messaggi di speranza ai giovani in generale e ai palermitani in particolare, tanto da dire, durante la sua ultima apparizione pubblica in occasione dell’inaugurazione dei nuovi uffici della Direzione Investigativa Antimafia di Palermo: “Questa città deve resuscitare, deve ancora resuscitare”.

Il cancro se l’è portata via, non le ha dato il tempo di continuare quella sua pacata, elegante ma decisa opera di affrancamento della sua amata città dal marcio che la infesta. Non ha mai cercato i riflettori, non ha mai cercato la ribalta. Dalle sue labbra, mai una parola di rabbia, di volontà di vendetta. Ogni sua dichiarazione era una grande lezione civile.

Il suo martirio bianco si è concluso pochi giorni fa, lasciando spazio al cordoglio vero e sentito, ma anche alle speculazioni e alle passerelle di rito. Perchè siamo tutti capaci di far scendere una lacrimuccia ed asciugarla con un lindo fazzoletto; meno persone, invece, sono disposte ad ascoltare veramente ed andare incontro alle non facili richieste che la vedova Borsellino aveva così signorilmente fatto da viva. In una società dove bisogna alzare la voce per farsi sentire, in cui paga di più il rumore della protesta più becera e sguaiata che una pacata e civile lotta contro la corruzione, le parole di Agnese sono rimaste inascoltate dai più.

Ma Agnese Borsellino ci ha lasciato un’eredità, non solo un esempio: un’eredità difficile da raccogliere, ma da cui non si può prescindere se vogliono ottenere quell’Italia pulita a cui in tanti aneliamo. Agnese voleva un Paese giusto, così come tanti. Lei è stata protagonista per tanti anni di questa lotta, ma ora tocca a chi condivide questo suo desiderio. Diceva che lei e i suoi figli non erano certo persone speciali, che anzi si sentivano piccolissimi di fronte a ciò che suo marito Paolo era stato ed aveva rappresentato. Ovvero un uomo onesto che non era voluto sfuggire alla propria condanna a morte, che aveva donato la propria vita per i propri ideali.

Nella sua ultima intervista aveva dichiarato: “Io non perdo la speranza in una società più giusta ed onesta, sono anzi convinta che sarete capaci di rinnovare l’attuale classe dirigente e costruire una nuova Italia, l’Italia del domani”. Questa è un’evoluzione che in tanti vorrebbero. In cui tanti sperano. E allora ricordiamoci tutti i giorni del sacrificio di questi uomini e donne dello Stato, e non solo quando ci sono gli anniversari della morte od avvenimenti simili. Teniamo bene a mente l’eredità morale di questi eroi, perchè loro non ci sono più; ed adesso, tocca a noi.

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