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di MASSIMILIANO PARENTI – Accendere la televisione alla sera per assistere ad un qualunque telegiornale – si sa – è un’operazione masochista. Si può scegliere tra il terrorismo psicologico di tg5 e tg1 che tra un servizio e l’altro sulla grandezza di un piccolo uomo raccontano come nell’ultima settimana l’inflazione sia salita del trecentoquaranta per cento e il viso triste e sciupato ma affidabile del buon Mentana, noto tuttavia per non essere esattamente il capo degli ottimisti.  Molti gettano la spugna: Blob o le previsioni meteo sembrano buone alternative. Tuttavia è accaduta una cosa che mi ha lasciato di stucco e mi ha fatto riflettere. Per una volta in televisione c’era una favola.

La favola che ho ascoltato – ve lo giuro! – narra di un uomo appena nominato presidente del consiglio che ha dichiarato quanto segue: “Stop all’Imu a giugno, rinuncia dell’aumento dell’Iva, via il Porcellum e le province, basta con il finanziamento pubblico ai partiti”. Roba da fare impallidire addirittura il Movimento cinque stelle, ma che dico, azzarderei perfino Cetto Laqualunque. Il temperamento sobrio e misurato di Letta ha convinto tutti: dalla destra alla sinistra, dissidenti compresi. Mi sorge dunque un dubbio: stiamo parlando dello stesso paese che ha approvato la legge sul conflitto di interessi, che ha permesso che venisse promulgata la famosa “porcata” elettorale, che ha concesso a un solo uomo di accaparrarsi stampa e televisioni, oppure ci troviamo sul serio in uno di quei posti incantati delle favole, in cui arriva il paladino a sconfiggere il drago Imu con un colpo di spada? Purtroppo siamo consapevoli di essere nel primo caso: sono sempre loro. Il testo che ha letto Letta, pur comprensibile nel momento di stallo economico e istituzionale nel quale siamo impantanati, ha bisogno di un ulteriore tassello, a mio avviso, per essere compreso fino in fondo: ecco che spunta dunque nella mia mente l’immagine nitida di un uomo disperato che, proprio nel giorno del giuramento del famoso governo inciucio riesuma gli anni di piombo con quello che si potrebbe definire un attentato fallito (a quanto pare puntava ai politici).

Le promesse di fantapolitica del nuovo governo, alla luce di ciò, prendono un’altra piega. Mi immagino che durante i cinquanta minuti di discorso al presidente del consiglio sia sceso un brivido freddo lungo la schiena: mi auguro tuttavia che serva per ricordargli quale importante scettro gli è stato affidato, che comprenda qual è il vero grado di sopportazione di chi non riesce ad arrivare a fine mese, che abbia capito, infine, che si tratta dell’ultima vera possibilità che ci è rimasta prima di fallire: non è concesso più sbagliare. Mi auguro che il brivido che ha – e hanno –  provato di fronte alla possibilità di un secondo episodio del genere possa trasformarsi benevolmente in un sentimento diverso, di vere riforme, di vera repubblica, che li spinga a fare quello che non hanno mai fatto in vent’anni: il loro lavoro.

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