Published On: Mer, Giu 5th, 2013

Dubbi su certificazione della pesca

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di GIADA BERTINI – La certificazione relativa alla sostenibilità del pescato potrebbe essere inaffidabile. E’ quanto sostiene una ricerca pubblicata sulla rivista “Biological Conservation”, secondo cui tale certificazione sarebbe accordata anche ad aziende ben poco attente al rispetto della biodiversità. Sotto accusa è finito il Marine Stewardship Council (MSC), il più importante ente certificatore a livello mondiale, che controlla l’8% di tutto il pescato del pianeta, pari a un valore di 3 miliardi di dollari. I ricercatori hanno messo in evidenza alcune criticità legate al rilascio della certificazione. Prima fra tutte, l’eccessiva discrezionalità lasciata agli ispettori nel determinare se una impresa rispetta o meno le tre prescrizioni dell’MSC: sostenibilità della pesca, impatto limitato sugli ecosistemi marini, esistenza di regole efficienti che presiedono alla gestione delle attività di pesca. Sostiene la ricerca: “Le valutazioni fornite dagli ispettori si sono dimostrate discordanti tra loro, con il risultato che l’attestazione è stata spesso assegnata ad aziende ben poco sostenibili dal punto di vista ambientale”. “Come nel caso di un’impresa canadese nelle cui reti sono finiti migliaia di squali, pesce spada e tartarughe marine, tutte specie considerate in pericolo e per questo protette. – spiega Ilaria Ferri, direttore scientifico E.N.P.A. – Non si tratta quindi di una posizione solo animalista la nostra, ma di una argomentazione basata su ricerche e principi scientifici”. Dalla sua istituzione, nel 1997, l’MSC ha dato il proprio placet a ben 170 ditte, 19 delle quali sono finite sotto accusa e 18 di si sono viste ritirare la certificazione. Conclude Ilaria Ferri: “L’unico modo efficace per tutelare le specie a rischio, per proteggere la biodiversità del mare, per non violare i diritti di altri esseri viventi, è quello di non catturali né per fini alimentari né per compiacere l’industria della cattività proclamando una moratoria globale. Ed è proprio questo ciò che chiediamo con la nostra campagna ‘Salviamo il Mare’”.

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