Published On: Ven, Giu 21st, 2013

La nazione che vorrei

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di MARCELLO VALENTINO – Mi piacerebbe vivere in una bella nazione dove la politica fosse l’etica personificata e i politici persone per bene che fanno tutto nell’interesse dei cittadini. Mi piacerebbe vivere in una città in cui tutto funziona a meraviglia dove la giustizia fosse un fiore all’occhiello, i giudici dei veri galantuomini che l’amministrassero con una bilancia precisissima: non un grammo di qua o di là. E invece vivere in Italia dove il 99,99% dei politici sono soggetti ad indagine e nessuno, dico nessuno, può dire di avere la coscienza pulita, perché la candeggina che hanno in uso o è scaduta o non riesco più a sbiancarli tanto sono sudici. Non c’è giorno che tv, radio, giornali ecc… non danno notizie di arresti, sequestri, avvisi di garanzia e chi più ne ha più ne metta. Sono stufo anch’io di ripeterlo e invece vivo a Parma, tra sindaci arrestati, politici indagati, appalti truccati, procuratori abusivi e giudici collusi e filobancari non si riesce più a dare connotazione a uno Stato assente, connivente e latitante. Ma se questo è il quadro che si prospetta ai cittadini onesti, cosa si può attendere nel futuro per i propri figli? A voi il quadro sembrerà devastante ma i fatti sono mille volte peggio. Come può un comune cittadino sperare che le cose migliorino se quando deve avere a che fare con le istituzioni deve ben tener presente che queste sono tutt’altro che l’immagine della trasparenza, equità e giustizia? A chi ci si può rivolgere se ha bisogno di uno di queste tre cose? Che fiducia può riporre negli organi competenti se questi sono collusi, venduti, ambigui e tutt’altro fanno fuorché applicare la legge? La legge di chi? A Parma in tribunale la giustizia viene amministrata da chi la fa a sua immagine e somiglianza e cioè alla mercè dei padroni che decidono quello che i giudici devono decidere. C’è a Parma qualche giudice che non è filobancario? Se ne conoscete qualcuno, indicatemelo. Sapete di qualcuno che non ha rapporti privilegiati con le banche, qualche affitto di comodo con le stesse o qualche mutuo a tasso agevolato, o qualche altro privilegio sui propri conti correnti? Vorrei conoscere un giudice felice di non essere al soldo di qualcuno e che a lavoro finito, il suo lavoro, possa dire di andare a letto con la coscienza pulita, l’animo sereno di chi ha fatto il suo dovere e ha amministrato la giustizia, nel senso più alto della parola, con dignità e onore. L’onore di essere un uomo prima che un giudice. L’onore di non aver leso lo stesso ad un altro uomo che ha affidato alle sue mani il proprio. Chi può dire io oggi l’ho fatto e dando la buonanotte al proprio figlio possa dirgli “buonanotte figlio mio: oggi sono stato giusto e degno di te che ancora non sai cosa vuol dire essere giusto. Ma è questo quello che ti vorrò insegnare, essere giusto come me e come tuo figlio dovrà essere perché la giustizia si perpetua prima negli uomini e poi nei giudici”. Ma per ottenere questo un cittadino deve stare lontano dai tribunali e ancor più dalle procure. Ditemi che cambiate, che non sarete più quelli che siete stati, che d’ora in avanti tutti, dico tutti, possono sperare che a Parma la giustizia avrà l’onore di chiamarsi così. Qualche anno fa, dopo un’orrenda strage, una moglie, mamma, donna urlò e disse: “Voi dovete cambiare, ma loro non cambiano. Anche se qualcuno si suicida, il resto non cambiano”. Procuratori, dimettetevi, giudici fate un atto di umiltà in nome della giustizia che tutti i giorni ingiustamente ingiuriate. Non avete timore di Dio? Io ne ho. E’ l’unica giustizia che temo, ma mi sento sereno, appagato del mio lavoro, sicuro di aver svolto il mio dovere fino in fondo e nulla ho da temere dal buio del mondo che verrà perché vedo la luce della verità che mi accompagna, mi regge e mi dà la forza di dire che ho fatto l’impossibile per onorare mio padre, che a sua volta ha onorato il suo per avermi insegnato ad essere non un giudice ma un uomo giusto e onesto. E se qualche volta, senza rendermene conto, per caso ho sbagliato, me ne pento e chiedo perdono a colui ho reso torto. Ma voi, giudici che avete scelto di amministrare la giustizia, a chi mai potete chiedere perdono e chi mai vi potrà perdonare? Come potete giudicare altri se non siete in grado di giudicare voi stessi? E infine vorrei condannare alle stesse attese e pene tutti quei giudici che hanno fatto attendere e condannato ingiustamente tutti quelli che si sono rivolti a loro e applicare loro la stessa legge di occhio per occhio e dente per dente. E giustizia sia. P.S.: Io un’idea ce l’avrei per far sì che la giustizia venga applicata come vera giustizia: ad ogni giudice applicherei sotto pelle un chip intelligente e giustiziere che ogni volta che il giudice applica in modo errato la giustizia gli invia una scossa elettrica continua in base alla gravità dell’ingiustizia stessa, che duri fino a quando lo stesso non applica la giusta giustizia. Avoglia nei tribunali quanti giudici traballanti si vedrebbero! In Italia invece la giustizia si continua a farla applicare ai giudici come nel calcio agli arbitri con tutta l’elettronica che abbiamo. Lo scopo? Solo uno: imbrogliare.

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