Published On: Ven, Giu 14th, 2013

Fare per fermare il cretino

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di SALVO TARANTO – L’Italia è una Repubblica democratica fondata sui cretini: è innegabile. Senza il cretino, infatti, verrebbe meno lo splendido equilibrio del nulla su cui si regge il nostro Paese. I cretini sono un esercito che marcia sulle nostre vite garantendo la sopravvivenza del sistema che condannano. Assicurano la conservazione della loro specie rincorrendo, come criceti su una ruota, l’illusione di un cambiamento che serve soltanto a salvaguardare lo status quo: chi meglio di un cretino può sostenere con sdegno rivoluzionario che i politici siano tutti uguali e continuare a votare sempre gli stessi? Chi meglio di un cretino può lamentare l’assenza di democrazia e delegare la soluzione dei problemi al solito uomo della provvidenza?

I cretini hanno sempre fatto parte di questa nazione – non l’hanno invasa – e si sono moltiplicati grazie alla distruzione graduale ed inesorabile della scuola pubblica. La strage infinita di cervelli divorati da calcio, ballerine scosciate e programmi televisivi di lobotomizzazione di massa, ha poi completato l’opera consentendo ai cretini di raggiungere i più alti livelli di formazione. Il cretino, occorre precisarlo, è molto spesso in possesso di prestigiosi attestati di istruzione: è il più delle volte laureato, per anni ha letto distrattamente libri senza capirci nulla, si è impegnato il meno possibile e controvoglia esultando come un medagliato olimpico per un 18 regalato ad un esame. Con il minimo sforzo ha però strappato una pergamena da incorniciare e appendere sulle pareti di casa come un monumento alla scaltrezza. Il cretino, in forza dei traguardi formativi raggiunti, siede dietro scrivanie importanti facendo della sua incapacità un motivo di vanto, mostrando uno slancio superiore rispetto a quello di chi purtroppo è dotato di intelligenza: l’intraprendenza del cretino è rinomata e ciò lo rende pericoloso quanto il disonesto.

Il cretino affolla partiti, aziende, università, tangenziali, bar, stadi, ospedali, discoteche, e con la sua presenza ricorda provocatoriamente a chi cretino non è quanto l’Italia sia spacciata. Il cretino non capisce e finge di non capire, è un professionista del risparmio energetico e non fa mai nulla in più di quanto gli è richiesto, scarica sugli altri la responsabilità degli errori ed è inesorabilmente lento. Ma, soprattutto, il cretino si lamenta. Si lamenta di altri cretini che magari cretini non sono, di chi pretende da lui un impegno maggiore o il rispetto delle regole. Li relega, per questo motivo, al rango di rompicoglioni. Il cretino mette i bastoni tra le ruote e impedisce all’altro di applicare le proprie capacità perché, in caso contrario, sarebbe costretto a svenarsi di fatica. Il cretino è infastidito dagli scioperi, dice che non se ne può più, attacca i sindacati definendoli inutili a meno che, ovviamente, sia anche lui un sindacalista o uno dei lavoratori che rischiano di perdere il posto. Il cretino si strappa i capelli davanti ai servizi pessimi ai quali non avrebbe neanche diritto di accedere in quanto evasore incallito. Il cretino pensa che il matrimonio gay sia contro natura “perché l’Italia è una nazione cattolica”, vorrebbe che i clandestini tornassero a casa loro, e poi bestemmia regolarmente per un rigore non concesso alla squadra del cuore e si rivolge, da bravo marito, alle cure di lucciole senza permesso di soggiorno. S’indigna per il prezzo della benzina e poi rimane per minuti fermo in auto con il motore acceso e l’aria condizionata sufficiente ad innescare una nuova glaciazione. Maledice la politica sudicia fina al midollo e poi chiede favori all’assessore amico, pretende più sicurezza ma si innervosisce se viene fermato per un controllo. Il cretino fa carriera perché è imbattibile nel far sentire un cretino più in alto di lui il migliore dei cretini possibili: accade nei partiti grandi e piccoli, dove basta dire di sì a tutte le porcate per meritarsi riconoscenza, o nelle aziende dove, davanti all’ennesimo esempio di imbecillità da parte del capo, il cretino evita di contrastarne le decisioni contribuendo ad affossare l’azienda.

Nessuno ha mai potuto effettuare un censimento dei cretini ed il loro numero non è calcolabile. Non è dunque possibile sapere se i cretini siano maggioranza o minoranza nel Paese, ma in ogni caso, sono loro a premere l’acceleratore verso l’abisso. E se ad intossicare il presente e compromettere il futuro sono i cretini, se sono loro a dettare le condizioni nonostante l’esistenza di una controparte sulla carta più dotata, vorrà forse dire che chi non crede di esserlo, cretino lo è almeno in parte: siamo tutti un po’ cretini quando ci voltiamo dall’altra parte, quando ci lamentiamo senza prendere “il bastone e tirare fuori i denti”, quando lasciandoci sconfiggere dalla rassegnazione e meditando una fuga all’estero la diamo vinta ai cretini. I cretini sono ovunque, e votano.

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