Published On: Mer, Giu 26th, 2013

L’aumento dell’Iva colpirà maggiormente i ceti più deboli

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Se ne discute ormai da mesi, praticamente già dal primo giorno di insediamento del nuovo esecutivo. L’Iva è di certo uno dei temi più caldi presente nell’agenda politica italiana, un ostacolo contro il quale rischia di schiantarsi il governo Letta a causa della mancanza di risorse disponibili e delle spaccature interne alla maggioranza che lo sostiene. L’eventuale aumento dell’Iva, oltre ad essere una pessima notizia per ogni italiano, potrebbe avere le ripercussioni peggiori sulle famiglie già in difficoltà. Se infatti l’esecutivo non riuscirà ad annullare il rialzo già programmato dell’aliquota dal 21 al 22% – sarebbe il nono in 40 anni di storia di questa imposta sui consumi – a pagarne le conseguenze saranno soprattutto i soggetti che si trovano già ad un passo dal baratro. Secondo alcuni calcoli, chi ha un reddito di poco superiore ai 7mila euro perderebbe 170 euro all’anno. A detta del Centro Europa Ricerche, inoltre, l’ipotesi di scongiurare il rincaro dell’Iva accrescendo l’Irpef sarebbe inattuabile e avrebbe, paradossalmente, un effetto controproducente: la perdita netta di una somma tra i 50 e i 200 euro all’anno per chi ha un reddito disponibile fino a 20 mila euro. Ma non solo: un’ipotetica scelta di questo genere farebbe sì che il 10% degli italini, il ceto dei più ricchi, si ritrovi in tasca 190 euro in più. L’Iva, pertanto, è da ritenersi un’imposta che si accansice maggiormente quando diminuisce la capacità di liquidità delle famiglie: non soltanto quelle più bisognose ma anche gran parte del ceto medio in costante erosione. L’aumento dell’imposta, investendo tutti indipendentemente dal reddito, grava in maniera più consistente su chi ha di meno. Non bisogna dimenticare, infine, che tra i beni interessati dall’aggravio rientrano vino, abbigliamento, benzina, giocattoli e cellulari e non soltanto gioielli ed auto.

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