Published On: Ven, Giu 14th, 2013

L’astensionista e il buon cittadino

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di MASSIMILIANO PARENTI – Forse Grillo aveva ragione a sostenere che di Italia ce ne fossero due, ma i sottogruppi di cui parlerò non sono quelli che l’hanno votato oppure no: a ben vedere, se dovessi tracciare due insiemi invisibili in grado di racchiudere tutti i cittadini muniti (forse da qualche parte in cantina) di scheda elettorale, non farei un torto a nessuno sostenendo che sono divisi tra i “bravi cittadini” che vanno a votare e gli astensionisti, con leggera prevalenza di questi ultimi. Nel bene o nel male, facciamo tutti parte di una di queste categorie sociali: il loro tratto distintivo è, naturalmente, il modo che il rappresentante medio ha di ragionare quando è costretto a segnare una x vicino a un nome. Lo si prenda come un gioco.

L’astensionista è quel tipo di persona che non parla quasi mai di politica: se ne esce con frasi come “Ma sì, tanto sono tutti uguali..”, oppure “Non cambieranno nulla né questi né quegli altri, quindi chi va a votare è un illuso!”, è ancora triste perché alle ultime elezioni avrebbe voluto votare Renzi ma non gliel’hanno permesso, ha una vaga simpatia per il Movimento Cinque Stelle, anche se sostiene nei luoghi pubblici che Grillo è demagogo o populista: sono parole che lo rendono dotto agli occhi dell’altro. Parlano con amarezza di Berlusconi: nel ’94 – ahimé – molti di loro cascarono nella fede di massa verso la rivoluzione liberale dell’imprenditore e lo votarono. Sono amareggiati perché la cotta – anche se gli è difficile ammetterlo – non gli è ancora del tutto passata. Raramente sono estremisti: odiano i black block, gli anarchici, i comunisti e i fascisti. Il quieto vivere è per loro un’ancora di salvataggio, Don Abbondio uno status symbol. Non c’è da meravigliarsi se Dante li avesse messi nel girone degli ignavi.

Il “buon cittadino” è quello che va a votare sempre. Primo, secondo e se ci fosse anche terzo turno. Comunali, nazionali, amministrative, al seggio lo si trova al mattino presto del primo giorno.

È dichiaratamente di destra o di sinistra, è quel tipo di persona che al bar tenta inutilmente di convincere gli altri ad andare a votare, con frasi come “la scelta c’è sempre!” oppure “meglio comunque il male minore!”. Tenta di difendere la propria fazione facendo ricorso ad ogni strategia argomentativa, talvolta occulta, o inventa dati di fantapolitica sul suo partito. Se messo alle strette usa la tattica del “mal comune mezzo gaudio”, il suo partito è eternamente innocente. Nel profondo si sente un vero patriota: al momento di porre una x sul candidato sa di aver contribuito a un mondo migliore. Quasi sempre rimane deluso, il suo politico di riferimento non vince o se lo fa ne esce con un margine piuttosto basso sull’altro. La colpa in ogni caso è della prima categoria sociale. Sono loro i perdenti, i malvagi: se fossero andati alle urne – su questo non c’è dubbio – avrebbero votato il suo partito. Bastardi.

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