Published On: Gio, Giu 20th, 2013

Violenze contro le donne: la situazione a Parma

Intervista a Samuela Frigeri, direttrice del Centro Antivolenza di Parma
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di BRUNELLA ARENA – Le donne non si toccano nemmeno con un fiore. E’ quello che ci hanno sempre detto e ripetuto da bambine e che noi stesse abbiamo ripetuto ad amici e compagni, crescendo, a sottolineare non solo il diritto a una vita serena ma un’uguaglianza fondamentale tra uomo e donna. Ma, c’è un “ma”, se il detto è stato coniato con destinatario univoco il motivo è che la violenza, di qualunque tipo, sulla donna è sempre esistita. Le pagine dei principali quotidiani nazionali sono piene, ogni giorno, di episodi di violenza, alcuni ai limiti del decesso, sulle donne, di qualunque età, religione o etnia. Come in altre parti del Paese anche a Parma esiste un Centro Antiviolenza per aiutare, sostenere e ascoltare le donne che hanno subito violenza o che si trovano in situazioni a rischio, a descrivere la situazione in città è stata la direttrice del centro, l’avv. Samuela Frigeri.
Da quanti anni esiste il Centro Antiviolenza di Parma? Esiste una stima anche approssimativa del numero di donne assistite?
Il centro è stato inaugurato nel 1985 e dal ’91 ospita le donne in case di accoglienza offrendo ascolto, informazione, sostegno e mostrando percorsi e soluzioni per ricominciare; vengono ospitate almeno per sei mesi, poi dipende anche dai tempi necessari per trovare un’altra casa e un lavoro che  gli consenta di mantenersi. Per quanto riguarda i numeri, nel 2012 le donne che si sono rivolte a noi per chiedere aiuto sono state 223, quelle ospitate in casa 23 con un totale di 29 figli. La maggioranza di quelle che ci hanno chiesto aiuto sono italiane (57%) e la restante percentuale (43%) straniere. Dal 1998 ad oggi le donne ospitate nelle nostre dimore di accoglienza sono state 172 con un totale di 168 figli. In genere il numero le donne che ci chiedono aiuto sono per la maggior parte italiane perchè dispongono di altre risorse sul territorio cui fare riferimento per ospitalità (parenti, amici, ecc) invece le donne che chiedono ospitalità sono perlopiù straniere proprio perchè nella maggior parte dei casi manca la rete familiare e territoriale.
Le donne ospitate sono state vittime di violenze fisiche e psicologiche, quale delle due viene denunciata maggiormente? 
La violenza può essere, naturalmente, di tanti tipi: fisica, psicologia, economica, anche perchè in genere è un’escalation, quindi è difficile dire quale sia la tipologia più denunciata. Però la violenza economica è molto subita, anche perchè ne esistono di tanti tipi, dalla richiesta dell’uomo alla donna di abbandonare il lavoro, alla negazione di poter gestire denaro o addirittura il proprio stipendio, alla pretesa che lo stipendio venga dato interamente all’uomo. In questo modo, senza lavoro e senza denaro, la donna, naturalmente, fatica ad inserirsi nella società, ha paura, per esempio, che senza un reddito le possano togliere i figli, una cosa su cui, dal punto di vista psicologico, chi usa violenza, spinge molto.
Le donne si rivolgono a voi anche senza aver denunciato chi gli ha fatto del male? Che tipo di protezione viene data alle ospiti e come opera il Centro?
Per quanto riguarda la denuncia, noi ospitiamo, accogliamo ed ascoltiamo tutte, che abbiano denunciato o meno e che abbiano intenzione di farlo o meno, non sta a noi imporlo o chiedere loro di farlo. Ci sono capitati anche casi di donne che avessero semplicemente bisogno di essere ascoltate e devono sapere che da noi possono farlo. Non possiamo parlare di protezione vera e propria, certo esiste, per esempio, una casa ad indirizzo segreto dove chi è a rischio può trovare accoglienza ma noi offriamo tutela e non ci sostituiamo alle forze dell’ordine che sono addette alla protezione vera e propria. Il Centro, piuttosto, attiva risorse e soluzioni sul territorio, anche in collaborazione con le forse dell’ordine, appunto, nell’ottica di offrire aiuto e percorsi per una nuova vita, le decisioni spettano alle nostre ospiti e sono prese in totale autonomia. Consigliamo, per esempio di cambiare scuola ai figli, di sostituire la sim del telefono, le aiutiamo a cambiare casa e a cercare lavoro.
Quelli denunciati sono casi episodici di violenza o anche situazioni che si perpetuano da anni?
Non sono mai episodi singoli, sono sempre situazioni che vanno avanti da anni, spesso anche tanti anni. Noi lavoriamo con donne dai 25 anni in su e si arriva anche ai 50 quando la donna, semmai dopo una vita di violenza quando i figli sono ormai grandi e fuori casa riesce a trovare la forza di chiedere aiuto; in genere sono situazioni che si protraggono da così tanto tempo che hanno innescato un meccanismo per il quale la donna pensa che quella sia l’unica vita possibile. Noi le aiutiamo a trovare altre prospettive con veri e propri percorsi di rieducazione.
E’ mai successo che donne che avete aiutato siano tornate a chiedervi aiuto per lo stesso motivo? E soggetti che siano tornati a vivere o ad avere rapporti con chi gli ha usato violenza?
Sì, è successo che persone che abbiano fatto il percorso con noi siano poi, per così dire tornate indietro e siano, successivamente tornate a chiedere aiuto e che uscite di nuovo da quelle situazioni le abbiano archiviate per sempre. Il fatto che ritornino da noi con le stesse richieste di aiuto è, per il Centro, un fatto positivo perchè vuol dire che il supporto e il sostegno sono stati effettivamente percepiti come reali ed evidentemente con noi hanno sentito un senso di sicurezza. Anche il tornare indietro è comprensibile perchè, proprio in virtù di un percorso di riscoperta di sè e rieducazione, molte donne provano a tornare indietro per reimpostare una storia, una matrimonio, una convivenza o qualunque altra situazione le abbia danneggiate. Fortunatamente mai nessuna storia è finita in modo tragico, anche quando c’è stato un riavvicinamento.

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