Published On: Mer, Giu 19th, 2013

L’eutanasia a cinque stelle

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di MASSIMILIANO PARENTI – I paragrafi che un giorno i libri di storia dedicheranno al Movimento Cinque Stelle potrebbero essere tra i più stravaganti. Un partito – che piaccia o meno chiamarlo così – nato come espressione di sdegno repulsivo dei troppo abituati alla “politica all’italiana”, diventato in breve il baluardo dell’anti-tutto e che, almeno momentaneamente, si sta scavando la fossa. Dalle cinque stelle alle cinque stalle nel più breve periodo che una forza politica abbia mai conosciuto in un momento storico. Ma cos’è successo? Vedrò di ripercorrere la tappe fondamentali del suo contraddittorio cammino.

Nel 2005 l’attivista Beppe Grillo, già noto al pubblico italiano per le sue denunce a livello politico ed economico (si pensi a Craxi e a Tanzi) e per i suoi spettacoli imprevedibili dentro e fuori dalla televisione, fonda attraverso Meetup “Amici di Beppe Grillo”, i cui membri si ritengono impegnati in cause civili e nella discussione di progetti per il futuro. Con il V-Day, due anni dopo, il suo movimento ottiene più luce e si fa conoscere a livello mediatico. A Dicembre 2008, con le neonate Liste Civiche a 5 Stelle, il comico si presenta per la prima volta alle amministrative. Ottiene una bassa percentuale, ma le sue idee cominciano a circolare. Il blog che porta il suo nome e Internet diventano la piazza dove si può “dire la (sua) verità”, e il comico genovese cavalca l’onda fintanto che è alta.  Nel frattempo è scoppiata la crisi, l’Italia è ancora nelle grinfie di Berlusconi, c’è voglia di cambiamento ma all’orizzonte non c’è nessuno. Decide dunque di farsi avanti: si sente e si proclama convertitore delle masse, denuncia tutto e tutti a muso duro, molto spesso i fatti gli danno ragione. Nel frattempo il presidente del Consiglio e metà del suo Partito finiscono sotto inchiesta per ogni sorta di nefandezza concepibile da un uomo di potere: si parla costantemente di prostitute, feste a luci rosse, fondi neri: alle amministrative del 2010 e del 2011 riesce a raggiungere il 10% in alcune città,  e l’onda si alza ancora: nel 2012 conquista Parma e altre città nelle comunali. In televisione si parla del Boom di Grillo snobbato da molti, ma ormai in tutta Italia il verbo grillino è un’epidemia: il suo modo sfacciato di fare politica entra nelle case, nelle conversazioni dei bar, i delusi della vecchia politica decidono di fidarsi. Ecco dunque la sorpresa di Febbraio 2013, quando alle nazionali il partito di Grillo è inaspettatamente primo. L’onda è ora “uno tsunami”. Ma il comico genovese non ha fatto i conti col fatto che “parlare” di politica è ben diverso dal “fare” politica, in cui in un modo o nell’altro ci si deve sporcare le mani. L’inettitudine degli eletti, unita alla loro visione di paternità assoluta verso di lui li rende agli occhi degli elettori dei bambini neofascisti che, pochi mesi dopo, li puniscono alle comunali come mai avevano fatto con qualcuno: il M5S passa dal 24 al 3% in alcune città. Mentre sono occupati a giocare a guardia e ladri verso i dissidenti del gruppo, Grillo comincia ad apparire agli occhi di molti come un despota incapace di una vera democrazia all’interno del partito. A questo punto al gruppo dei “grillini” non resta che un’unica strada: o smarcarsi da Crono o staccare la spina e scegliere l’eutanasia.

 

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