Published On: Mer, Giu 26th, 2013

Berlusconi condannato a sette anni

BERLUSCONI
di DIEGO GUSTAVO REMAGGI – Quando Silvio Berlusconi prese in mano il telefono da Parigi quasi tre anni fa (27 maggio 2010) iniziò, agli occhi dell’Italia e del mondo – che lo vennero a sapere con qualche mese di ritardo – , una storia brutta fatta di donne, bugie e reati camuffati da innocui vizietti tra amici: compagni di cene e divertimenti. Dalla capitale francese, nella notte, il Cavaliere telefonò più volte in Italia, facendo pressioni sui funzionari della questura di Milano affinché rilasciassero una ragazza fermata per furto, senza documenti, scappata di casa e in eterna lotta con le comunità in cui era stata collocata. Karima El Mahroug, in arte Ruby Rubacuori, non doveva essere trattenuta soprattutto per i suoi alti legami familiari con il presidente egiziano Hosni Mubarak, che avrebbero sicuramente causato un incidente diplomatico. A quella storia di nipoti e sovrani, inventata dalla fervida mente dell’allora presidente del Consiglio, hanno creduto in pochi. Già, perché le origini di Ruby vennero subito chiarite: famiglia umile, marocchina e soprattutto nessuna parentela con presidenti o sovrani di stati arabi. Ad ammetterlo fu la stessa Giorgia Iafrate, funzionaria di polizia che nella notte tra il 27 e il 28 maggio gestì la vicenda. A ricevere le prime comunicazioni di Berlusconi fu però Pietro Ostuni, capo di gabinetto della questura di Milano, a cui il presidente indicò chiaramente (reato di concussione) di non riportare Ruby in una struttura di accoglienza ma di affidarla alla allora consigliera regionale del Pdl Nicole Minetti che sarebbe arrivata a prenderla in breve tempo. La questura obbedì e Ruby uscì senza alcun problema per rifugiarsi poi in un appartamento di Milano assieme alla prostituta brasiliana Michelle Conceicao, la prima che, assieme a Miram Loddo, telefonò al Cavaliere per informarlo del fermo di Ruby.
Perché tutto questo movimento per non far trattenere una giovane marocchina in questura? Silvio sapeva che Karima era una ragazza semplice, una donna esuberante e spesso chiacchierona, che non avrebbe avuto problemi a raccontare in qualche comunità (come poi di fatto fece a Genova, dopo una violenta lite con la Conceicao) i suoi rapporti con “Papi”, tra febbraio e maggio del 2010, “atti sessuali in cambio di denaro e altre utilità” quando lei era ancora minorenne (reato di prostituzione minorile). A gennaio del 2011 alla Camera arriva la richiesta di autorizzazione da parte della Procura a perquisire l’ufficio di Giuseppe Spinelli, ragioniere di Berlusconi e colui che inviava bonifici a diverse ospiti delle serate trascorse allegramente a villa San Martino. In 500 pagine di allegati, i pm ricostruiscono il “sistema Arcore” in cui Lele Mora ed Emilio Fede avrebbero scelto le ragazze da portare a Berlusconi, tutte giovani donne che si sarebbero poi concesse al premier nella sua elegante residenza brianzola in cambio di denaro e regali. Tra di loro, c’era anche la minorenne Ruby.
Riassumendo, per evitare che la marocchina parlasse delle sue prestazioni sessuali in cambio di denaro, il Cavaliere costrinse i funzionari della questura a rilasciare la minorenne: concussione per non far emergere la prostituzione minorile. Ma c’è di più, per le giudici Turri, D’Elia e De Cristofaro, Berlusconi avrebbe commesso un reato di concussione piena, per “costrizione”, la più pesante, e non quella più morbida per “induzione”, da qui la decisione di condannarlo ad una pena ancor più pesante di quella richiesta dall’accusa: 7 anni e interdizione perpetua dai pubblici uffici. Come se non bastasse, poi, ad avere la peggio sono stati anche innumerevoli testimoni che avrebbero raccontato un sacco di frottole sulle serate di Arcore “eleganti e senza sesso”, e sulle pressioni inesistenti di Berlusconi sulla questura. Ad entrare nel calderone e in quello che in futuro si potrebbe chiamare “Ruby 3”, ci sono veramente tutti, il viceministro agli esteri Bruno Archi e la funzionaria di polizia Giorgia Iafrate, gli “amici” Giorgio Puricelli (ex consigliere regionale Pdl) e l’ex direttore del tg5 Carlo Rossella, ma anche i musicisti Mariano Apicella e Danilo Mariani. L’onda delle “Papi girl” è poi enorme, molte di loro continuano, tra l’altro, a ricevere stipendi altissimi oltre che bonifici o regali: Eleonora e Concetta De Vivo, Marysthell Polanco, Michelle Conceicao, Cinzia Molena, Miriam Loddo, Francesca Cipriani sono solo alcune delle più famose. La procura di Milano deve adesso valutare se chiedere il rinvio a giudizio per falsa testimonianza dei nomi indicati dalle giudici. In teoria la procura potrebbe riconoscere anche nuovi reati da ricondurre a Silvio Berlusconi come corruzione in atti giudiziari o subordinazione di testimoni: altro giro, altri processi?

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