fallimento

In quattro anni la crisi ha disintegrato il 15,3% del potenziale manifatturiero, ha fatto collassare 55 mila imprese, cancellato 539mila posti di lavoro e ora il rischio è di superare i 724mila. L’ultimo rapporto di Confindustria racconta un’emorragia insanabile: “Chiudi le imprese, chiudi i capannoni, gli impianti: sono cose che hai perso – dice il direttore del Centro Studi Luca Paolazzi che, per spiegare l’entità del fenomeno, arriva a paragonare l’industria manifatturiera alla distruzione di Pompei -, “non è che il manifatturiero arriva come il petrolio nel sottosuolo. È qualcosa di prezioso che ci è stato consegnato da chi è venuto prima di noi, nulla ci garantisce che stia in piedi, quello che è successo a Pompei può accadere anche al manifatturiero”. “Bisogna subito invertire la rotta, ci dobbiamo tutti rimboccare le maniche perchè il Paese ha un bisogno disperato di crescita”, avverte il presidente degli industriali Giorgio Squinzi.

Confindustria lancia così 5 proposte al governo per evitare il baratro in cui sta precipitando anche il Nord. E dunque: semplificazione, taglio «drastico» dei costi per le imprese, pagamento di tutti i debiti della pubblica amministrazione, mercato del lavoro «meno vischioso», detassazione degli investimenti in ricerca. Anche perchè un punto di crescita del manifatturiero equivale a un punto e mezzo di Pil.

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