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di DIEGO GUSTAVO REMAGGI – L’immagine di Franceschini che, con la parannanza color amaranto serve ai tavoli della Festa dell’Unità è la foto di un tempo che non tornerà mai più. Anzi non sappiamo nemmeno se ci saranno ancora le Feste o se da questo governo in poi le chiameranno Tristi dell’Unità o, per essere più moderni: Tristi Democratiche.

In un certo senso, al governo sono tutti un po’ così, in area Pd, coi musi lunghi, gli occhi spenti, come una faccina dal sorriso incurvato verso il basso e, talvolta, qualche lacrimuccia che riga il viso sino ad arrivare alle labbra diventando salata. Le prime parole che ha pronunciato Epifani, appena eletto manco segretario ma “traghettatore”, sono state anch’esse tristissime: “Non potevo sottrarmi”. Parole che potrebbe pronunciare un uomo dopo aver ricevuto una mattonata in piena faccia mentre legge il giornale alla fermata dell’autobus.

Non lo immaginava nessuno, infatti, di rivedere belle sgargianti le facce di Brunetta, Cicchitto, Capezzone, Nitto Palma, proprio lì, in Parlamento, intenti tra sudate carte, processi, commissioni a fare accordi con quel che resta del Pd per portare avanti un governo, o meglio: il loro nuovo governo.

Subito dopo il tradimento di 101 dei suoi, Pippo Civati era abbattutissimo. Alla radio, con la voce triste, diceva: “Tanto, cosa volete che conti la mia opinione?”, mentre i conduttori lo rassicuravano e gli sussurravano: “Su Civati, non faccia così, non si butti giù, combatta!”. Sua figlia, piccolissima, piangeva e dietro di lui, in sottofondo si sentivano rumori di ambulanze e sirene. Lo scenario era apocalittico. Gianni Cuperlo invece, a quanto pare, se ne sta sempre solo a leggere sui divanetti del Transatlantico, secondo lui la Festa del partito quest’anno si farà anche se Lino Paganelli – patron da tempi immemori -, non ne è sicuro. Ci vorrà qualcuno, nel caso Paganelli si tirasse fuori, che si prenda la briga di “non sottrarsi” e con nessuna verve – e malcelato pessimismo – organizzi una schiera di volontari (anch’essi rigorosamente tristi) sbadati e brontoloni pronti a mettere su tavoli, tende e tendoni per la “madre” delle rimpatriate democratiche. L’estate delle larghe intese è alle porte, Pd e Pdl sono insieme al governo, tutti si preparano per il congresso d’autunno, tristi, arrabbiati, sfuggenti. Organizzare una Festa pre-congressuale del Pd vorrà dire anche invitare Alfano, Santanchè, Sallusti, lasciare fuori – forse – ancora una volta la Fiom, Nichi Vendola e tanti altri vecchi amici, rispettando quel clichè del partito con le porte aperte che sbattono per colpa delle “correnti”.

Non sarà affatto facile organizzare un ritrovo tra i tristi democratici, scegliere e attrezzare un luogo che ospiti: Bersaniani, Dalemiani, Bindiani, Lettiani, Giovani turchi, Cristiano sociali, Renziani, Veltroniani, Fassiniani, Semdem, Ecodem, Liberal Pd, TeoDem e areaDem. Non sarà facile affatto. D’altronde anche Nico Stumpo ha ammesso di non averne voglia: “La festa? Io quest’anno non voglio saperne proprio nulla”. Parole che pesano come la mattonata presa da Epifani in piena faccia, il quale, d’altronde, non potendosi ancora una volta sottrarre: ci sarà.

Ecco, la foto del Pd oggi è questa, un po’ mossa, in cui tutti non sanno cosa dire o pensare, i cui tutti rimangono sfuocati e colti di sorpresa, in cui Franceschini, ora barbuto, non si sa se servirà ai tavoli. Una foto di famiglia strappata che in autunno si cercherà di rattoppare con lo scotch. Sempre sperando che resista.

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