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Le sofferenze delle banche italiane, così come confermato dall’Abi, non sono mai state così ingenti. Ad aprile, secondo l’associazione dei banchieri, le sofferenze lorde hanno raggiunto i 133 miliardi, un dato in crescita di 2,3 rispetto a marzo. Mentre i prestiti continuano a calare senza sosta e nonostante la pericolosità di numerose operazioni, le banche finanziano incredibilmente i produttori di debiti, chi non ha saputo fare altro che accumulare debiti senza mai rimetterci mai nulla di tasca propria. Perché questo comportamento? Semplice: i principali istituti di credito italiani prestano soltanto alle società di cui sono azioniste. Esempi? Banca Intesa e Unicredit che offrono senza nessuna esitazione il loro sostegno a Marco Tronchetti Provera nella sua contesa per mantenere il controllo di Pirelli, nonostante in questi anni non abbia certamente brillato per le sue competenze manageriali creando debiti su debiti. Tuttavia, Tronchetti Provera è uno dei manager più pagati d’Italia grazie ai 61mila euro guadagnati al giorno: ma questa è un’altra storia.

Un’altra operazione davvero emblematica è quella tramite la quale le banche creditrici, Intesa, Unicredit, Ubi, Bpm e Mediobanca, hanno sostenuto l’aumento di capitale di Rcs MediaGroup, gruppo editoriale che ha totalizzato un miliardo di debiti negli ultimi 10 anni. Di esempi ce ne sarebbero molti altri, ma il dato di fatto è che mentre le banche chiudono i rubinetti, vengono mantenuti in vita chi è in grado soltanto di moltiplicare i propri debiti senza pagare dazio.

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