Published On: Mer, Giu 12th, 2013

Il centrosinistra torna alla conquista dell’Italia

Flop per Pdl, Lega e 5 Stelle. Centrosinistra primo in 16 capoluoghi, compresa la Capitale

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di Diego Gustavo Remaggi – La foto di Alemanno che piange tra le braccia di un collaboratore è tutto quello che rimane della più grande sconfitta del centrodestra in Italia negli ultimi 20 anni. Voto dopo voto, sezione dopo sezione, con l’astensionismo a farla sempre da padrone, gli italiani hanno scelto di accantonare gran parte della loro storia recente, facendo fuori dalle amministrazioni locali sia Pdl che Lega. Il risultato quasi tennistico (16 a 0) per quanto riguarda i grandi capoluoghi è sintomatico di una voglia di cambiamento repentina che non ha nulla a che vedere con i risultati delle elezioni politiche di febbraio. In questo senso, la vittoria di Debora Serracchiani in Friuli è stato come il primo fiore sbocciato di una nuova primavera del centrosinistra, una stagione in cui non sentiremo il profumo né degli azzurri petali pdiellini né tantomeno l’odore forte dei recisi fiori a 5 Stelle così come non vedremo più spuntare il sole verde delle Alpi. La Lega Nord, ormai data per dispersa, minata da scissioni interne ancor prima delle politiche di quattro mesi fa, ha perso anche l’ultimo “sceriffo”: Giancarlo Gentilini, un ottuagenario sindaco sindaco trevigiano, che si chiude nel suo bunker senza voler parlare con nessuno, come un vecchio leader abbandonato nella battaglia più importante. Il Carroccio e il Pdl sono rei di aver lasciato cadere Treviso nel “fango della sinistra” – stando ai commenti dell’ex primo cittadino -, ma, per essere più precisi anche tanti altri campi di battaglia del nord sono stati conquistati con la forza dai Democratici e dai loro alleati: Brescia, Sondrio, Lodi, Vicenza e tanti altri comuni a ridosso di Milano e della Brianza. Matteo Salvini la chiama “batosta”, un ricambio generazionale che, secondo Zaia, dovrà coincidere con nuovi stimoli e nuovi obiettivi che i “padani” dovranno trovare in un futuro più che incerto. A Treviso, d’altronde, come un ulteriore sberleffo – e alla faccia della xenofobia dell’ex Gentilini -, Said Chabi, 22 anni, figlio di migranti, dalle fila di Sel è riuscito a conquistare un posto come consigliere e siederà nella stessa sala in cui 20 anni fa, lo “sceriffo leghista” disse che avrebbe voluto “travestire gli immigrati da leprotti per poi lasciarli in pasto ai cacciatori. Pum pum pum!”. La legge del contrappasso in Veneto ormai è conosciuta.

A sorprendere più di tutti è però la totale disfatta del MoVimento 5 Stelle, che rimane asserragliato in due soli comuni italiani: uno in Sardegna (Assemìni) e uno nel Lazio (Pomezia), dove tra l’altro la settimana scorsa, mentre tirava la volata al sindaco eletto Fabio Fucci, il presidente del partito, Beppe Grillo ha subìto pesanti contestazioni.

In Sicilia, con le operazioni di scrutinio a rilento, si è consumata la sconfitta più evidente per i grillini (che andranno al ballottaggio a Ragusa per poco di più di 200 voti), mentre la grande coalizione tra il Megafono di Crocetta, Pd, Udc è risultata vincente. Il presidente della regione Sicilia ha commentato la debacle pentastellata come un chiaro segnale di delusione da parte dell’elettorato, rifugiatosi più nell’astensionismo che nel voto di protesta, come se la traversata a nuoto dello stretto di Messina fosse ormai un’immagine sbiadita da dimenticare in un cassetto impolverato.

A gioire nella tornata elettorale di fine primavera è stato il Pd, in ogni regione, in tanti piccoli centri da cui sembra essere ripartita, spesso con facce nuove, la macchina Democratica. Di certo il voto più importante, quello della capitale, è stato accolto subito come un forte segnale anche a livello politico, dove il governo di coalizione – che prima pendeva dalle parole di un ritrovato Silvio Berlusconi – adesso rischia di compattarsi sempre più sotto l’egida di Enrico Letta, sostenuto da Matteo Renzi, sempre più presente e sempre più influente, e dal traghettatore Epifani. La crepa nata a Roma con la vittoria di Ignazio Marino, dopo i 5 anni “neri” di Alemanno si è propagata, insomma, in tutta Italia con le basi locali del centro destra spaccate come se, per ipotesi, l’elettorato che più mal sopportasse il governo di larghe intese fosse, alla fine, quello dell’esercito e delle amazzoni del Cavaliere piuttosto che quello dei già frammentati Democratici; tanto che persino a Siena, dopo lo scandalo Mps, il Pd è riuscito incredibilmente a vincere.

Nel parmense, mentre Federico Pizzarotti mandava i suoi saluti ai nuovi sindaci di Pomezia e Assemini, unici fortini del grillismo targato 2013, Filippo Fritelli diventava nuovo primo cittadino di Salsomaggiore Terme, dove centro destra, Lega, e MoVimento 5 Stelle non sono riusciti nemmeno ad arrivare al ballottaggio. Dal canto suo, Grillo ha continuato, come una litania, a ripetere che il suo movimento sta per inflitrarsi “lentamente” nelle istituzioni e diventerà  “inesorabile”.

Sulla lentezza i dati sono dalla sua parte, sull’inesorabilità si potrebbe discutere ampiamente, anche perché, per ora, l’unico grande baluardo grillino rimane proprio Parma: una città conquistata forse troppo in fretta che invece di Stalingrado, sembra essere diventata un lumicino lontano, nell’isola di Utopia.

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