Published On: Ven, Mag 31st, 2013

Gli articoli de “il Giornale” che attaccano il procuratore Laguardia

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Di seguito l’articolo pubblicato domenica 26 maggio su “il Giornale”, a firma di Gabriele Villa, che si scaglia duramente contro il procuratore della Repubblica di Parma, Gerardo Laguardia.

“Abusivo? Diciamo che occupa un posto che non dovrebbe più occupare. Ma solo perché, ne siamo certi, il ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, non ha ancora avuto tempo di valutare la pratica che lo riguarda e perché il Csm, come al solito, è in tutt’altre faccende affaccendato. Fatto sta che Gerardo Laguardia, dal 2005 alla guida della Procura della Repubblica di Parma, un po’ come lo yogurt quando ce lo dimentichiamo in frigorifero, è abbondantemente «scaduto» dopo otto anni (quattro più altri quattro) di onorato servizio. Eppure, imperterrito, continua il suo lavoro. Con quella passione e quella tenacia che ha sempre mostrato in tutto questo tempo, quando si è trattato di indagare, di arrestare e persino di dimenticare in galera esponenti di primo e di secondo piano del Pdl locale. Buon ultimo l’ex capogruppo regionale pidiellino Luigi Giuseppe Villani, di cui recentemente ci siamo occupati su queste stesse colonne, perché lasciato, unico indiziato nell’inchiesta Public Money, agli arresti domiciliari in quanto «amico di Berlusconi e Alfano» e quindi con il loro aiuto, secondo le motivazioni del Tribunale del Riesame, decisamente avvantaggiato nel reiterare il reato di cui è accusato.

Ma questo è solo il contorno di una storia curiosa, l’ennesima, che riguarda la Procura di Parma sull’operato della quale, quando nella scorsa legislatura Filippo Berselli era senatore, ha presentato ben otto interrogazioni parlamentari perché si facesse luce e «al Csm si valutasse l’apertura di un procedimento disciplinare, verificando anche la compatibilità ambientale della permanenza di Laguardia nell’ufficio della Procura».
Ma intanto il Procuratore capo resta saldamente al comando, come ha spiegato in uno dei suoi soliti settimanali incontri del venerdì con i giornalisti locali, per non «lasciare orfani» i suoi sostituti procuratori e, soprattutto, per «spirito di servizio» e «senso del dovere», dato che l’organico della Procura, risulta sotto di tre unità. Ma come resta? Resta in veste di «reggente» e, dato i tempi lunghi del Csm è molto probabile, per sua stessa ammissione, che la sua «reggenza» si prolunghi fino al 2014. Eppure.

Eppure, se non andiamo errati la legge Mastella, una legge, dunque, dello Stato, prevede che, alla scadenza del mandato, il procuratore capo venga rimpiazzato, un minuto dopo, dal sostituto procuratore più anziano. Che, alla Procura di Parma ci risulta essere il pm Lucia Russo. Perché dunque la dottoressa Russo non ha preso il posto di Laguardia? E così le perplessità sull’imparziale figura del monarca della Procura di Parma crescono. «Perplessità», che, dopo le molteplici interrogazioni parlamentari del senatore Berselli, hanno spinto la procura di Ancona a indagare per abuso d’ufficio il procuratore Laguardia e la pm Paola Dal Monte. Berselli ha ripreso la notizia della stampa locale secondo cui Laguardia «ha effettuato più viaggi gratuiti all inclusive al seguito del Parma Calcio nelle trasferte di coppa». «Non è chiaro – ha denunciato Berselli – per quale ragione il procuratore Laguardia abbia usufruito di viaggi gratuiti, né se tale condotta integri una fattispecie di reato del pubblico ufficiale e/o una responsabilità disciplinare, tenuto conto della mancata astensione dello stesso dalla trattazione delle indagini sul crac Parmalat ed, in specie, della posizione dell’imputato Calisto Tanzi».

Poi c’è la conduzione dell’inchiesta Public Money. Un’iniziativa, secondo il senatore, giudiziaria ma soprattutto politica. Dove «nell’ordinanza c’è un attacco a un gruppo politico con insinuazioni su politici tirati in ballo in modo improprio». Nomi come quelli di Letta, Alfano, Berlusconi, Ghedini che «non rientrano nel contesto indagatorio» nomi pronunciati nel corso della conferenza stampa tenuta dal procuratore capo. Una conferenza stampa, quella a seguito degli arresti di Vignali, Villani, Buzzi e Costa, in cui in un video «sembra a Berselli che Laguardia legga stralci dell’ordinanza». Peccato però che esista l’articolo 684 del Codice penale che vieta la pubblicazione di atti, anche non coperti da segreto istruttorio, prima della chiusura delle indagini preliminari. Che dire? Disinvolto il procuratore, no?”

Ieri, giovedì 30 maggio, il Giornale, ha insistito nell’attacco al procuratore con un altro articolo intitolato: “Abusi e viaggi gratis: il procuratore di Parma è indagato da un anno”:

Non decidono. È passato un anno ma ancora non decidono. Eppure di «argomenti» su cui decidere ce ne sono. C’è la condotta, non proprio super partes, del procuratore capo di Parma, sì quel Gerardo Laguardia, specializzato nel dar la caccia ai pidiellini, che ha deciso di rimanere al suo posto nonostante (dopo otto anni di «governo») il suo mandato sia ampiamente scaduto.E ci sono anche certi comportamenti, non proprio cristallini, di uno dei suoi sostituti, Paola Dal Monte. Condotta e comportamenti che, oltre un anno fa, suscitarono l’indignazione del senatore del Pdl, Filippo Berselli. Che, davanti ad un certo odore di ingiustizia si sentì in dovere, per amore di giustizia, di presentare otto interrogazioni e un esposto alla procura generale della Cassazione perché venisse fatta chiarezza sulla «gestione» della Procura di Parma.
Arrivarono gli ispettori ministeriali e arrivò anche l’inchiesta, aperta, per competenza, dalla Procura di Ancona. Inchiesta della quale, un anno dopo, non si sa ancora nulla. Perché? Perché non si vuole arrivare a delle conclusioni? Perché «per approfondimenti» sono state chieste dalla Procura marchigiana due proroghe, la seconda scadrà a giugno, e probabilmente ne verrà chiesta una terza? Perché il 2 ottobre del 2012 è stato abbondantemente interrogato, come persona informata dei fatti, come «vittima» dei presunti soprusi della Procura l’ex comandante dei vigili di Parma, Giovanni Maria Jacobazzi che, immaginiamo, abbia raccontato dettagliatamente l’atteggiamento della Procura di Parma nei suoi confronti e quelle sue dichiarazioni non sono state apparentemente tenute in considerazioni dei magistrati di Ancona? Forse perché, azzardiamo, il caso Parma ha determinato una vera e propria spaccatura in seno alla Procura di Ancona che vede da un lato il procuratore capo uscente Elisabetta Melotti che, in quanto uscente, non vuole grane prima di lasciare la Procura e dall’altro il suo sostituto, Irene Bilotta che invece vorrebbe andare a fondo con le indagini?
Eppure i fatti meritano un approfondimento giudiziario. Vediamoli in rapida sintesi. Se è vero che lo stesso Laguardia ha, a suo tempo pubblicamente confermato che l’accusa che gli è stata mossa dalla Procura di Ancona è quella di abuso d’ufficio è altrettanto vero che restano ancora da chiarire per esempio quei viaggi gratuiti all-inclusive al seguito del Parma calcio nelle trasferte di Coppa, offerti dalla società sportiva a Laguardia e peraltro confermati dallo stesso Tanzi il 27 maggio 2012 sulla Stampa quando, raccontando la vita in carcere attraverso la voce del compagno di cella, l’ex patron di Parmalat, ebbe a dire testualmente: «Sull’aereo della squadra ho portato anche il procuratore che mi ha fatto rinchiudere qui dentro». Condotta quella di Laguardia che, aveva ipotizzato Berselli nella sua denuncia «potrebbe integrare una fattispecie di reato del pubblico ufficiale e/o una responsabilità disciplinare, tenuto conto della mancata astensione del procuratore capo dalla trattazione delle indagini sul crac Parmalat». Quanto al fatto che oltre a Laguardia sia indagata anche la pm Dal Monte titolare dell’inchiesta «Green money 2» (presunte tangenti e ammanchi nel bilancio comunale) che portò all’arresto di 11 tra amministratori e funzionari del Comune di Parma: tra cui appunto l’allora comandante dei vigili urbani, Giovanni Maria Jacobazzi, ufficiale dei carabinieri in aspettativa.
Berselli, allora alla commissione Giustizia del Senato eccepì una lunga serie di irregolarità. Tra cui il fatto che Laguardia avrebbe violato il segreto istruttorio nella conferenza stampa in cui rivelava particolari dell’operazione «Green money». Mentre è decisamente curioso il comportamento della pm Dal Monte il cui marito, Alberto Cigliano, aveva chiesto di concorrere al posto di comandante dei vigili di Parma pochi giorni prima che la moglie facesse arrestare il comandante Jacobazzi per concussione e corruzione. La Del Monte non fu certo tenera con Jacobazzi, interrogandolo dopo oltre un mese di carcere e disponendo i domiciliari (a 500 chilometri da Parma) il giorno dopo il colloquio sostenuto dal marito per ottenere il trasferimento in città.

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